Ai populisti italiani sono bastati otto minuti per rinnegare una delle loro battaglie più importanti. Il 7 gennaio, infatti, il governo di coalizione ha aperto la strada al salvataggio della banca Carige, affermando che in caso di necessità sarebbe disponibile a ricapitalizzarla. La scelta del governo puzza d’ipocrisia. Per anni il Movimento 5 stelle ha accusato i suoi avversari di usare il denaro pubblico per aiutare le banche anziché i cittadini. Il piano potrebbe anche non funzionare, perché non è chiaro se l’Italia sia nelle condizioni di mettere denaro pubblico nelle casse di Carige senza infrangere le regole dell’Unione sugli aiuti statali.

L’intervento del governo permette alla Carige di emettere titoli con una garanzia statale. Così per la banca sarà più facile conservare l’accesso al mercato dei finanziamenti. All’inizio di gennaio, dopo che gli azionisti non sono riusciti a concordare un aumento di capitale, la Banca centrale europea ha posto l’istituto di credito italiano in amministrazione straordinaria.

La parte del piano del governo che riguarda la ricapitalizzazione è la più sorprendente. I populisti sarebbero disposti a ricapitalizzare la Carige per permetterle di mantenere i requisiti di capitale anche in caso di stress test. Il governo è pronto a mettere soldi in una banca, dopo aver criticato il Partito democratico, che aveva fatto la stessa cosa con il Monte dei Paschi di Siena. Il piano è in linea con le politiche dei governi precedenti. In passato le stesse garanzie di liquidità sono state date al Monte dei Paschi di Siena, a Veneto Banca e alla Banca Popolare di Vicenza, due istituti che alla fine sono stati liquidati. Non proprio la rivoluzione promessa dai populisti.

Nessun effetto domino

Le accuse di ipocrisia non sono l’unico problema per i populisti. Il piano del governo potrebbe non funzionare. Il problema principale sono le regole dell’Unione europea sugli aiuti di stato, che fissano le condizioni per la ricapitalizzazione precauzionale ipotizzata dal governo. È consentita solo per rimediare a un importante turbamento nell’economia di uno stato e preservarne la stabilità finanziaria. Carige possiede beni per soli 25 miliardi di euro, quindi non è una banca sistemica, cioè talmente importante da non poter fallire. Le altre banche italiane sono capitalizzate meglio rispetto al passato, quindi è difficile sostenere che una liquidazione di Carige avrebbe un effetto domino. I mercati finanziari hanno mostrato scarsi segnali di contagio.

Inoltre non bisogna dimenticare il precedente delle banche venete. Nel giugno 2017 l’istituzione europea che gestisce i fallimenti delle banche ha deciso che i due istituti di credito non dovevano essere salvati perché non erano considerati sistemici. All’epoca le due banche possedevano beni per 28 e 35 miliardi di euro, dunque leggermente superiori a quelli di Carige. Se Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza potevano fallire, perché non può farlo Carige?

Un altro requisito della ricapitalizzazione precauzionale è che prima dell’intervento statale i piccoli obbligazionisti subiscano perdite. Questo significa che alcuni investitori dovrebbero perdere i loro soldi, creando un problema politico per il governo italiano. I cinquestelle e la Lega hanno promesso di restituire i soldi a chi ha investito in banche che sono fallite negli ultimi anni. Nella legge di bilancio del 2019 il governo ha previsto un fondo da 1,6 miliardi di euro per risarcire i piccoli obbligazionisti e (incredibilmente) gli azionisti, concedendo fino al 95 per cento dell’investimento generale ai primi e fino al 30 per cento ai secondi. Per questo motivo sarebbe molto difficile imporre perdite ai cittadini che hanno investito nella banca Carige.

Il governo potrebbe promettere di rimborsare anche chi ha investito in Carige, ma davvero Bruxelles approverebbe l’operazione se sapesse che Roma intende aggirare le regole offrendo in seguito risarcimenti generosi? Anche se l’Unione europea accettasse questa manovra, probabilmente imporrebbe limiti e condizioni. Bruxelles deve ancora esprimersi sul piano di compensazione previsto dalla manovra 2019, che potrebbe anche considerare come una violazione delle regole sugli aiuti di stato.

Nessuno di questi imbarazzanti interrogativi ha bisogno di una risposta immediata. La banca potrebbe trovare una soluzione interamente privata per rafforzare la sua base di capitale. Carige potrebbe fondersi con un altro istituto, anche se questa è una soluzione complicata considerando la sua scarsa redditività e la quantità di prestiti tossici. A questo punto è probabile che Carige perseguiti il governo italiano per molto tempo, e che questo possa essere il primo di una lunga serie di bruschi risvegli. ◆as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati