Questo è il secondo articolo della serie “The slow lane” del Guardian. Il primo è “Come rivoluzionare i trasporti”.
All’indomani della pandemia di covid, Miriam Stoate, un’agricoltrice rigenerativa della contea del Leicestershire, nel centro dell’Inghilterra, ha notato che troppi abitanti della sua cittadina avevano difficoltà legate agli spostamenti.
A Tilton c’erano sempre parecchie auto parcheggiate, ma molti abitanti non ne avevano una a disposizione quando ne avevano bisogno. “Che fosse per motivi di salute, perché non erano più in grado di guidare, o perché a volte servirebbe più di un’auto a famiglia, era chiaro che c’era un problema”, spiega Stoate.
Con il contributo della Green fox, un’organizzazione non profit comunitaria che si occupa di energia, Stoate e altri volontari hanno deciso di provare a cambiare le cose. Grazie ai finanziamenti ricevuti dal progetto Motability e dal consiglio distrettuale di Harborough, nel 2023 hanno lanciato a Tilton un “club delle auto elettriche”. Pagando un abbonamento mensile gli abitanti si garantiscono l’accesso a due auto elettriche da noleggiare a ora o a giornata. Sono anche previsti autisti volontari per permettere agli abitanti che non sono in grado di guidare di usufruire del servizio.
“È andata benissimo”, afferma Stoate. “Il progetto ha fatto davvero la differenza per la comunità, dando alle persone un maggiore accesso a trasporti adeguati e aiutandole a conoscersi meglio. Persone che in passato si sarebbero ignorate sono diventate amiche”.
L’iniziativa di Tilton rappresenta un piccolo successo in una battaglia molto più grande. Il Regno Unito è infatti alle prese con la sfida di creare un sistema dei trasporti sostenibile ed economico degno del ventunesimo secolo.
Anche se i servizi di trasporto pubblico in alcune aree del Regno Unito sono significativamente migliori rispetto ad altri paesi, e in particolare agli Stati Uniti, le emissioni di gas serra rimangono molto alte. Il settore dei trasporti è la principale fonte di emissioni di carbonio del Regno Unito, e il trasporto di superficie è responsabile di circa il 25 per cento del totale annuo. I tentativi di ridurre le emissioni legate ai trasporti sono stati meno efficaci rispetto ad altri settori. Se il paese vuole raggiungere i suoi obiettivi climatici, servono progressi più rapidi.
Gli esperti affermano che alcuni elementi della transizione verso un settore dei trasporti più sostenibile stanno andando nella giusta direzione. La crisi in Medio Oriente ha contribuito ad accelerare il ricorso alle auto elettriche, che ad aprile hanno registrato un aumento nelle vendite del 59 per cento e oggi rappresentano circa un quarto del totale delle auto vendute. Ma, avvertono gli esperti, bisogna fare molto di più.
Secondo Anna Krajinska, direttrice della sezione britannica dell’ong Transport and environment, anche se le vendite di auto elettriche stanno accelerando, le lobby industriali stanno mettendo in atto un tentativo concertato di depotenziare lo Zev mandate (zero emission vehicle), cioè l’insieme di norme che regola la transizione verso la mobilità elettrica e che impone alle case automobilistiche di vendere una percentuale crescente di veicoli a zero emissioni.
“Lo Zev mandate è già stato indebolito, con i costruttori che sono stati autorizzati a vendere più auto ibride plug-in, che producono cinque volte più emissioni di quelle elettriche”, sottolinea.
Krajinska considera fondamentale che non ci siano ulteriori deroghe allo Zev mandate, in base al quale a partire dal 2035 tutte le auto nuove in vendita dovranno essere elettriche, e che il piano di decarbonizzazione sia esteso ai camion.
“Se non rispettiamo la normativa, la disponibilità di auto elettriche a prezzi accessibili si ridurrà e le persone saranno costrette a tenere i vecchi veicoli con motori termici, subendo ancora per anni la volatilità dei mercati da cui dipendono”.
Il governo britannico si è concentrato soprattutto sulla transizione dai veicoli ad alta intensità di carbonio a quelli elettrici, sul rafforzamento del trasporto pubblico e sull’incentivare gli spostamenti a piedi o in bici.
Ma Chris Hayes, capo economista del centro studi Common Wealth, sottolinea che i servizi ferroviari e degli autobus nel Regno Unito risentono di decenni di investimenti insufficienti, con la rete dei trasporti che è stata progressivamente smantellata mentre il denaro finiva nelle tasche degli azionisti, provocando un peggioramento del servizio e un aumento delle tariffe.
“I passeggeri delle ferrovie britanniche spendono quasi il triplo per chilometro di quelli di altri paesi, mentre la metà delle entrate del settore deriva da sovvenzioni pubbliche dirette e indirette”, aggiunge.
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Hayes riconosce che il governo ha fatto dei passi avanti riportando alcuni elementi del sistema ferroviario sotto controllo pubblico, ma sottolinea che bisogna fare molto di più. “Serve un servizio integrato di autobus e treni che sia economico e funzionale per le persone e le comunità, non un sistema come quello attuale in cui il pubblico si sobbarca i rischi mentre gli azionisti incassano i profitti”, commenta.
Doug Parr, direttore delle politiche di Greenpeace Uk, dice che “la strada da fare è ancora lunga” per arrivare a un trasporto pubblico efficiente e accessibile nel Regno Unito.
“Limitare gli spostamenti in auto a favore di autobus e treni, oltre a ridurre traffico, inquinamento ed emissioni che alterano il clima, ci permetterà di abbattere la domanda di petrolio, un vantaggio non da poco considerando la crisi dei prezzi e dell’offerta legata alla guerra in Iran”, afferma.
Parr spiega che servono “investimenti pubblici significativi, una ristrutturazione del sistema tariffario delle ferrovie e una riduzione del limite massimo giornaliero dei prezzi dei biglietti degli autobus”.
“A questo dovrebbero essere affiancate altre misure per promuovere la mobilità attiva e scoraggiare i mezzi di trasporto inquinanti, introducendo per esempio tasse più alte per i suv, nuove ciclabili e zone con limiti di velocità a trenta miglia all’ora”, aggiunge.
Tuttavia, alcuni esperti ritengono che anche se la transizione verso le auto elettriche, il potenziamento del trasporto pubblico e la mobilità attiva sono una base di partenza fondamentale, da soli non basteranno.
Secondo Greg Marsden, docente di politiche dei trasporti presso l’università di Leeds, il Regno Unito, anche rispettando gli obiettivi attuali, sforerebbe del 15 per cento la quota di carbonio prevista per i trasporti.
“Gli ambiziosi obiettivi iniziali si stanno volatilizzando anno dopo anno”, spiega. “I piani per ridurre il traffico complessivo sono scomparsi e il governo sta ormai ragionando in base al presupposto che nel 2050 il numero delle auto in circolazione nel Regno Unito raggiungerà i dieci milioni”.
Marsden chiede che sia istituita una nuova task force sui trasporti per ideare modi più innovativi per ridurre la dipendenza dall’auto e le emissioni di carbonio.
“Al momento stiamo andando verso una situazione in cui non solo non rispetteremo i nostri obiettivi di riduzione delle emissioni, ma avremo più traffico e più auto parcheggiate nelle strade. Serve un piano più ambizioso per il futuro delle nostre città nei prossimi venti o trent’anni”, afferma.
Marsden ritiene che la task force dovrebbe prendere in considerazione varie opzioni, tra cui: un maggiore accesso alle auto elettriche condivise nelle aree urbane e rurali; veicoli elettrici condivisi più leggeri ed economici per gli spostamenti inferiori alle trenta miglia; flotte di veicoli elettrici condivisi nelle grandi stazioni per collegare le reti ferroviarie e stradali.
“Spendiamo un sacco di soldi per le auto, ma quei soldi potrebbero essere spesi in modo diverso dandoci comunque accesso a tutta la mobilità di cui abbiamo bisogno”, spiega. “E, allo stesso tempo, potremmo ridurre il traffico e le emissioni, migliorando la qualità della vita delle persone”.
Marsden, che dirige un progetto a Leeds, in collaborazione con il comune e gli abitanti, su come ridurre l’uso dell’auto, sottolinea che è stato fondamentale lavorare con le comunità locali invece d’imporre soluzioni dall’alto. “Le nuove misure funzionano meglio quando si ascoltano le comunità e si collabora con loro per trovare soluzioni praticabili”.
Un portavoce del dipartimento dei trasporti afferma: “I progetti di car sharing aiutano le persone a spostarsi più facilmente e riducono il traffico e le emissioni. Stiamo quindi incentivando i comuni a sostenerli”.
“La nostra strategia per i trasporti va anche oltre, con l’impegno a pubblicare nuove linee guida per aiutare le autorità locali a potenziare questi servizi”.
Tornando alla cittadina di Tilton, Stoate ammette che il progetto di car sharing ha incontrato alcune difficoltà, tra cui quella di trovare assicurazioni a prezzi accessibili e quella di convincere alcuni degli abitanti più anziani che le auto elettriche fossero sicure.
L’agricoltrice afferma che il sostegno dell’organizzazione non profit CoMoUk, che si occupa di trasporti condivisi, è stato molto prezioso, aggiungendo che anche gli abitanti di altre cittadine della zona si sono fatti avanti per creare qualcosa di simile.
“Stiamo imparando gli uni dagli altri. Oggi abbiamo un’opzione di trasporto in più, accessibile a tutti, che ha contribuito a rafforzare la nostra comunità”, conclude.
(Traduzione di Francesco De Lellis)
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