Parlare con Olavo de Carvalho mette a dura prova l’autocontrollo. Quando qualche mese fa sono entrata in casa sua per un’intervista, era seduto dietro la scrivania, con i capelli grigi ordinatamente pettinati all’indietro. Più di cento pipe erano allineate su uno scaffale e migliaia di libri riempivano i ripiani dello studio, insieme ad almeno venti fucili. Mi ha accolto con un’espressione molto corrucciata e gli occhi spalancati. Poi mi ha indicato un foglio su cui era stampato un articolo che avevo scritto di recente, e mi ha urlato: “Che cazzo è questo?”. Così è cominciato il nostro secondo incontro.
Seduta di fronte a lui, mi sono accorta che aveva già preparato il suo computer per filmare la nostra conversazione, e che la telecamera del suo portatile inquadrava il mio viso (Olavo registra tutte le interviste con i giornalisti, che lui definisce “nemici del popolo”, e spesso le pubblica sul suo canale YouTube. Questi filmati sono poi diffusi dai suoi sostenitori, con titoli come “Olavo umilia un giornalista”). Sua moglie, sua figlia, altri parenti e amici erano seduti su un divano dietro di me, mangiavano cose prese da Burger King e fumavano. Sembravano un pubblico che assiste a uno spettacolo. Per mesi avevo cercato di mettermi in contatto con Olavo e lui ha accettato d’incontrarmi solo ora. Aveva letto un articolo che avevo scritto su di lui e voleva una possibilità di replica. Lì, nel suo studio, con il braccio teso, mi ha puntato il dito contro gridando: “Sei una bugiarda pericolosa e senza vergogna: mi stai diffamando!”. “Sei una puttana!”, ha continuato, puntando ancora il dito. “Vieni qui a casa mia, con quel sorriso cinico. Non vali niente, donna!”.
Frasi del genere potrebbero anche essere ignorate, se a pronunciarle fosse una figura marginale della politica. Ma Olavo de Carvalho non è un personaggio minore. Noto semplicemente come “Olavo” nel suo paese d’origine, il Brasile, questo ex astrologo, ex comunista ed ex giornalista è diventato la voce più violenta contro la sinistra brasiliana. I suoi commenti raggiungono immediatamente tutto il paese, diffusi su YouTube e su Facebook dai suoi sostenitori, che sono più di un milione. Idolatrato dalla destra e messo in ridicolo come un estremista dalla sinistra, in Brasile si parla di lui e delle sue idee quasi tutti i giorni, sia su Twitter sia sulle riviste.
Ma Olavo de Carvalho, 72 anni, è potente anche per un altro motivo. È l’uomo che ha ispirato la visione politica di estrema destra del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Filosofo autodidatta che non ha finito le superiori, con il suo corso di filosofia online ha formato una generazione di dirigenti conservatori brasiliani. Secondo lui circa cinquemila studenti sono attualmente iscritti al corso e ventimila persone hanno seguito le sue lezioni, tra cui alcuni ministri di Bolsonaro.
Contro gli intellettuali
Oggi dalla sua casa-ranch in una contea rurale a sud della città statunitense di Petersburg, in Virginia, Olavo de Carvalho è il fulcro di un’ideologia antintellettualistica che determina le politiche del Brasile, un paese abitato da più di duecento milioni di persone. Fornisce l’ispirazione a uno dei leader più estremisti del mondo e sta trasformando idee un tempo marginali in azione di governo.
Sarebbe facile accostarlo al più famoso Steve Bannon, un altro ideologo di destra che ha offerto la sua guida all’inaspettato vincitore di un’elezione presidenziale, cioè Donald Trump. Eppure Olavo s’innervosisce quando viene paragonato a Bannon, o almeno gli succedeva in passato.
Al nostro primo incontro, nel dicembre 2018, Bolsonaro era appena stato eletto ma non era ancora entrato in carica, e Olavo non aveva ancora incontrato Steve Bannon di persona. In quell’occasione mi aveva detto che non prendeva Bannon sul serio. Nel frattempo però le cose sono cambiate. A gennaio, due settimane dopo la cerimonia d’insediamento di Bolsonaro, Bannon incontrava Olavo nella sua casa di Petersburg. A marzo il filosofo era l’ospite d’onore di un evento organizzato da Bannon al Trump hotel di Washington, dove l’ex consulente strategico della Casa Bianca lo ha presentato a un gruppo selezionato di circa cento ospiti. “È uno dei più grandi intellettuali conservatori del mondo”, diceva Bannon di lui.
Dopo una breve pausa, il suo tono si è fatto solenne: ‘Voglio che tu sappia che hai disgustato tutta la mia famiglia’
Il giorno dopo la celebrazione da parte di Bannon è stato il turno di Bolsonaro. Durante una visita a Washington – il primo viaggio internazionale del leader brasiliano in qualità di presidente – Bolsonaro ha organizzato una cena formale nella residenza dell’ambasciatore brasiliano. Olavo era seduto alla destra di Bolsonaro, mentre Bannon era alla sua sinistra. Il presidente ha dichiarato che sognava da tempo di “liberare il Brasile dall’atroce ideologia della sinistra”. Poi ha guardato Olavo e ha aggiunto: “La rivoluzione che stiamo vivendo la dobbiamo in buona parte a quest’uomo”.
Bolsonaro lo aveva già omaggiato pubblicamente. Nel primo discorso alla nazione dopo la sua elezione, il presidente aveva quattro libri sulla sua scrivania: la Bibbia, la costituzione brasiliana, il libro di memorie La seconda guerra mondiale di Winston Churchill e un libro di Olavo, O mínimo que você precisa saber para não ser um idiota (Il minimo che devi sapere per non essere un idiota). “Quello che voglio fare più di ogni altra cosa è seguire i consigli di Dio e quelli della costituzione brasiliana”, ha dichiarato il presidente. “Voglio anche ispirarmi ai grandi leader, quelli in grado di dare buoni consigli”.
Jair Bolsonaro ha incontrato Olavo di persona solo dopo aver vinto le elezioni, ma il loro rapporto è cominciato almeno dieci anni fa, quando gli scritti in rete di Olavo catturarono l’attenzione dei figli di Bolsonaro, che sono a loro volta dei politici. Nel 2012 il primogenito del presidente, Flavio, deputato del parlamento dello stato di Rio de Janeiro, visitò Olavo nella sua casa in Virginia per consegnargli la medaglia Tiradentes, un’alta onorificenza. Cinque anni dopo un altro figlio di Bolsonaro, Eduardo, deputato del parlamento brasiliano, diffondeva un video dalla casa di Olavo nel quale indossava una maglietta con la scritta “Olavo tem razão” (Olavo ha ragione). I manifestanti intonavano lo stesso slogan in alcune proteste contro il governo federale prima delle elezioni presidenziali, denunciando gli scandali che avrebbero contribuito a far salire Bolsonaro al potere.
Di questi tempi, quando Olavo parla, Bolsonaro ascolta. Il presidente ha seguito i suoi consigli, nominando ministro degli esteri Ernesto Araújo, un cristiano conservatore che ha definito la crisi climatica una “cospirazione marxista”. Anche le persone che gestiscono il “ministero dell’odio”, incaricato di mantenere un clima di rabbia sui social network e durante le apparizioni pubbliche, sembrano essersi ispirate a lui. Abraham Weintraub, ex studente del corso di filosofia online di Olavo, oggi è il ministro dell’istruzione ed è determinato a convertire i suoi insegnamenti in politica di governo: per combattere il “marxismo culturale” ha tagliato del 30 per cento i fondi alle università federali, considerate centri d’indottrinamento della sinistra.
Iperboli e battute
Forse però è il dichiarato odio di Olavo per il comunismo a ispirare maggiormente le politiche di Bolsonaro. Quest’odio forma il nucleo centrale delle convinzioni di entrambi, e fornisce una motivazione razionale alle politiche di “ordine pubblico” con cui il presidente ha facilitato l’accesso alle armi per i civili e ha incoraggiato la repressione della polizia nelle favelas. Alimenta le critiche ai “sinistrorsi” che sostengono che così i diritti umani vengono calpestati e rende possibile un’apologia della dittatura militare in Brasile. La dittatura, nella visione del mondo di Olavo, è una “rivoluzione” che negli anni sessanta ha salvato il paese dal comunismo. Nei suoi 27 anni da deputato, Bolsonaro si è espresso in favore della dittatura, sostenendo che il suo più grave errore è stato quello di torturare i dissidenti invece di ucciderli.
Quando ho citato alcune di queste dichiarazioni pubbliche a Olavo, lui le ha negate tutte. Le parole di Bolsonaro, mi ha detto, in realtà sono spesso “piene d’iperboli e battute”. Olavo de Carvalho è ammirato molto da Bolsonaro e da alcuni suoi ministri – lo scorso agosto ha ricevuto l’Ordine del Rio Branco, il più alto riconoscimento diplomatico del Brasile per “servizio e merito” – ma la sua influenza si estende anche oltre, grazie alla sua presenza su internet. Olavo si trasferì per la prima volta negli Stati Uniti nel 2005, per lavorare come corrispondente da Washington di Diário do Comércio, che al tempo era un quotidiano finanziario. Mi ha spiegato che, nonostante in passato avesse rapporti stretti con alcuni politici e giornalisti statunitensi, ha rapidamente “perso interesse” nei loro confronti, considerandoli “un mucchio di persone noiose”. È su internet che ha trovato la sua vera vocazione.
◆ 1947 Nasce a São Paulo, in Brasile.
◆ 1977 Scrive il primo articolo sulla Folha de S.Paulo, per la quale si occupa di cultura e astrologia.
◆ 2002 Fonda il si to Mídia sem máscara, dove comincia a diffondere idee di estrema destra.
◆ 2005 Si trasferisce negli Stati Uniti.
◆ 2018 Incontra il presidente Jair Bolsonaro.
Creò il suo corso in rete nel 2009 per arginare quello che aveva diagnosticato come il principale problema del Brasile: il “dominio della sinistra” sulla stampa e le università del paese. Mi ha raccontato che sperava di costruire una classe politica conservatrice nel giro di trent’anni. In realtà gli ci è voluto molto meno tempo.
Nelle sue lezioni diffonde falsità, per esempio quella che i nazisti fossero un partito di sinistra (una retorica usata dai sostenitori di Bolsonaro contro i loro avversari politici), insegna ai suoi studenti che mancare di rispetto al nemico è un principio fondamentale per sconfiggere la sinistra, e spesso usa riferimenti sessuali per attirare l’attenzione: nel nostro primo incontro Olavo aveva descritto l’elezione del presidente nel 2018 come “un’eiaculazione precoce”.
Secondo lui i dissidenti dovrebbero essere intimiditi e, in un filmato postato da un suo sostenitore su YouTube, istruisce su come usare gli attacchi personali per intimidire i “comunisti”. Chi lo segue, sostiene, dovrebbe usare “tutte le parolacce della lingua portoghese” contro le voci critiche. “Non si tratta di distruggere le idee”, continua Olavo, “ma di distruggere le carriere e il potere delle persone. Devi essere diretto, e senza rispetto: è molto importante”.
La nostra conversazione a casa sua è stata un dimostrazione di questa strategia. Gli ho citato vari esempi del suo sostegno esplicito alla dittatura brasiliana: affermazioni secondo le quali il regime sarebbe stato “troppo morbido” e la sua “mollezza” avrebbe permesso che le “bugie della sinistra” si diffondessero. Olavo le ha negate tutte, preferendo cambiare argomento, dicendo che ignorano il fatto che i comunisti “uccidono ogni giorno” persone in tutto il mondo. Poi si è arrabbiato, accusandomi di voler dipingere la destra come malvagia. “Non hai nessun pensiero sensato nella tua testa? Vuoi solo sembrare carina? La tua vita è tutta qua?”, mi ha incalzato.
Alla fine della nostra intervista, durata un’ora e mezza, mi ha detto che mi avrebbe impedito di pubblicare le sue dichiarazioni – nonostante l’intera conversazione fosse stata registrata con il suo consenso (a dire il vero l’abbiamo registrata tutti e due) – e ha minacciato di umiliarmi su internet, anche se non ha caricato il video del nostro colloquio sul suo canale YouTube.
Dopo una breve pausa, il suo tono si è fatto improvvisamente solenne: “Voglio che tu sappia che hai disgustato tutta la mia famiglia”. Poi si è alzato in piedi e con fare minaccioso ha urlato: “Fuori di qui!”.
Una fabbrica di geni
Mentre mi avviavo verso il cancello della sua proprietà, percorrendo una stradina circondata da pini e bandiere degli Stati Uniti, passando oltre un vecchio furgone Dodge che sul retro aveva un adesivo con la scritta “Commie hunter” (cacciatore di comunisti) ed entrando nella mia auto, ho pensato a lui e sono rimasta stupita. Il nostro incontro è stato un perfetto esempio della filosofia e dello stile di Olavo: odio contro la stampa, bugie sulla storia, sfruttamento dei sostenitori su internet per zittire i detrattori.
Olavo mi ha raccontato con fierezza che, attraverso i suoi insegnamenti, ha creato una “fabbrica di geni” in rete. “La mia influenza sulla cultura brasiliana è infinitamente più grande di tutto quello che attualmente sta facendo il governo”, mi ha detto. “Sto cambiando la storia culturale del Brasile. I governi passano. La cultura resta”. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1350 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati