Con una rimonta inaspettata, favorita da una grande mobilitazione popolare, Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto per la quarta volta le elezioni presidenziali in Brasile. Un risultato reso ancora più straordinario da un passaggio senza precedenti nella storia politica del paese: mai prima d’ora un candidato indietro al primo turno era stato eletto al ballottaggio. L’elezione, in cui si sono sfidati Lula e Flávio Bolsonaro (figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per aver tentato un colpo di stato dopo la sconfitta elettorale del 2022), è stata segnata dalle interferenze dell’amministrazione Trump, con le grandi aziende tecnologiche come la Meta che hanno favorito il candidato di estrema destra. E questo in un contesto in cui i precedenti interventi di Washington erano andati a segno, portando all’elezione di Abelardo de la Espriella in Colombia e dando l’impressione di un’invincibile ondata trumpiana in America Latina.

Sconfitto per circa due milioni di voti il 4 ottobre, Lula ne ha recuperati più di dieci milioni il 25 ottobre, mentre Bolsonaro ne ha avuti solo tre e mezzo in più rispetto al primo turno. Questo cambiamento, avvenuto in così poco tempo, ora deve essere studiato dai socialisti di tutto il mondo.

Le manifestazioni per Lula sono cominciate dopo il primo turno, guidate principalmente dalle organizzazioni studentesche. Allo stesso tempo il Partito dei lavoratori ha cercato d’intercettare una nuova generazione di elettori di sinistra. Non solo, c’è stato un terremoto nella strategia di comunicazione del partito provocato dall’arrivo del deputato André Janones, eletto nella lista del partito di centrosinistra Rede.

Alle elezioni legislative del 4 ottobre l’estrema destra ha comunque registrato una crescita a scapito della destra moderata e del centro. Ma anche la sinistra ha guadagnato seggi in parlamento e alla camera sono arrivati politici giovani esperti di social media che hanno portato energie fresche alla campagna elettorale. Dopo la sconfitta del primo turno Lula, 81 anni, ha invitato a Brasília un’intera generazione di deputati neoeletti. Tra questi astri nascenti c’è la deputata di 21 anni Ana Elisa, del Minas Gerais, uno stato tradizionalmente in bilico nelle elezioni; Erika Hilton, una donna trans rieletta con un numero record di voti; Jones Manoel, un comunista del Pernambuco (lo stato dov’è nato Lula), e Guilherme Cortez, un rappresentante che si definisce twink, una parola usata dalla comunità lgbt per indicare uomini gay, magri e senza peluria. Sono giovani della generazione Z diventati dei punti di riferimento sui social media.

Lessico militare

Ma l’asso della campagna è stato Janones, che ha creato il gruppo WhatsApp Exército do Lula, esercito di Lula, cresciuto fino a includere più di dieci milioni di utenti. Ha organizzato manifestazioni e azioni di propaganda disciplinate. Janones, snobbato dalla vecchia élite intellettuale di sinistra, è sempre stato popolare tra le masse. Ora è una celebrità.

Partendo dal presupposto che l’algoritmo della Meta penalizzasse la sinistra, Janones ha orchestrato grandi campagne sui social media, incoraggiando i sostenitori di Lula a postare foto con indosso la maglia della nazionale brasiliana di calcio. La strategia è stata un successo e Janones ha ripreso ironicamente il lessico militaresco dell’estrema destra, chiamando “soldati” i sostenitori di Lula e ribaltando la semiotica degli ultimi anni, con la famiglia Bolsonaro che mobilitava la sua base usando parole d’ordine militari.

Successo inaspettato
Il risultato del secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane del 25 ottobre 2026 (Tribunal Superior Eleitoral, EL PAÍS)

Anche dopo la sconfitta alle elezioni del 2022 l’estrema destra è rimasta una potenza sui social media, grazie a una combinazione di comunicazione efficace e del trattamento di favore che gli hanno riservato le aziende che gestiscono le piattaforme. Per esempio i post del deputato Nikolas Ferreira, vicino a Bolsonaro, hanno avuto più seguito di quelli delle popstar di fama mondiale. Una circostanza sfruttata per condurre una campagna di opposizione scorretta, ma efficace, al governo Lula.

Nel 2022, dopo il trionfale ritorno al potere, Lula ha fatto una serie di passi falsi politici alla guida della complessa coalizione del fronte ampio, mentre i suoi avversari sembravano imbattibili sui social media e vicini alla popolazione brasiliana. Ovviamente le critiche dell’estrema destra avevano poco a che fare con i problemi del governo Lula; gli alleati di Bolsonaro hanno sfruttato la relativa impopolarità dell’esecutivo per portare avanti il loro disegno di smantellamento della democrazia brasiliana.

Dopo aver sconfitto Jair Bolsonaro nel 2022, Lula è rimasto intrappolato in una situazione da “giorno della marmotta”: ogni crisi di governo era amplificata dalla propaganda dell’estrema destra.

Questa situazione di stallo è finita solo nelle ultime settimane. Janones ha portato una ventata d’aria fresca, risvegliando milioni di persone da uno stato di depressione potenzialmente letale davanti all’imminente ritorno del fascismo. La diretta streaming organizzata prima delle elezioni è stata preceduta da un’altra diretta, che ha avuto milioni di visualizzazioni e a cui hanno partecipato moltissimi artisti brasiliani. Da quel momento la destra ha perso il monopolio sulla comunicazione.

Lula ha raggiunto di nuovo le masse. Nei prossimi anni dovrà avere un approccio più vicino a quello dei suoi primi due mandati, quando aveva definito i termini del dibattito nazionale. E dovrà dialogare di più con la moltitudine di brasiliani che gli ha garantito la vittoria. L’economia sarà un altro grande problema da affrontare. E tutto questo mentre il mondo è letteralmente in fiamme.

La sua vittoria è stata un sollievo enorme per chi aveva visto Flávio Bolsonaro comportarsi già da presidente. Per chi ha vissuto le ultime settimane in Brasile, partecipando alle manifestazioni senza precedenti nella storia recente del paese, e sentendo crescere l’indignazione a ogni dibattito tra i due candidati, la parola chiave finalmente è speranza. ◆ nv

Hugo Albuquerque è l’editoredi Jacobin Brasil.

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati