Strade deserte, centri commerciali sinistramente vuoti, autobus senza passeggeri. Molti penseranno che queste immagini si riferiscano a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia di coronavirus oggi in quarantena. Invece arrivano da Pechino, la città dell’élite del Partito comunista e della Grande sala del popolo, oltre che dell’iconica e famigerata piazza Tiananmen. “È una città fantasma. Per strada non c’è quasi nessuno, le auto sono sparite. Oggi mi sono passati davanti sei autobus. Fatta eccezione per gli autisti, erano completamente vuoti. Al supermercato ero l’unico cliente”, racconta un ex collega ad Asia Times, confermando altre testimonianze simili. Pechino dista 1.055 chilometri da Wuhan, ma nella capitale sono stati già confermati più di trecento casi di contagio, con due vittime.
Nel complesso i morti in Cina sono ormai più di mille, con almeno 44mila persone contagiate dal virus. Inevitabilmente sono stati fatti paragoni con la Sars, che tra il 2002 e il 2003 provocò circa 650 vittime nella Cina continentale e a Hong Kong, con sintomi simili a quelli dell’influenza. “Pechino e Shanghai ufficialmente non sono in quarantena. Ma la capitale è sostanzialmente una città bloccata. Molte persone sono confinate in casa e lavorano a distanza”, racconta Chris Taylor della società per la gestione dei rischi Access Asia Group ed esperto di Asia. “Nel frattempo i grandi centri economici come Guangzhou e Shenzhen sono ufficialmente isolati. Le amministrazioni di altre città – come Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan – hanno preso in mano la situazione imponendo la chiusura di quasi tutte le attività commerciali. Lo Yunnan è un’importante meta turistica, ma alcuni residenti hanno riferito che solo le auto con targa locale possono entrare nella provincia. L’intero settore turistico è stato bloccato a tempo indeterminato”, aggiunge Taylor.
Il martire e la rabbia
Quando a gennaio a Wuhan è stato registrato un rapido dilagare dell’epidemia, la città– capoluogo della provincia dello Hubei, con undici milioni di abitanti, è stata rapidamente isolata. Il governo del presidente Xi Jinping ha chiuso almeno altre quindici città. A 56 milioni di persone è stato imposto il divieto di spostarsi. Ma i dubbi sull’azione delle autorità cominciano ad affiorare. “Il governo non ha saputo rispondere in maniera efficace”, sottolinea Yanzhong Huang del centro studi statunitense Council on foreign relations. “Le autorità sanitarie, a Wuhan e a livello nazionale, avrebbero dovuto fare molto di più per ostacolare la diffusione del virus”. Nel frattempo sui social network è montata la rabbia contro il governo di Xi. Dopo la morte di Li Wenliang il 7 febbraio c’è stata una reazione senza precedenti. L’oculista era stato tra i primi a dare l’allarme sulla diffusione dell’epidemia, ma era stato immediatamente messo a tacere dai funzionari del partito. Anche Li è stato ucciso dal virus, dopo che finalmente era stato ascoltato.
La notizia ha alimentato una rivolta online e la richiesta di una maggiore libertà di espressione, prima che le legioni di censori di Pechino intervenissero per soffocare il dissenso. “La morte di Li ha innescato la più impressionante ondata di risentimento mai emersa sui social network nei confronti del governo. Notizie non confermate parlano di ottocento milioni di post su Li, con miliardi di visualizzazioni. Hashtag come ‘vogliamo libertà di espressione’ e ‘sappiamo che il governo mente’ sono diventati virali, costringendo Pechino ad affrontare una crisi mai vista. L’impeto della protesta è stato tale che le autorità non sono riuscite a sedarla”, spiega Taylor. “Molti cinesi, uno dei quali mi ha contattato telefonicamente da Pechino, dicono che l’unico precedente paragonabile risale alla morte del premio Nobel Liu Xiaobo. Ma il caso di Li è diverso: non era animato da motivazioni politiche, e informando gli altri medici e il pubblico su un virus molto contagioso stava facendo solo il suo lavoro. Non è ancora chiaro in che modo il governo cinese intenda gestire questa situazione senza precedenti, ma la credibilità di Pechino ne sta risentendo in tutto il paese. È un fenomeno mai visto”. Oltre alle conseguenze politiche, l’epidemia avrà un effetto devastante sull’economia cinese. Le grandi multinazionali si preparano alle conseguenze, mentre il processo produttivo e distributivo mostra già segni di difficoltà. Le più importanti compagnie aeree hanno cancellato i voli per la Cina. La Cathay Pacific, compagnia di bandiera di Hong Kong, ha chiesto ai suoi 27mila dipendenti di prendere tre settimane di ferie non pagate. Case automobilistiche come Renault, Honda, Toyota, Tesla e Volkswagen hanno rallentato la produzione o addirittura chiuso gli stabilimenti in Cina almeno per le prossime settimane. Giganti della ristorazione come Starbucks, McDonald’s, Kfc e Pizza Hut hanno chiuso i loro negozi nel paese. Produttori di abbigliamento come Gap, H&M, Levi’s, Nike e Burberry hanno fatto altrettanto.
◆ L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha proposto un nome ufficiale per la malattia causata dal nuovo coronavirus: Covid-19 (acronimo di coronavirus disease 2019). Il nome evita intenzionalmente riferimenti a luoghi, animali o persone. Finora i casi confermati di Covid-19 sono 45.206 (dati del 12 febbraio). Di questi, 44.747 sono in Cina e 459 in 25 altri paesi. Le morti sono 1.118 (di cui una fuori dalla Cina). Secondo Gabriel Leung, preside della facoltà di medicina dell’università di Hong Kong, se non contrastato il virus potrebbe infettare il 60 per cento della popolazione mondiale e uccidere 50 milioni di persone. Il dato è plausibile, ma mancano ancora troppi dati. Ecco quali sono i tre parametri principali su cui di solito si basano le previsioni e cosa sappiamo:
1. **Il **numero di riproduzione di base, R0 (“R zero”o “R naught”), cioè il numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare. è un valore che varia nel tempo. Se R0 è pari a 1 significa che ogni persona ne contagia un’altra. Se è maggiore vuol dire che i contagi aumentano, se è minore l’epidemia è in calo.
Al momento l’R0 del virus sembra essere tra 1,8 e 3,3. La normale influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3.
2. **Il reale **numero di casi. Poiché la malattia può sembrare un’influenza e può essere lieve, si ritiene che molti casi non vengano diagnosticati.
Conosciamo il numero di casi confermati dalle autorità cinesi. Ma su quelli reali ci sono solo stime. Due gruppi di ricerca hanno calcolato che i casi a Wuhan potrebbero essere tra 10 e 40 volte superiori ai casi confermati.
3. Il tasso di letalità, cioè il numero di morti per casi confermati (il tasso di mortalità è invece il numero di morti rispetto a un’intera popolazione).
A Wuhan e nella provincia dell’Hubei, dove si concentrano quasi tutti i casi, la letalità è circa del 2 per cento, nel resto della Cina è intorno allo 0, 4 per cento. L’influenza stagionale ha una letalità dello 0,14 per cento.–New Scientist
Il gruppo Foxconn, che assembla gli iPhone e ora ha cominciato a produrre anche mascherine protettive, spera di riprendere l’attività nei prossimi giorni. Ma la maggior parte degli Apple Store nel paese è ancora chiusa. Amazon, Google e Microsoft hanno imposto limiti agli spostamenti da e per la Cina. I luoghi di ritrovo come lo Shanghai Disney resort e i settantamila cinema sparsi sul territorio cinese restano chiusi, bloccando un mercato da 9,2 miliardi di dollari, il secondo del pianeta.
I numeri reali, naturalmente, sono difficili da prevedere, ma quest’anno la crescita del pil cinese potrebbe ridursi dell’1 o del 2 per cento, cancellando la previsione di una crescita del 6 per cento. E questo senza tenere conto della grande incognita sul tempo necessario a mettere sotto controllo l’epidemia. “La paura può stravolgere la crescita globale, e il coronavirus fa molta paura”, hanno scritto James Sweeney e Wenzhe Zhao della banca svizzera Credit Suisse. Le immagini che arrivano dalle megalopoli cinesi sono un presagio inquietante. Come a Pechino, per le strade si muove solo lo spettro di un nemico silenzioso, il virus. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati