Mentre la seconda ondata di caldo eccezionale del 2026 in Europa infrange i record di temperatura, molti si fanno le stesse domande: è questa la nuova normalità? Il clima europeo è cambiato in modo sostanziale? Secondo gli scienziati contattati da Nature un’ondata di caldo che dura quattro o cinque giorni, con Londra che sfiora i 40 gradi, è un’anomalia. “È assolutamente fenomenale”, dice Sarah Perkins-Kirkpatrick, climatologa dell’Australian national university di Canberra. Ma i ricercatori avvertono anche che gli europei possono aspettarsi di vedere più eventi di questo tipo con l’avanzare del cambiamento climatico.
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“Le ondate di caldo sono destinate a continuare, a meno che non chiudiamo il rubinetto delle emissioni di gas serra”, afferma Samantha Burgess, vicedirettrice del servizio sul cambiamento climatico di Copernicus al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. “Sono più frequenti, sono più intense e durano più a lungo”.
Quello su cui i ricercatori non sono d’accordo è con quanta rapidità l’Europa sia passata da un clima in cui le estati erano fresche e piacevoli e le persone potevano lasciare aperte le finestre a uno dominato dal caldo estremo e dai dubbi sull’opportunità di comprare un condizionatore.
Un’analisi pubblicata il 26 giugno ha esaminato le temperature in 854 città europee, che ospitano il 30 per cento della popolazione del continente, stabilendo che quasi la metà ha superato i record assoluti di stress termico o lo avrebbe fatto nei giorni successivi. Tutte le città considerate in Repubblica Ceca, Lituania e Lussemburgo hanno toccato valori senza precedenti, ha concluso la ricerca realizzata dal World weather attribution, un’organizzazione internazionale che studia gli eventi meteorologici estremi.
“Quello che un tempo era raro è diventato la norma”, dice Erich Fischer, climatologo del Politecnico federale di Zurigo. I record di temperatura “vengono superati continuamente, ovunque e spesso con margini considerevoli”. Una dinamica simile sarebbe impensabile nello sport, dice Fischer: sarebbe come se un atleta sotto steroidi superasse il record del salto in alto di mezzo metro invece che di un centimetro o due.
Quindi cos’ha provocato questa ondata di caldo? Come quelle precedenti, è stata innescata da correnti aeree che portano il calore dall’equatore al polo nord, dice Lara Wallberg, studiosa di modelli climatici all’istituto Max Planck di meteorologia di Amburgo, in Germania. Anche se la circolazione atmosferica non è del tutto compresa, alcuni scienziati pensano che quando le temperature di superficie dell’oceano Atlantico settentrionale calano, com’è successo in questi giorni, l’aria calda proveniente dal Nordafrica e dal Sahara può restare bloccata sull’Europa, osserva Stefan Rahmstorf, climatologo dell’università di Potsdam, in Germania.
Maledetti anni ottanta
Il cambiamento climatico sta avendo un ruolo in questa ondata di caldo, dicono i ricercatori. In Europa le alte temperature provocate dal riscaldamento globale hanno prosciugato il suolo e ridotto il raffreddamento legato all’evaporazione, spiega Clair Barnes dell’Imperial college London. Anche la copertura nuvolosa che normalmente rifletterebbe il calore del Sole verso lo spazio è diminuita, a causa di una combinazione tra le condizioni più asciutte e le leggi sulla qualità dell’aria che dagli anni ottanta hanno ridotto la concentrazione di aerosol, che favoriscono la formazione delle nuvole.
Il caldo estremo sta diventando un fattore di rischio strutturale per l’economia, e l’Europa è tra le regioni più esposte. Lo sostiene uno studio della compagnia di assicurazioni Allianz, secondo cui l’Europa ha “un tessuto urbano denso, progettato per trattenere il calore” e una diffusione dei sistemi di climatizzazione che arriva al 19 per cento, rispetto al 90 per cento negli Stati Uniti. L’impennata della domanda ha comunque portato alle stelle i prezzi dell’energia elettrica, mentre le alte temperature riducono la produzione delle centrali a gas e solari.
Che costi avrà tutto questo? La produttività del lavoro diminuisce di circa il 3 per cento per ogni grado in più tra i 30 e i 35 gradi. Allo stesso tempo, il consumo energetico aumenta di circa l’1,2 per cento per ogni grado oltre i 30 gradi, facendo lievitare i costi per le aziende. Questo rischia di ridurre la produzione, gli investimenti e il gettito fiscale. Se i cinque anni più caldi tra il 2014 e il 2024 si ripetessero tra il 2026 e il 2030 si avrebbero perdite complessive del pil tra il 5 e il 7 per cento in Francia, Germania, Italia e Spagna. Secondo Robert Marks della società di consulenza Oxford Economics, temperature tra i 30 e i 40 gradi possono causare “notevoli perdite di produttività e compromettere le attività nell’edilizia, in agricoltura, nell’industria manifatturiera, nel commercio al dettaglio, nel settore alberghiero e in altri ambiti che rappresentano in media il 35 per cento dell’economia nell’Europa occidentale”.
In Francia il caldo ha fatto aumentare la mortalità negli allevamenti, in particolare in quelli di suini e pollame. Il ritmo dei decessi è tale che il servizio di smaltimento delle carcasse non riesce a tenere il passo. Per questo è stato permesso ai singoli allevatori di seppellire il bestiame morto nei loro terreni. Oltre all’elevata mortalità, anche la produttività degli animali che soffrono il caldo ne risentirà, in particolare si attendono ricadute sulla produzione di uova. Financial Times, Libération
Alcuni scienziati pensano che la transizione dell’Europa verso un clima differente sia cominciata proprio negli anni ottanta. “A partire da quel periodo c’è stata un’enorme impennata delle temperature in Europa”, dice Zeke Hausfather, climatologo dell’organizzazione non profit californiana Berkeley Earth. “Risulta ovvio se si guardano i dati”.
Il rapporto sullo stato del clima europeo del 2025 ha concluso che il continente si è riscaldato di 0,56 gradi ogni dieci anni dalla metà degli anni novanta, un ritmo doppio rispetto alla media globale. Solo l’Artico si scalda più velocemente, di 0,75 gradi ogni dieci anni.
Allo stesso tempo in Europa le ondate di caldo sono diventate più frequenti, e tendono a durare di più e a cominciare prima rispetto all’inizio degli anni novanta. “Le condizioni che di solito vedevamo ad agosto si stanno spostando a luglio e giugno, e a volte perfino a maggio”, spiega Fischer. “L’estate sta diventando più lunga, e l’esposizione a questo caldo è più prolungata”.
Alcuni scienziati hanno collegato l’aumento della frequenza delle ondate di caldo al ritiro dei ghiacci marini nell’Artico e allo scioglimento del manto nevoso in Eurasia, sostenendo che questi fattori alterano la circolazione dell’aria sull’Europa.
Ma non tutti pensano che sia possibile indicare un momento specifico in cui il clima europeo è entrato in una nuova fase. Il clima non procede a scalini, fa notare Helge Goessling, fisico del clima all’istituto Alfred Wegener di Bremerhaven, in Germania. È diventato “progressivamente più caldo”, dice.
E altri scienziati non sono sicuri che l’Europa abbia davvero un nuovo clima. Ségolène Berthou dell’ufficio meteorologico britannico pensa che ci sia ancora la possibilità che il cambiamento nelle tendenze meteorologiche sia collegato più alla variabilità naturale del clima che agli effetti del riscaldamento globale: “Se così fosse, a un certo punto questo riscaldamento estremo potrebbe rallentare”. In ogni caso, sottolinea, l’Europa continuerà a diventare più calda se le emissioni globali di gas serra non caleranno. ◆ gac
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati