Kumrovec, piccolo villaggio della regione dello Zagorje, non lontano dalla frontiera tra Croazia e Slovenia, si risveglia lentamente. Nella taverna Kod Starog (Dal vecchio), di fronte alla casa natale di Tito, si parla ancora della recente visita di una delegazione cinese guidata da Yu Jiang, direttrice dell’azienda Z-Run WellTon Industry. Yu ha visitato la vecchia scuola di scienze politiche Josip Broz Tito, un grande edificio in stile modernista abbandonato da anni.
I dipendenti dell’impresa di pulizie locale Zelenjak hanno passato settimane a rimettere in ordine i locali per fare una buona impressione alla signora Yu, il cui cognome, ironia della sorte, è uguale alla sigla internazionale dell’ex Jugoslavia. Yu sta pensando di comprare l’edificio, che il ministero dei beni pubblici della Croazia ha messo in vendita per 1,6 milioni di euro. Per il momento è l’unico investitore interessato all’acquisto non solo della scuola, ma anche del vecchio Memoriale dei combattenti della guerra di liberazione e della gioventù della Jugoslavia, dello stadio, delle fonti termali di Kumrovec e dell’ex residenza di Tito.
La storia delle fonti è particolarmente interessante: la signora Yu prevede di fare un investimento nelle terme di Krapina, e Kumrovec si trova esattamente a metà strada tra le terme di Tuhelj e quelle di Olimia, a Podčetrtek, di proprietà delle ferrovie slovene. Alla fine degli anni ottanta si è scoperto che Kumrovec possiede acque termali con una temperatura di 28 gradi, ma le fonti si trovano a grande profondità. I cinesi si sono detti interessati a investire e la notizia è stata accolta con favore dall’opinione pubblica croata.
“Tutte le delegazioni cinesi che arrivano in Croazia visitano Kumrovec e la casa natale di Tito. Per loro Tito è stato un combattente per la libertà, un patriota e un alleato. La signora Yu è già venuta qui due volte, e alcuni di noi sono andati in Cina su suo invito”, raccontano alcuni clienti della taverna Kod Starog. Tra questi c’è il sindaco Robert Šplajt, che nel 2018 ha firmato un protocollo d’intesa presso la sede pechinese della Z-Run. “Ci sono molte offerte, si sono presentati anche investitori austriaci e tedeschi, ma la signora Yu è di gran lunga la più seria”, spiega Šplajt. “La scuola di scienze politiche diventerà un centro congressi, mentre il memoriale sarà trasformato in un hotel di lusso con le sue terme, e saranno sviluppati altri progetti per invogliare i visitatori a passare più giorni a Kumrovec”. Yu è un personaggio misterioso: tutto quello che siamo riusciti a sapere di lei è che dirige un’azienda con più di un milione di dipendenti e almeno ventimila filiali.
In questo piccolo villaggio che si sta svuotando dei suoi abitanti, lo spirito dell’ex presidente potrebbe essere un’ancora di salvezza
Niente di politico
L’imponente scuola di scienze politiche fu costruita nel 1981 grazie ai contributi della Lega dei comunisti jugoslavi. Comprende 145 camere, un’infermeria, una palestra, un rifugio antiatomico, dodici locali per uffici e otto stanze per i professori, un anfiteatro all’aperto, una biblioteca e un ristorante. Ma questo edificio abbandonato è anche una testimonianza dello smantellamento di uno stato. La biblioteca è stata saccheggiata fino all’ultimo libro, gli elementi in rame del tetto sono stati rubati e al piano terra crescono le erbacce. Un ladro troppo ambizioso ha addirittura cercato di portarsi via la porta del rifugio antiatomico, che giace abbandonata per terra. In un corridoio ci sono due palme rinsecchite, simboli anacronistici del sole, delle vacanze e della vita spensierata.
La prima scuola di scienze politiche aprì nel 1975 nei locali del memoriale, che all’epoca era la Casa dei combattenti e della gioventù della Jugoslavia, come ricorda Milan Kladnički, direttore dell’ufficio del turismo di Kumrovec. “Ospitava eventi di ogni tipo ed era aperta a tutti i visitatori. Agli studenti di scienze politiche venivano forniti vitto e alloggio e potevano accedere ad attività culturali e sportive. Molte persone del posto lavoravano in queste istituzioni, erano soddisfatte e non avevano alcuna intenzione di andarsene da Kumrovec. In ogni famiglia c’era qualcuno che lavorava in un hotel”, racconta Kladnički.
Gli abitanti del paese in realtà non hanno molta voglia di rispondere alle nostre domande, a parte Ivica Hrastović, dottore in storia e filosofia e colonnello in pensione. “Lo stato non ha mai mostrato il minimo interesse per questi edifici”, ci dice. “Sette anni fa abbiamo dato vita a una iniziativa per lo sviluppo del comune di Kumrovec. Nel giro di un anno avevamo già messo a punto un piano per la ristrutturazione degli edifici grazie ad alcuni progetti internazionali, un intervento che sarebbe nell’interesse di tutti. Se si può trarre profitto dalla notorietà di Tito, testimoniata dal fatto che 209 delegazioni di 127 paesi parteciparono al suo funerale, tanto meglio per noi”.
Senza addentrarci nella questione complessa delle relazioni tra Cina ed Europa, è interessante osservare come nel microcosmo di Kumrovec – “il villaggio più famoso del mondo”, come amano definirlo i suoi abitanti – s’intreccino gli interessi geostrategici, le politiche locali e nazionali e la storia. Sembra proprio che il destino di Tito in Croazia sia quello di sopravvivere nell’etichetta di una bottiglia di vino o nel nome di una porzione di štrukli (pasta sfoglia ripiena di formaggio). Oggi, perfino a Kumrovec, nessuno vuole più parlare di politica e ancor meno di comunismo.
◆ Arrivare e muoversi Zagabria può essere raggiunta in autobus da Trieste attraverso la Slovenia in circa quattro ore (Flixbus, a partire da 10 euro). Da lì si può arrivare a Kumrovec cambiando autobus a Zaprešić.
◆ Dormire L’Hostel Kumrovec offre camere doppie a partire da 32 euro.
◆ Cosa vedere e fare Nella casa natale di Tito a Kumrovec è possibile visitare il museo dedicato all’ex presidente della Federazione jugoslava (kumrovec.hr). Dall’altro lato del confine sloveno si trova il parco naturale Kozjanski (kozjanski-park.si).
◆ Leggere Jože Pirjevec, Tito e i suoi compagni, Einaudi 2015.
◆ La prossima settimana In vacanza con i figli. Avete suggerimenti su posti, tariffe, libri? Scrivete a viaggi@internazionale.it.
“Non c’è niente di politico, è un investimento puramente turistico”, spiega Šplajt. “Non sarà una Disneyland per glorificare Tito. Alcuni pensano che siamo dei comunisti, ma non è così. Vogliamo solo lo sviluppo. Siamo prima di tutto croati, ma non ci vergogniamo del nostro Josip Broz. È un marchio conosciuto in tutto il mondo. Solo qui in Croazia sembra creare problemi”.
La gente della regione del Zagorje non rinnega Tito, ma pensa che i tempi siano cambiati. “Personalmente sono affezionato a quell’epoca”, dice Branko Pratengrazer, insegnante in pensione, “Ma trovo stupido che il 25 maggio, per il giorno della gioventù, si canti ancora ‘Compagno Tito, ti giuriamo che non devieremo mai dal tuo cammino’. Kumrovec non ha più niente di comunista. Su internet leggo commenti secondo cui qui si sarebbe dovuto radere tutto al suolo. Non chiediamo a nessuno di adorare Tito, ma questi monumenti non devono essere distrutti. Se i giovani non vogliono vivere qui è perché non c’è lavoro”.
È proprio questo il nocciolo del problema. In questo piccolo villaggio che si sta svuotando dei suoi abitanti, lo spirito di Tito potrebbe essere un’ancora di salvezza. All’epoca della Jugoslavia, Kumrovec era collegata a Zagabria da un autobus diretto ogni due ore. Oggi ce n’è solo uno per Zaprešić, una volta al giorno. Nel 1990 la scuola aveva 356 allievi, mentre ora ne ha solo 130.
Dopo l’indipendenza è andato distrutto tutto quello che era stato costruito sotto il socialismo e ora assistiamo a una deindustrializzazione generalizzata, alla svendita di tutti i beni pubblici. Era logico che finissero in vendita anche i simboli del passato: il volto di Tito sull’etichetta di un vino o su un ritratto nella hall di un hotel diventa un’esca per i potenziali investitori. Solo un Tito trasformato in un marchio è accettabile per la Croazia di oggi e in questa forma, chissà, forse sarebbe benvenuto perfino nell’ufficio della presidente della repubblica. ◆ af
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Questo articolo è uscito sul numero 1316 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati