È il 29 agosto, un sabato pomeriggio. Mi siedo sulla poltrona e chiedo un “numero uno” a Andrew, l’affabile cipriota che gestisce il Gents Hairdressers di Peckham, nel sudest di Londra. È una routine che ho seguito per più di dieci anni, ma in questo ventoso pomeriggio estivo ha un significato speciale: è l’ultimo giorno di apertura del negozio. Un’istituzione locale sta per chiudere i battenti, ma non ne sono sorpreso. Tempo fa, infatti, mi sono presentato da Andrew per il primo taglio di capelli dopo il lockdown.
Per la prima volta l’ho trovato seduto fuori dal negozio. Non l’avevo mai visto lì. Di solito bisognava sedersi e aspettare il proprio turno. Mi ha confessato che gli affari non erano mai andati così male. Anche se i telegiornali raccontavano di parrucchieri prenotati con settimane di anticipo, alcuni addirittura costretti ad allontanare i clienti, Andrew aveva scoperto che i suoi frequentatori abituali non se la sentivano ancora di uscire di casa.
È stato il barbiere della gente di Peckham. Ha passato circa centocinquantamila ore lavorando nel suo salone
Andrew ha 74 anni ed è un tipo all’antica. Il suo salone è nascosto in una piccola strada pedonale, Atwell road, nei pressi di Rye lane, la principale via commerciale di Peckham. E non è cambiato da quando Andrew ha cominciato a lavorarci, 55 anni fa. Si paga in contanti, non c’è musica né tv, le letture offerte ai clienti consistono in un unico tabloid e le mura sono spoglie, fatta eccezione per un paio di foto che ritraggono Andrew e Steve, il suo ex socio. I clienti di Andrew sono soprattutto anziani del quartiere.
Quando sono andato da lui io e Andrew ci siamo messi a parlare, raccontandoci le nostre esperienze degli ultimi tre mesi. Andrew era rimasto a casa, occupandosi della moglie disabile e del giardino. Era stata la più lunga pausa dal lavoro della sua vita adulta. Sua figlia e i nipoti vivono a Cipro, ma il coprifuoco imposto dalle autorità locali gli aveva impedito di andare a trovarli. Mi ha confessato di essere felice di tornare al lavoro, ma era preoccupato dal calo dei clienti. Se non poteva guadagnare abbastanza per pagare l’affitto del locale non aveva senso continuare. Un mese dopo il Southwark News, il quotidiano locale, ha annunciato che Andrew sarebbe andato in pensione e che il 29 agosto sarebbe stato il suo ultimo giorno con le forbici in mano. Sapevo di non poter mancare all’appuntamento.
Una volta arrivato al salone ho scoperto che molti altri avevano avuto la mia stessa idea. Invece di aspettare lì il mio turno, ne ho approfittato per andare a fare un po’ di compere. Peckham è fantastica per la frutta, gli ortaggi, i libri usati, i negozi economici e quelli che offrono prodotti africani e delle Indie occidentali. Dopo un po’ sono tornato a controllare la situazione da Andrew. C’era ancora molta gente ed era anche spuntato un tavolo con bevande e snack. Ma in quel momento nessuno era seduto sulla poltrona. Ho stretto la mano ad Andrew e gli ho detto che non ero venuto solo per augurargli buona fortuna, ma anche per un ultimo taglio. Come sempre fa il suo lavoro in modo impeccabile. Mi accorcia anche le sopracciglia. Pago otto sterline (erano sette prima del lockdown), più una di mancia. Probabilmente non esiste un barbiere più economico in tutta Londra.
La fine di un’era
Poi prendo qualcosa da bere e comincio a chiacchierare con le altre persone, mentre Andrew passa al cliente successivo. In piedi vicino al tavolo ci sono due uomini della mia età (sulla cinquantina). Dopo le presentazioni mi raccontano di essere cresciuti nello stesso palazzo di Peckham e di aver frequentato il Gents Hairdressers di Andrew per tutta la vita. La chiusura del locale, per loro, rappresenta la fine di un’era. Riflettiamo sullo sviluppo frenetico di Peckham, passata da quartiere operaio a simbolo della gentrificazione. Ricordiamo con affetto Steve Georgiou, ex socio di Andrew. Steve è più giovane di Andrew, ma ha scelto di andare in pensione quando aveva da poco superato i sessant’anni.
Vivo nel sudest di Londra dal 1994, e in venticinque anni ho assistito a cambiamenti che non avrei mai immaginato quando sono arrivato. Per le persone nate e cresciute nel quartiere non c’è più traccia della Peckham degli anni sessanta e settanta. Soltanto il Wilson’s Cycles, aperto 150 anni fa su Peckham road, ha una storia più lunga del Gents Hairdressers. Ma il negozio non è più della famiglia che lo ha gestito per più di un secolo. Quindi Andrew merita il premio per il più longevo commerciante della zona. Fatto non trascurabile, ha sempre lavorato con il sorriso sulle labbra.
Andrew è nato a Cipro, il nome sul suo certificato di nascita è Andreou Sotiris. È arrivato a Londra da adolescente ma parla ancora con un pesante accento cipriota. Steve è cresciuto nel sud di Londra e ha il classico accento cockney. Andrew è gentile e ha una voce suadente, mentre Steve non smette un attimo di parlare, tra una battuta divertente e il racconto di tutti gli attori e le modelle che ha incontrato lavorando come comparsa. Andrew e Steve non sono fratelli di sangue, ma non ci vanno lontano. Andrew ha sposato la sorella di Steve.
Il padre di Steve, Chris, fondò il Gents Hairdressers nel 1965, assumendo Andrew, che aveva già fatto il barbiere a Cipro, prima del figlio. Per anni i tre hanno lavorato nel locale insieme, uno accanto all’altro: Andrew a sinistra, Steve a destra e Chris in mezzo. Li chiamavano affettuosamente i “tre amigos di Cipro” ed erano rispettati dalla gente del quartiere.
Il fatto che a Peckham non ci fosse una stazione della metropolitana tagliava fuori il quartiere da buona parte di Londra, quindi i residenti avevano sviluppato un certo orgoglio locale. Non ho mai chiesto ad Andrew o a Steve perché Chris avesse scelto proprio quel locale su una piccola strada per la sua attività, ma immagino che la risposta sia ovvia: affitto basso, nessun altro barbiere nelle vicinanze e soprattutto il fatto che Camberwell, a due chilometri di distanza, ospitava la più numerosa comunità cipriota della città. Ancora nel 1994, quando mi sono trasferito qui, a Camberwell c’erano barbieri e ortolani ciprioti, l’alimentari Olive Shop e una chiesa ortodossa cipriota.
L’arrivo della comunità cipriota a Southwark (il distretto londinese che si estende a sud del Tamigi) non è ben documentato, ma si sa che i ciprioti cominciarono a trasferirsi nel Regno Unito dopo l’annessione dell’isola da parte dei britannici, nel 1914. A Londra i ciprioti greci sono tre volte più numerosi dei ciprioti turchi, ma qui, lontano dal conflitto della madrepatria, le due comunità convivono senza problemi.
I ciprioti si ambientarono bene a Londra. Molti aprirono ristoranti, saloni e negozi di frutta e verdura. Tra quelli che si stabilirono nella capitale c’erano anche il padre di Cat Stevens e quello di George Michael (entrambi gestivano un ristorante). Andrew parla spesso di Cipro con affetto. La sua famiglia era di Cipro del Nord e fu costretta a spostarsi a sud con l’invasione turca. Andrew era a Londra ormai da un decennio, quando seppe che i suoi genitori erano diventati profughi. Eppure non ha mai manifestato alcun rancore verso i ciprioti turchi. Qualche anno fa ha perfino visitato il villaggio della sua famiglia a Cipro del Nord. A dirla tutta non l’ho mai sentito parlare male di nessuno.
Arrivato nel Regno Unito nel 1964, in tutti questi anni Andrew ha assistito non solo al cambiamento radicale del suo paese d’origine, ma anche a quello di Londra. Nel 1965 trovò una Peckham ancora dominata dai bianchi della classe operaia. Dopo la seconda guerra mondiale questo antico insediamento sassone ospitava alcune delle più grandi case popolari del Regno Unito.
Forse furono proprio gli alloggi economici ad attirare gli immigrati. Insieme ai ciprioti arrivarono anche famiglie dalle Indie occidentali. A metà degli anni settanta invece Peckham era considerata un centro nevralgico della comunità giamaicana. Ogni tanto il dj della Bbc John Peel prendeva il treno da Victoria Station e andava a Peckham Rye per comprare nuovi dischi reggae e dub da negozianti specializzati giamaicani.
Il quartiere era fuori mano: non c’era la metropolitana, mancavano sale da concerto e locali notturni e la zona era considerata pericolosa per l’alto tasso di accoltellamenti e rapine. Inoltre era un quartiere nero: Bob Marley arrivò qui nel 1972 per esibirsi in una scuola locale, ma nessun musicista britannico famoso osava avvicinarsi.
Il fatto che a Peckham non ci fosse una stazione della metropolitana tagliava fuori il quartiere da buona parte di Londra
Dal degrado agli hipster
Rye lane, poco lontana dal Gents Hairdressers, era una delle strade commerciali più famose del sud di Londra, ma i danni delle bombe e la fuga dei bianchi dopo la guerra provocarono la chiusura dei grandi negozi, che furono sostituiti da piccole attività commerciali gestite da immigrati. All’inizio degli anni settanta, lungo Peckham road fu costruito il North Peckham Estate, un edificio di cemento che era il più vasto progetto di edilizia popolare del Regno Unito e che sarebbe diventato presto uno degli edifici residenziali più poveri dell’Europa occidentale. La zona diventò sinonimo di degrado.
Abitavo in un palazzo situato davanti al North Peckham Estate. Il 27 novembre del 2000 la polizia e le ambulanze sfrecciarono sulla strada entrando nell’edificio, dove trovarono il corpo senza vita di Damilola Taylor, un bambino nigeriano di dieci anni accoltellato alla coscia da una banda di adolescenti mentre tornava da scuola. La notizia conquistò l’attenzione dei mezzi d’informazione nazionali e internazionali, associando Peckham alla violenza minorile e al disagio sociale.
In realtà però la morte di Taylor arrivava proprio mentre Peckham stava cominciando a cambiare: i nigeriani si erano stabiliti in massa nel quartiere, tanto che la zona era stata ribattezzata “Little Lagos” (l’attore di Star wars John Boyega viveva qui). Anche gli europei dell’est erano numerosi, come testimoniava l’apertura di molti negozi polacchi e romeni. Il North Peckham Estate era già in fase di demolizione quando morì Damilola.
Dieci anni dopo il quartiere era gentrificato e attirava i giovani hipster che prima non avrebbero mai pensato di mettere piede nel sudest di Londra. Era improvvisamente “alla moda”. Hanno aperto nuovi bar, caffè, ristoranti, gallerie d’arte e negozi di musica. Peckham è passata dalle notti silenziose al caos di giovani ubriachi che facevano la spola tra i bar e le discoteche.
Oggi il quartiere è sia un centro della comunità nera sia una zona importante per il commercio e la cultura giovanile. I prezzi degli immobili hanno avuto un’impennata e oggi serpeggia un certo risentimento nei confronti dei nuovi arrivati. Ma la povertà e il crimine ci sono ancora, e lo stesso vale per l’orgoglio della comunità locale.
◆ 1946 Nasce a Cipro.
◆ 1964 Si trasferisce nel Regno Unito.
◆ 1965 Comincia a fare il barbiere a Peckham.
◆ Agosto 2020 Dopo la pandemia di covid-19 decide di chiudere il salone.
Immagino che Andrew cominci ad apprezzare la nuova Peckham, pur restando legato alla vecchia. Di sicuro ha visto molti cambiamenti nei 55 anni passati a tagliare i capelli degli abitanti del quartiere. Ma, diversamente da altri anziani, non si abbandona al rimpianto dei vecchi tempi. Mantiene un atteggiamento positivo, felice di aver servito la comunità per mezzo secolo. “Ho aperto il locale alle sei e mezza del mattino ogni giorno, tranne la domenica, e ogni mercoledì ho lavorato per mezza giornata”, racconta. “Mi è sempre piaciuto andare a lavorare, ritrovare i miei clienti abituali, incontrare nuove persone, trattare tutti con rispetto e scoprire le loro vite. Un anno fa non avrei mai pensato di chiudere. Ma è arrivato il momento di smettere e passare più tempo con i miei nipoti”, dice.
A testa alta
Andrew mi mostra un’insegna commemorativa che gli è stata donata dal consiglio municipale di Southwark: su un lato c’è scritto “Atwell road 1965–2020”, mentre sull’altro: “Auguriamo a Andrew e Steve una pensione felice. Tutti gli amici del consiglio municipale di Southwark”. Andrew sorride. Quel piccolo regalo ha un significato speciale, così com’è importante che tante persone siano venute a salutarlo. Osservo la poltrona rossa e penso alle migliaia di ore che Andrew ha passato dietro la spalliera, a tagliare i capelli.
È stato il barbiere della gente di Peckham, che ogni giorno sforbiciava con maestria e poi spazzava per terra. Ha passato nel salone circa centocinquantamila ore. E anche oggi Sotiris Andreou tiene la testa alta e la stretta di mano salda. E ha sempre quella scintilla negli occhi e una nota gentile nel sorriso.
Di una cosa sono sicuro: Peckham lo rimpiangerà molto. Ora ho bisogno di un buon barbiere. Ne avete uno da consigliare? Per favore, niente che costi più di dieci sterline. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1384 di Internazionale, a pagina 85. Compra questo numero | Abbonati