Nella percezione collettiva il denaro e la sua gestione sono un aspetto razionale fatto di numeri, grafici e colori che ci dicono se “siamo al verde” o “siamo andati in rosso”. Eppure, secondo diversi studi pubblicati dai ministeri della salute di paesi occidentali, più della metà della popolazione adulta manifesta sintomi da stress post traumatico legati alla gestione dei soldi, una percentuale che arriva fino al 75 per cento per chi ha meno di 45 anni. L’idea moderna che la gestione del denaro sia qualcosa di logico nasce nel settecento dalle teorie dell’economista scozzese Adam Smith. Al modello capitalista che è venuto nei secoli successivi ha sempre fatto comodo sostenere questa teoria, in modo da far passare chi era povero come sprovveduto e meno intelligente. In realtà la gestione economica delle nostre esistenze è strettamente legata ad aspetti umani come la paura, l’insicurezza, l’educazione, il privilegio e la discriminazione. Miho Soon, l’autrice di questo podcast, è cresciuta nella comunità cinese in Malaysia. Le ripetevano spesso che i nativi erano più poveri perché erano “pigri” e non avevano voglia di lavorare, una teoria inventata dai colonizzatori britannici per mettere i diversi gruppi etnici dell’isola in competizione tra loro. La miniserie Money trauma esplora come i soldi, e soprattutto la paura di rimanere senza, condizionano le nostre vite.

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati