Alcune malattie non si decidono a scomparire. Fino a qualche anno fa, ad esempio, l’Occidente pensava di aver sconfitto la tubercolosi. Ma eccola di ritorno, con l’aiuto dell’Hiv e del suo effetto depressivo sul sistema immunitario. E adesso gli esperti in malattie tropicali temono che anche la febbre gialla - una malattia che terrorizzava gli abitanti delle città portuali europee e americane nei secoli diciottesimo e diciannovesimo - stia preparando il proprio ritorno sulle scene. Se ciò accadesse, avremmo una quantità di vaccino sufficiente per affrontarla? David Magrath, direttore dell’Unità prodotti biologici dell’Organizzazione mondiale della sanità, che controlla le forniture di vaccini in tutto il mondo, è quasi sicuro che la quantità di vaccino disponibile a livello internazionale è insufficiente per affrontare l’eventuale scoppio di epidemie in grandi aree urbane.

Una ventina di anni fa questa carenza non sarebbe stata preoccupante. Ma negli ultimi anni, nell’Africa tropicale, uno dei due territori più tradizionalmente colpiti da questa malattia, si è verificato un costante aumento nel numero di epidemie di febbre gialla e di morti. Nel secondo, l’America Latina, le zanzare portatrici di questo virus, che si credeva fossero state completamente sterminate nella prima metà di questo secolo, sono tornate in forze.

A detta degli epidemiologi, ormai il terreno è pronto perché dalla foresta amazzonica, dove già covano parecchie epidemie, la febbre gialla si diffonda fino a raggiungere le sovraffollate città della costa orientale dell’America Latina. E da lì il virus potrebbe andare ancora più lontano, sostiene Jim Le Duc, un virologo ed epidemiologo che lavora per l’Organizzazione mondiale della sanità. Le zanzare in grado di portare il virus sono diffuse in molti altri paesi oltre all’Africa e all’America Latina, inclusi gli Stati Uniti e l’Australia. Che cosa accadrebbe se il virus si facesse dare un passaggio in questi paesi da qualche passeggero in volo su un aereo proveniente da qualche città dell’America Latina? Le Duc teme il peggio: “Se non facciamo qualcosa, potremmo andare incontro a un’enorme catastrofe a livello mondiale”.

E non è l’unico a chiedere un intervento urgente. Thomas Monath, vice-presidente della OraVax Inc., una compagnia americana di Cambridge, nel Massachusetts, specializzata in biotecnologia, e autorità mondiale in materia di febbre gialla lamenta “l’indifferenza di coloro che si occupano della sanità a livello mondiale” di fronte alla minaccia rappresentata da questa malattia. E Robert Shope, che dirige l’Unità di ricerca arbovirus di Yale, crede che esista un altro buon motivo per agire rapidamente. In futuro, sostiene, l’aumento di temperatura del globo terrestre potrebbe incoraggiare le zanzare aedes, il tipo di zanzare che trasmettono la febbre gialla, a spostarsi verso nord, aumentando così il rischio di contagio nell’America del Nord.

Che cosa si può fare? Anche se per la febbre gialla non esiste nessuna cura, circa 50 anni fa è stato trovato un eccellente vaccino. Il problema è che oggi questo vaccino viene usato per bloccare le epidemie già in atto lasciando così indifesa la maggior parte della gente e soprattutto i bambini. Per cambiare questa situazione e per attaccare le zanzare, che è l’unico altro modo per tenere la malattia sotto controllo, sarebbe necessaria una trasfusione di fondi da parte dei paesi più ricchi, dice Le Duc. Il pessimismo di Le Duc è comprensibile. Passa infatti la maggior parte del suo tempo a seguire la diffusione della dengue, una malattia trasmessa dalle zanzare simile alla febbre gialla ma meno letale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la dengue “si sta diffondendo… in tutto il globo terrestre e colpisce decine di milioni (di persone) ogni anno”. La cosa più preoccupante è che le zanzare Aedes aegypti , che trasmettono la dengue, sono anche le principali portatrici di febbre gialla nelle città. Le Duc sa che in ogni regione dove c’è un ritorno della dengue potrebbe scoppiare un’epidemia di febbre gialla. “In molti paesi si stanno verificando epidemie di dengue per la prima volta”, dice Le Duc, e tra questi ci sono il Brasile, il Venezuela e l’Australia.

E questa non è l’unica tendenza preoccupante. In tutto il mondo, le epidemie di febbre gialla si verificano ormai quasi ogni anno, soprattutto in Africa. E il numero di casi, che a partire dal 1948 - quando i vari paesi hanno cominciato a denunciarli all’Organizzazione mondiale della sanità - agli inizi degli anni Ottanta si limitava a qualche centinaio, negli ultimi anni è salito oltre i 3mila, stando alle cifre ufficiali. Quelle reali probabilmente sono dalle 10 alle 500 volte più alte, a giudicare dagli studi epidemiologici condotti sulla febbre gialla in Africa negli ultimi 25 anni. In realtà, a detta dell’Organizzazione mondiale della sanità, in Africa si verificano probabilmente circa 200mila casi di febbre gialla all’anno, 30mila dei quali sono mortali. Si è già in allarme anche per la diffusione di una “nuova” potenziale portatrice di febbre gialla nota come zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus ). Nel 1985 questo insetto ha viaggiato dal Giappone al sud degli Stati Uniti con un carico di pneumatici usati. Ormai è abbondantemente diffuso negli Stati Uniti e in Brasile, sembra che si stia diffondendo in altri paesi dell’America Latina, e si è definitivamente stabilito in Africa. Gli esperimenti fatti dimostrano che può facilmente raccogliere e trasmettere virus, compresi quelli della dengue e della febbre gialla. Di recente, alcuni ricercatori brasiliani hanno scoperto nelle regioni selvagge dell’Amazzonia esemplari di Aedes albopictus portatori di dengue.

Velocità di riproduzione

Ma la cosa ancora più preoccupante, dicono gli esperti, è la diffusione dell’Aedes aegypti nelle città. Diversamente dalle prime epidemie verificatesi in America Latina, finora in Africa la febbre gialla ha colpito soprattutto le comunità che vivevano nella savana o ai limiti della foresta. Specie come l’Aedes aegypti avevano ben poco a che fare con queste epidemie. Ma la situazione sta cambiando. Le città sempre più grandi e le loro periferie sovrappopolate offrono alle zanzare una scelta sempre più ampia di luoghi dove deporre le uova, come vecchi pneumatici pieni di acqua o altri oggetti cavi abbandonati. L’Aedes aegypti si sta diffondendo rapidamente in Africa e, di conseguenza, il rischio che scoppi un’epidemia di febbre gialla nelle città aumenta di anno in anno.

In America Latina, nel frattempo, l’Aedes aegypti sta risorgendo come Lazzaro dalla tomba. Nel 1947, i nove paesi più afflitti da casi di febbre gialla nelle città - Panama, Venezuela, le Guyane, Suriname, Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia - hanno lanciato una vasta campagna contro le zanzare attaccandole con il Ddt e distruggendo tutte le uova deposte nelle città. Nel 1965 il virus era ormai stato ricacciato nella foresta amazzonica tra le zanzare e le scimmie della giungla. Ma adesso le zanzare di città stanno tornando all’attacco, hanno cominciato di nuovo a riprodursi tra la spazzatura delle proliferanti bidonville e a causare epidemie di dengue, sebbene non abbiano ancora scatenato nessuna epidemia di febbre gialla. Secondo i rapporti ufficiali, in America Latina la febbre gialla colpisce ogni anno solo qualche centinaio di taglialegna e altre persone che lavorano nella foresta. Ma si tratta di una tregua instabile. Il numero sempre crescente di zanzare cittadine potrebbe facilmente prendere il virus dalle migliaia di immigranti che dalle campagne vanno ogni anno in città a cercare lavoro, o addirittura dalle scimmie che si avventurano nei pressi delle periferie. Per peggiorare le cose, le zanzare hanno cominciato a mostrare una certa resistenza a molti insetticidi standard.

“Siamo tornati alla situazione dell’inizio del secolo”, dice Monath. “La zanzara era presente in tutte le città della costa del Brasile. Il virus era diffuso nella foresta amazzonica. E navi piene di immigranti non immuni arrivavano dal Vecchio mondo”.

Dalla foresta alla città

Monath ha sviluppato il suo interesse per la febbre gialla nel Centro per il controllo delle malattie infettive di Atlanta, dove ha lavorato come virologo per 20 anni. La OraVax, la compagnia che opera nel campo della biotecnologia per cui lavora dal 1992, è specializzata nella preparazione di vaccini orali per la diarrea, l’epatite e il cancro allo stomaco, e non ha nessun interesse commerciale a fabbricare o a vendere vaccini contro la febbre gialla. Ma questo non impedisce a Monath di occuparsi del problema. Secondo i suoi calcoli, circa 121 milioni di persone non immuni vivono sulle coste del Brasile infestate dall’Aedes aegypti. E per di più, l’Aedes albopictus - che diversamente dall’Aedes aegypti vive bene sia nella foresta che in città - si sta diffondendo attraverso tutto il continente. Si teme che questa zanzara possa svolgere la funzione di intermediaria, trasferendo il virus dalla foresta alla città. “Ci sono tutte le condizioni, ci avvisa Monath, per una grossa esplosione della malattia nelle città”.

Se ciò avvenisse, dovremmo stare attenti ai viaggi in aereo. Secondo Monath, infatti, un passeggero infetto in poche ore potrebbe portare il virus da Rio a Miami o a New Orleans, dove da tempo si sono insediate ampie popolazioni di Aedes aegypti. L’ultima epidemia urbana che ha colpito gli Stati Uniti si è verificata nel 1905 a New Orleans, con 5mila casi e millemorti. La storia potrebbe ripetersi? “È molto probabile - dice Monath - anche se con gli efficienti sistemi di controllo della malattia in uso oggi negli Stati Uniti, e la diffusione di zanzariere e aria condizionata, il rischio sta diminuendo”.

Ma questo non è un motivo sufficiente per rilassarsi, insiste: “Non esistono quasi più esperti sulla febbre gialla negli Stati Uniti e c’è solo una ditta che produce piccole quantità di vaccino contro la febbre gialla del tipo approvato dalla Food and drug administration”. L’Istituto di medicina americano è più preciso nel suo pessimismo. Il suo rapporto più recente sulle “Infezioni emergenti” prevede “che con molta probabilità (in caso scoppiasse un’epidemia di febbre gialla a New Orleans) si ammalerebbero 100mila persone… e probabilmente 10mila morirebbero entro 90 giorni… (soprattutto) perché non sono disponibili pesticidi “accettabili” per il controllo del virus… non esistono medicine efficaci e… nessuna ditta americana potrebbe produrre in tempo una quantità di vaccino sufficiente”. I Laboratori Connaught di Swiftwater, in Pennsylvania, sono, in effetti, gli unici produttori del vaccino approvato dalle autorità statunitensi. Un portavoce della compagnia dichiara che la produzione è di almeno un milione di dosi di vaccino all’anno, più 50mila di riserva e una “notevole quantità” di vaccino sfuso che potrebbe essere pronto all’uso in circa una settimana. Sarebbe sufficiente per affrontare un’ipotetica epidemia a New Orleans che minacciasse la vita di 500mila persone? Probabilmente no, dice Magrath dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel suo complesso, aggiunge, la produzione di vaccino per la febbre gialla “viene fatta quasi su scala artigianale” ed è “troppo poco flessibile per affrontare una crisi seria in tempi brevi ”.

Carenza letale

L’Unicef compra quasi tutto il vaccino che si produce nel mondo - tra i 6 e i 20 milioni di dosi l’anno secondo l’addetto agli acquisti dell’organizzazione Hyuk-Soo Kwon. “Di solito trasportiamo il vaccino dal luogo dove viene prodotto a quello in cui serve entro 48 ore” dice Kwon, secondo il quale viene fabbricato vaccino sufficiente per affrontare l’attuale ondata di epidemie in atto in Africa, nonché le necessità molto minori dell’America Latina.

Ma questo non rassicura Monath. “Servirebbe quasi l’intera produzione disponibile in tutto il mondo soltanto per affrontare un’epidemia, supponiamo, a Rio o a San Paolo”. Messe insieme queste due megalopoli avrebbero bisogno di circa 25 milioni di dosi di vaccino. E se possiamo basarci sull’attuale diffusione della dengue e della zanzara che la trasmette, fa notare Monath, potrebbero essere necessari altri tre milioni di dosi per vaccinare gli abitanti del Territorio del Nord e del Queensland in Australia. Poi c’è l’Asia, dove l’Aedes aegypti abbonda, la dengue dilaga e il numero di persone che dovrebbero essere vaccinate è, a detta di Monath, “sconvolgente”. Fin dall’apertura del Canale di Panama nel 1914, l’Asia si è sentita minacciata dal rischio che la febbre gialla attraversasse il mare dall’America (non dall’Africa, la cui costa orientale è rimasta relativamente immune dal contagio). Alcuni esperimenti hanno dimostrato che il tipo di Aedes aegypti che si trova in Asia è capace di portare la febbre gialla e di contagiare gli animali. Il motivo per cui la malattia non è ancora arrivata in Asia rimane, a detta di Monath, “uno dei grandi misteri della virologia”.

Medici imperiali

Le Duc è tutt’altro che ottimista per quanto riguarda la minaccia di epidemie di febbre gialla nelle città. Ma a suo parere in Africa c’è un problema più immediato da affrontare. Il 95 per cento dei casi riportati in tutto il mondo si verifica in Africa e la febbre gialla è endemica in 33 dei 46 paesi del continente. Da quando la Francia ha rinunciato alle sue colonie negli anni Sessanta, le campagne di vaccinazione sono state usate solo per “respingere” le epidemie; non ci sono stati tentativi di immunizzare intere popolazioni prima che l’evento si verificasse. Tuttavia, l’eredità delle vecchie campagne francesi dà ancora i suoi frutti.

Dei 33 paesi africani in cui la febbre gialla è o potrebbe essere un problema, la maggior parte delle epidemie si è verificata in quelli che non hanno mai fatto parte dell’impero francese. I medici imperiali inglesi avevano invece deciso di lasciare i loro sudditi indigeni alla mercé del virus, probabilmente perché preoccupati degli effetti collaterali, a volte fatali, causati dal vaccino usato dai francesi in Africa occidentale - l’unico vaccino disponibile all’epoca sufficientemente facile da somministrare nelle condizioni disagiate della boscaglia africana. Tra le ex-colonie britanniche, la Nigeria è stata colpita dal virus con particolare durezza, avendo subito nove epidemie tra il 1950 e il 1991. Anche l’Etiopia, il Gambia, il Ghana e il Sudan hanno avuto la loro parte di epidemie. E l’ultimo contagio sviluppatosi in Africa è stato proprio in Kenya, dove sono stati riportati 54 casi e 28 morti. La cosa che preoccupa di più Susan Robertson, un ufficiale medico che lavora per il Programma allargato di immunizzazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, è che la percentuale di bambini contagiati sembra aumentare a ogni nuova epidemia. “Abbiamo un vaccino favoloso. Protegge quasi per tutta la vita con una sola iniezione. Esiste da 50 anni. E tuttavia non lo usiamo per proteggere i milioni di bambini africani che ogni anno corrono il rischio di prendere la febbre gialla”.

Insieme ad altri medici impegnati nel Programma, la dottoressa Robertson ha iniziato una crociata perché il vaccino contro la febbre gialla venga incluso nel “pacchetto” di vaccini che al momento vengono iniettati a quasi l’80 per cento dei bambini del mondo per proteggerli contro la poliomielite, il morbillo, la tubercolosi, la difterite, la tosse convulsa e il tetano. Secondo la dottoressa “sarebbe facile aggiungere il vaccino contro la febbre gialla al pacchetto”. Per quanto riguarda i costi, i ricercatori calcolano che comporterebbe una spesa dai 65 ai 78 centesimi in più dei 6 o 7 dollari del costo attuale del pacchetto distribuito a ciascun bambino. Si è invece calcolato che vaccinare le persone dopo lo scoppio di un contagio, come ad esempio è avvenuto in Nigeria, viene a costare circa 8 dollari a persona.

Undici dei 33 paesi africani ad alto rischio hanno già cominciato a vaccinare i bambini con il sostegno finanziario di una serie di donatori. Altri sei paesi hanno dichiarato che seguiranno il loro esempio. Ma i progressi sono lenti: solo 2 dei 19 milioni di bambini che si calcola vivano in questi 33 paesi sono stati vaccinati. Monath ritiene “intollerabile che si sia dovuto aspettare fino ad ora, dopo tante epidemie e migliaia di morti, perché la comunità internazionale prendesse sul serio la febbre gialla”. La dottoressa Robertson e Le Duc stanno cercando di raccogliere fondi non solo per il vaccino - che comporta una spesa di circa 5 milioni di dollari l’anno - ma anche per la ricerca, l’addestramento di personale e le attrezzature di laboratorio - per cui servono circa 100mila dollari - al fine di assicurare una rapida e accurata diagnosi del contagio. Solo allora, dicono, potremo farci un’idea precisa di quanto sia esteso. Senza attrezzature di laboratorio piuttosto sofisticate, è abbastanza facile scambiare la malattia per qualcos’altro, in particolare per l’epatite virale, la malaria e il tifo.

Almeno per quanto riguarda l’Africa, sembra che la comunità sanitaria internazionale si stia dando abbastanza da fare nella lotta contro la febbre gialla. Ma nel Nuovo mondo, dove il pericolo sta covando e potrebbe far scoppiare epidemie che interesserebbero l’intero pianeta, a detta di Le Duc, si è appena cominciato a fare qualche tentativo per ridurre il rischio. La ricetta è semplice e chiara: migliorare le condizioni igienico-sanitarie di base e garantire gli approvvigionamenti di acqua, rimuovere i rifiuti per eliminare i possibili luoghi di riproduzione delle zanzare e, dove è possibile, immunizzare le persone a rischio. L’unico problema è vedere quando il mondo si renderà conto del pericolo e comincerà a stanziare i fondi necessari. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati