C hi entra oggi in un supermercato di Kiev si trova davanti file di scaffali vuoti. Chi guida fino a una stazione di servizio a Charkiv rischia di essere preceduto da un drone russo. In tutta l’Ucraina i pacchi rischiano di diventare cumuli di cenere, dato che i missili russi prendono di mira gli uffici postali. I porti sono deserti, perché le navi si tengono alla larga dal paese. Se l’Ucraina è al centro dell’attenzione con gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe o ai giganti del commercio online come Wildberries e Ozon, Mosca ha scatenato una campagna senza precedenti contro le infrastrutture economiche del paese. Negli ultimi mesi i bombardamenti russi hanno distrutto uffici postali, supermercati, fabbriche, magazzini, stazioni di benzina, porti, imbarcazioni e ferrovie. Le navi non attraccano più nei porti sul mar Nero, con effetti nefasti sulle esportazioni ucraine; i commercianti licenziano i dipendenti, le compagnie minerarie hanno bloccato le attività estrattive e sempre più spesso c’è carenza di carburante nel sud est del paese.
Le conseguenze sembrano pesanti: la banca nazionale ucraina stima che quest’anno gli attacchi potrebbero costare al paese lo 0,9 per cento del pil. “Sempre più spesso la Russia usa droni e missili per colpire l’economia ucraina, renderla più debole e spingere psicologicamente la popolazione verso i colloqui di pace”, spiega Oleksandra Betliy, ricercatrice dell’Institute for economic research and policy consulting. E al momento Mosca dispone di più droni e missili che negli anni precedenti, il che fa pensare che gli attacchi proseguiranno. “Stanno usando tutto quello che hanno, a parte le testate nucleari”, dice Bohdan Kostetskyj, della società di consulenza Barva Invest. “È una battaglia senza regole. Sfortunatamente, questa è la nuova normalità”.
L’Ucraina sta disperatamente cercando dei modi per tenere a galla la sua economia. Se gli attacchi di Kiev allarmano il Cremlino e indeboliscono la sua macchina da guerra, è improbabile che l’economia russa collassi presto, osserva Konstantin Sonin, un economista russo in esilio che insegna negli Stati Uniti. L’Ucraina ha un’economia molto più piccola e fragile e sta chiedendo aiuto ai suoi partner internazionali mentre rafforza il sostegno finanziario ai settori colpiti.
A luglio la Russia ha lanciato contro l’Ucraina il numero record di 389 missili, approfittando della sua carenza di missili Patriot per la difesa aerea. A maggio i droni usati da Mosca sono stati 8.150, più del doppio rispetto all’anno prima. I danni sono pesanti: a Kiev ogni missile caduto costa alle casse cittadine 300-500 milioni di grivne (tra i cinque e i dieci milioni di euro) per riparare case e rifugi, racconta Petr Panteleev, responsabile dei servizi pubblici, della gestione urbana e del riscaldamento della capitale.
Stando all’azienda di consulenza NaftoRynok, in Ucraina ogni settimana di luglio sono state colpite in media venti stazioni di servizio. Gli impianti più vicini al fronte hanno ridotto le scorte di carburante, imposto limiti al rifornimento e chiuso durante gli allarmi aerei, che possono protrarsi per ore. Mosca sta inoltre colpendo magazzini e centri di distribuzione dei supermercati. “Vogliono intimidire e fiaccare la popolazione”, ha dichiarato l’ufficio stampa dell’Atb, la più grande catena di supermercati ucraina.
Uno degli attacchi più violenti è avvenuto tra il 4 e il 5 agosto, quando la Russia ha preso di mira il centro logistico della catena di supermercati Novus, due centri di distribuzione del Fozzy Group, un impianto di smistamento dell’azienda privata di servizi postali Nova Post e un complesso di magazzini della Rozetka, il più grande rivenditore online ucraino. A Kiev i supermercati sono rimasti per settimane con scaffali vuoti e cartelli che annunciavano i ritardi. Per evitare future crisi, la Novus ha smesso di conservare la merce in grandi magazzini, preferendo diversificare i punti di stoccaggio e spedire due terzi dei prodotti “essenziali” direttamente dai produttori ai punti vendita. La catena ha anche chiesto al governo aiuti per le aziende danneggiate.
La Rozetka ha dichiarato che i danni alle sue strutture sono irreparabili, denunciando perdite per settanta milioni di euro, che la obbligheranno a licenziare personale. La Nova Post ha preferito non rivelare l’entità dei danni ma, secondo le informazioni disponibili, i bersagli non sono più le singole filiali dell’azienda, ma centri logistici molto più grandi.
I missili russi hanno colpito gli altiforni della Metinvest a Zaporižžja
Anche le aziende siderurgiche hanno subìto dei raid mirati. L’11 agosto i missili balistici russi hanno colpito gli altiforni della Metinvest a Zaporižžja, costringendo la fabbrica a fermarsi. Il 16 agosto è toccato a parte dello stabilimento della ArcelorMittal a Kryvyj Rih. Questi attacchi sono stati uno shock per molti operatori del settore, che non veniva coinvolto direttamente dal 2024. Ora alcuni temono che gli stabilimenti possano essere presi di mira con più intensità.
Strutture portuali
Hanno una portata ancora più distruttiva gli attacchi contro i porti ucraini sul mar Nero, che stanno causando enormi perdite finanziarie alle principali industrie del paese. Nel tentativo di soffocare il commercio marittimo, a luglio la Russia ha sferrato 67 attacchi contro le strutture portuali e 57 contro le imbarcazioni. Non sorprende che le navi stiano evitando quella zona. Nelle prime due settimane di agosto le esportazioni ucraine di grano sono crollate: si è arrivati al 70 per cento in meno, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura Taras Vysotskyj.
L’Ucraina potrebbe perdere 10,8 miliardi di euro a causa del blocco delle esportazioni agricole, mentre i prezzi degli alimenti subiranno un’impennata in tutto il mondo. Ne risentiranno i paesi asiatici e africani, ma anche quelli dell’Unione europea: gli allevatori europei dipendono ogni anno da milioni di tonnellate di mais ucraino per sfamare i loro animali. Quest’anno, per giunta, la carenza di mais potrebbe spingere gli europei ad aumentare le importazioni di quasi sei milioni di tonnellate: senza il mais ucraino, i prezzi saliranno.
Le aziende agricole ucraine stanno cercando rotte alternative, come i porti sul Danubio, il trasporto su strada e quello ferroviario. Ma con queste soluzioni possono spostare solo la metà dei volumi dei porti del mar Nero, e alcuni prodotti, come il mais, richiedono porti in acque profonde, che il Danubio non offre, soprattutto perché i livelli dell’acqua sono ai minimi storici a causa delle ondate di calore estive.
Anche se l’Ucraina riuscisse a riaprire le rotte sul mar Nero, i costi di trasporto delle merci sarebbero alle stelle, spiega Serhij Vovk, direttore del Center for transportation strategies, un’azienda di consulenza di Kiev. Di conseguenza, aggiunge, le merci ucraine rischierebbero di perdere competitività sui mercati globali. Secondo Gennadij Ivanov, direttore dell’azienda di spedizioni Bpg, i costi assicurativi per i porti sul mar Nero sono dieci volte superiori rispetto a prima dell’estate e hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2023, quando Mosca si ritirò dall’accordo che aveva permesso alle esportazioni alimentari di aggirare il blocco navale russo.
Nel caso delle aziende metallurgiche, che dipendono dal mar Nero per esportare verso paesi come Cina e Turchia, il blocco ha costretto gli stabilimenti a sospendere l’attività. L’approvvigionamento a singhiozzo del carbone da coke, usato per alimentare gli altiforni, ha rallentato la produzione di acciaio, mentre le esportazioni di ferro si sono di fatto azzerate. A luglio le esportazioni di metalli sono diminuite del 15 per cento.
È un altro duro colpo per le aziende metallurgiche, dopo che all’inizio del 2026 l’Unione europea aveva imposto restrizioni commerciali sui prodotti siderurgici, riducendo drasticamente i ricavi degli ucraini (nel 2025 la metallurgia aveva contribuito a più del 5 per cento del pil nazionale).
Ora, con l’aumento del 30 per cento delle tariffe ferroviarie dovuto al blocco, le esportazioni non sono più economicamente sostenibili, ha dichiarato al Kyiv Independent l’ufficio stampa della Metinvest, la più grande azienda siderurgica ucraina. Più a lungo durerà il blocco, maggiore sarà il rischio di chiusura degli impianti industriali, di perdite di gettito fiscale per il governo e di instabilità economica, hanno aggiunto i portavoce.
Con i colpi inferti ai due principali motori dell’economia nazionale – agricoltura e metallurgia – il prossimo anno l’Ucraina potrebbe andare incontro a serie difficoltà, se il blocco dovesse continuare, afferma Oleksandra Betliy. “Se il quadro rimarrà fosco come ora, probabilmente il prossimo anno il pil dell’Ucraina non crescerà”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 134. Compra questo numero | Abbonati