Jhingru è morto l’anno scorso, una mattina come tante altre. Smagrito, emaciato e ingrigito, sembrava più vecchio dei suoi 42 anni. I familiari dicono che non mangiava da dieci giorni. In casa non aveva cibo né denaro. Niente. Appena si è sparsa la voce è arrivata la polizia, con un codazzo di fotografi. Poi il suo cadavere è stato portato via per l’autopsia. Gli agenti volevano sapere se Jhingru era davvero morto di fame o se la famiglia voleva solo elemosinare sussidi. Ironia della sorte, quello era un giorno di lutto per il paese: la missione lunare indiana da 140 milioni di dollari aveva fallito.
Il destino non era mai stato amico di Jhingru. Viveva alla periferia di un villaggio del Jharkhand che non compare nemmeno su Google maps. Abitava, come milioni di indiani, in una casa di fango. Era uno dei 190 milioni di indiani malnutriti, un terzo del totale mondiale. Per Jhingru la vita, la morte e tutto ciò che sta in mezzo erano avvolti dai crampi allo stomaco. Come per i 2,5 milioni di indiani che ogni anno muoiono per cause legate alla malnutrizione. Molte storie restano avvolte nel silenzio, o al massimo diventano una virgola nel ciclo frenetico delle notizie. Ma a volte quella virgola diventa una scintilla in grado di produrre una rivoluzione gentile, capace di cambiare il mondo senza scalpore. Chi fa scoccare le scintille è un agente del cambiamento: sono persone capaci di intuire tendenze, collegare punti, trovare soluzioni.
È stata una serata di eccessi di tre anni fa a trasformare Chandra Shekhar Kundu, di Asansol, nel Bengala occidentale, in un agente del cambiamento. Al compleanno del figlio c’era talmente tanto da mangiare che una grande quantità è finita nella pattumiera. Qualche ora dopo Kundu ha incontrato due bambini che rovistavano in un cassonetto dell’immondizia. Dentro di lui qualcosa è scattato. Kundu ha deciso di dedicare la vita a combattere lo spreco alimentare e a nutrire i bambini poveri, tutti quelli che poteva. Oggi Kundu gestisce Feed, un’organizzazione che ogni giorno raccoglie il cibo avanzato dalle mense universitarie e dagli uffici per distribuirlo a quasi duecento bambini di Calcutta, Asansol e New Delhi.
Kundu non è solo. Shashanka Ala, vicecommissaria municipale di Lawngtlai, nello stato del Mizoram, ha avuto l’idea di creare orti nelle scuole quando ha iscritto il figlio di un anno e ha notato che nella razione fornita dal governo come supplemento contro la denutrizione mancavano pasti caldi e cucinati, frutta fresca e verdure. Il programma Kan sikul, kan huan (La mia scuola, il mio orto) è diventato un modello per tutte le scuole dello stato. Allo stesso modo, una visita all’ospedale Tata di Mumbai ha permesso a Purnota Dutta Bahl di scoprire che in India i bambini malati di cancro muoiono non per la malattia, ma per la malnutrizione. Bahl ha lasciato il lavoro per creare la Cuddles foundation, che fornisce un’alimentazione completa ai bambini poveri malati di cancro.
◆ Il 1 febbraio 2020 la ministra indiana dell’economia Nirmala Sitharaman ha annunciato lo stanziamento di 356 miliardi di rupie (4,5 miliardi di euro) per la lotta contro la malnutrizione nei prossimi due anni. È il 22 per cento in più rispetto alla finanziaria precedente. Secondo il Global nutrition report del 2015, 46,6 milioni di bambini rachitici (un terzo del totale mondiale) vivono in India. Stando all’ultimo rapporto dell’Unicef, dell’ottobre 2019, il 69 per cento delle morti di bambini sotto i cinque anni è dovuto alla malnutrizione. Economic Times
A Jagdalpur, nello stato del Chhattisgarh, un giovane microbiologo insieme a dieci donne dei gruppi tribali locali, sta prolungando il periodo di conservazione dei mahua laddoos, un frutto ricco di sostanze nutritive. A Tiloniya, un villaggio del Rajasthan, una biotecnica e la sua squadra stanno reinventando le tradizionali ricette tribali contro l’anemia. Un donna nel Madhya Pradesh sta lottando contro il daagna, una pratica tradizionale che consiste nel marchiare i bambini con il ferro per “curare” malattie legate alla malnutrizione. Gli indiani si stanno facendo avanti con moltissime idee. Sono al lavoro per rimediare a modo loro alle disuguaglianze e ai problemi del sistema alimentare e sanitario. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati