Come interpretare le elezioni slovene del 22 marzo? A conquistare la maggioranza relativa è stato il partito progressista Gibanje Svoboda (Movimento libertà, Gs), che ha ottenuto 29 seggi sui 90 del parlamento di Lubiana. Il suo leader Robert Golob, primo ministro uscente, non ha però i numeri per formare un governo con gli attuali partner di coalizione: la sinistra di Levica (che ha fatto eleggere cinque deputati) e i Socialdemocratici (sei deputati). Per riproporre un’alleanza di centrosinistra mancano sei seggi: esattamente quelli che ha ottenuto Demokrati, la formazione liberale di Anže Logar. Golob non ha molte alternative: può provare un’alleanza con Nova Slovenija (nove seggi, centrodestra), che però potrebbe mettere condizioni ancora più dure di Logar; oppure tentare con i populisti euroscettici di Resni.ca. Ma è impensabile che una forza di centrosinistra si allei con un partito sovranista e filorusso.
La vera sorpresa del voto è stata proprio Resni.ca, che ha conquistato cinque seggi, e ora può essere determinante per gli equilibri di potere. Al suo leader, Zoran Stevanović, va riconosciuto il merito di aver condotto una campagna elettorale molto efficace. Resni.ca potrebbe governare con i nazionalconservatori dell’Sds dell’ex premier Janez Janša (28 seggi). Ma anche quest’alleanza non sarà facile.
Perciò è lecito aspettarsi che nessuno sarà in grado di mettere insieme i 46 seggi necessari per formare un esecutivo. Se poi un governo dovesse vedere la luce, sarebbe comunque debole e instabile.
Nessuna fretta
Il risultato del voto rimane quindi incerto. A prescindere dai pronostici sui possibili scenari che ci aspettano, i cittadini e gli elettori sloveni meritano di conoscere la verità sul presunto coinvolgimento dei servizi d’intelligence israeliani nelle elezioni, di cui si è parlato molto negli ultimi giorni. Le autorità devono spiegare cosa è successo, chi è responsabile delle intercettazioni di diverse figure politiche vicine al governo – di cui è sospettata l’azienda d’intelligence privata Black Cube, legata al Mossad – e chi è il committente dell’operazione. Perché è chiaro che lo scandalo ha avuto conseguenze sul voto. Per la credibilità delle istituzioni è essenziale dare risposte a queste domande. Se fosse dimostrato che gli indizi finora emersi erano corretti e che dietro l’operazione c’è l’ex premier sloveno Janša – il quale subito dopo il voto ha espresso dubbi sul lavoro della commissione elettorale e ha denunciato irregolarità – allora le elezioni anticipate sarebbero inevitabili. L’annullamento del voto comporterebbe però un’ulteriore polarizzazione e nuove tensioni.
Per il paese sarebbe più facile e meno traumatico far passare due o tre mesi nell’illusorio tentativo di formare un governo, per poi indire nuove elezioni, invece di annullare il voto del 22 marzo per lo scandalo delle intercettazioni. Anche perché prima dovranno pronunciarsi i giudici. Se non si riuscirà a identificare il mandante dell’operazione, sarà l’ennesimo fallimento della giustizia slovena.
Una parte dell’opinione pubblica è convinta che Janša abbia cercato di vincere in modo scorretto, cercando di screditare gli avversari e l’intero schieramento di sinistra. Forse è vero, ma in ogni caso vale la presunzione di innocenza, e finché non ci saranno prove sicure, tutto rimane in sospeso. Per la stabilità del paese è necessario chiarire la questione il prima possibile. E poi tornare alle urne. Il voto ha infatti lasciato troppi dubbi e troppe incertezze. Il risultato di sostanziale parità impedisce la nascita di un governo, mentre la collaborazione tra i due blocchi rimane inimmaginabile, almeno finché la figura chiave della destra sarà Janša. E al momento non si può sperare in un suo ritiro dalla scena politica, anche perché l’Sds senza di lui non può esistere. Lo stesso vale per Golob e il Movimento libertà.
Le elezioni sono alle nostre spalle. Considerato che non hanno prodotto un risultato chiaro, possiamo lentamente cominciare a prepararci alle prossime. Tra il 2010 e il 2011 il Belgio, una monarchia parlamentare, rimase senza governo per 541 giorni. Quanto potrà resistere la repubblica slovena? ◆ ab
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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati