Gerard Malanga

Non era la costa della Normandia, in sé. Non era

formaggio puzzolente o falchi pescatori strepitanti

sull’ultimo scoglio disponibile prima che la marea

ribolla portando a galla giocattoli smarriti, tappi

di bottiglia, qualche stella marina lì per cosa,

se non per serenate al chiar di luna ma senza luna,

e chi le sta cantando? Non era niente

di determinabile esattamente –

trame sconnesse, il volgere del secolo scorso

o l’altro ieri o l’istante prima che la bufera

trovi di slancio la sua strada verso l’interno.

Ancora nessun segno del postino

o della consegna della lavanderia.

Ancora nessun indizio e traccia lungo la rue de Vogue

su cosa stesse facendo lontano dai riflettori

o in quegli ultimi anni segnati dall’oscurità

prima di fare il grande passo.

Stava scrivendo qualche appunto a matita

prima dell’inverno per non dimenticare?

Stava intingendo nel caffè

una baguette vecchia di una settimana?

C’era rimasto qualcosa da trasferire –

il ciclostile impolverato di ragnatele

e coperto da un telo in un fienile ai margini della città,

un fascio di manifesti fatti con lo stencil,

maquette scrostate, un biglietto o due

a una fidanzata. Ma dai, sul serio?

Ancora nessuna parola su quanto accadde dopo.

Un’infinità di forse.

Gerard Malanga

Gerard Malanga

è un poeta italoamericano nato nel 1943, figura centrale della Factory di Andy Warhol in qualità di ballerino, attore, fotografo e regista. Ha pubblicato più di venti raccolte di poesie. Il titolo di questo testo inedito rimanda al paesino dove si uccise Guy Debord, teorico situazionista della società dello spettacolo. Traduzione dall’inglese di Dario Borso.

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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati