La prima edizione del festival di Internazionale a Ferrara, 2007 (Dr)

Era la fine dell’estate del 2006 e Gaetano Sateriale chiamò in redazione. Si presentò, era il sindaco di Ferrara e voleva sapere se eravamo interessati a fare un festival nella sua città. Internazionale a Ferrara è nato così, un po’ per caso. Venerdì comincia la ventesima edizione: una generazione di lettori e lettrici del giornale è passata da Ferrara e lì ha scoperto mondi, capito cose e soprattutto ha incontrato altre persone. Perché alla fine è questa la parte più importante: il festival è un momento di incontro e di confronto tra giornaliste e autori stranieri, lettrici e lettori del giornale, e la redazione.

Il festival di Ferrara è anche il posto in cui sono nate amicizie, coppie e perfino (ci è stato detto) qualche figlio. Il programma della prima edizione stava tutto su due pagine, oggi è online ma se fosse stampato all’interno del giornale ne occuperebbe più di venti. Commentando la prima edizione, nel 2007, scrivevamo: “Qualcosa è successo, a Ferrara. E i numeri da soli non riescono a raccontarlo. C’è l’affetto di lettrici e lettori venuti da tutta Italia. C’è il calore con cui la città ha accolto un’invasione pacifica. C’è la buffa babele di lingue nata dalle parole dei giornalisti di tutto il mondo. Mentre sulle pagine dei giornali italiani infuria il dibattito sul qualunquismo, per tre giorni a Ferrara migliaia di persone, di ragazze e di ragazzi, hanno partecipato con passione, grande pazienza e attenzione a decine di incontri sul Medio Oriente, la fotografia, l’America Latina, il giornalismo, la Cina, il Sudafrica, la guerra in Iraq, il terrorismo. Dimostrando che se i cittadini rifiutano la politica, il problema è della politica, non dei cittadini”. Con piccole modifiche, sono parole vere ancora oggi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati