Finalmente una buona notizia: l’Unione europea ha sospeso il patto di stabilità. Cadono così le rigide regole sul bilancio che l’Italia, la Spagna e altri paesi in crisi hanno dovuto rispettare. D’ora in poi gli stati europei possono indebitarsi senza limiti, finché il virus non sarà sconfitto. Ma questa decisione arriva troppo tardi. Lo “stupido patto tedesco”, come lo definì l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, avrebbe dovuto essere sospeso all’inizio della crisi del Covid-19. Adesso sarebbe meglio abolirlo del tutto.
Il patto non ha mai garantito la stabilità. La Grecia è entrata nell’euro anche se fin dall’inizio non rispettava i requisiti. La Spagna è entrata in crisi anche se aveva rispettato le regole. Il problema non era il debito pubblico, ma quello privato delle banche. Nonostante i suoi evidenti difetti, il patto ha continuato a espandersi durante la crisi dell’euro, fino a diventare un mostro burocratico che nessuno capisce più. Neanche gli economisti, che hanno più volte chiesto di riformarlo. Ma la Germania, che lo ha sostenuto a livello politico e ne è stata la principale beneficiaria a livello economico, è rimasta testardamente attaccata alle “sue” regole. Questo ha prodotto gravi sconvolgimenti economici e politici, soprattutto in Grecia e in Italia. Ma anche gli altri paesi hanno dovuto obbedire alle richieste di tagliare le spese per la sanità e privatizzare gli ospedali. Negli ultimi anni la Commissione europea ha espresso raccomandazioni simili 63 volte, sempre in nome del patto di stabilità e dell’ideologia neoliberista.
L’Unione promette che il patto tornerà in vigore dopo la crisi. Ma a quel punto le regole tedesche sembreranno ancora più assurde, perché il debito avrà superato i limiti ovunque. Perfino in Germania, che si è appena indebitata per 156 miliardi di euro. Il patto di stabilità è morto. È solo che ancora non si può dire ad alta voce. ◆ gac
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Questo articolo è uscito sul numero 1351 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati