“Una madre rinuncia a far vaccinare il figlio perché in ospedale potrebbero chiederle i documenti. Un’infermiera fa un lungo turno di notte in un paese dove è considerata una minaccia. Un nonno raziona la sua insulina in un accampamento, lontano dalla casa da cui è fuggito. Queste sono le persone al centro di un dibattito che viene fatto a loro nome, e in loro assenza”. Comincia così l’ultimo editoriale della rivista medica e scientifica The Lancet. La mobilità umana non è un’aberrazione né una crisi temporanea, è uno dei fenomeni più antichi della storia dell’umanità, è una caratteristica ineludibile dell’esistenza moderna, eppure viene considerata un problema eccezionale, un’emergenza che richiede misure straordinarie. E così quando si parla di migrazione il linguaggio è quello del controllo e dell’esclusione. Ma i migranti sono lavoratrici e contribuenti, infermieri e vicine di casa. Nel 2024 i migranti erano più di 300 milioni, un numero quasi raddoppiato dal 1990: se fossero una nazione sarebbero il quarto paese più popoloso del mondo. The Lancet si concentra soprattutto sulla sanità e nota che in molti paesi sono proprio le persone migranti, cioè quelle dipinte di solito come una minaccia per la società, a lavorare negli ospedali e a prendersi cura degli anziani. Spesso sono le meno pagate, svolgono i compiti più rischiosi e hanno meno accesso alle stesse cure che forniscono agli altri. Nel Regno Unito un lavoratore su cinque del servizio sanitario nazionale ha una nazionalità non britannica, percentuale che sale a oltre un terzo tra i medici. Con l’invecchiamento della popolazione, le società dipenderanno ancora di più proprio dalle persone che oggi cercano di escludere. Non sono opinioni, ma dati di fatto, ricorda The Lancet. E che debbano ancora essere affermati dimostra quanto la paura prevalga sulle prove concrete. Una buona politica non può tornare indietro nel tempo, conclude la rivista. Può solo affrontare il mondo com’è oggi e come sarà domani: un mondo in cui la salute dei migranti e quella di tutti sono indivisibili. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati