Steve Bannon e Bernie Sanders non sono d’accordo su molte cose. Entrambi però pensano che l’intelligenza artificiale (ia) sia un disastro per i lavoratori. Il senatore del Vermont ha scritto di recente che “gli oligarchi dell’ia non vogliono solo sostituire specifici posti di lavoro. Vogliono sostituire i lavoratori”. Di recente Bannon, ex capo stratega di Trump, ha espresso concetti simili: la Silicon valley “non si preoccupa della gente comune”, ha detto in una puntata di un podcast intitolata “Impedire agli oligarchi dell’ia di rubare l’umanità”. Questa emergente coalizione “da Bernie a Bannon” indica la crescente ansia bipartisan nei confronti dell’ia. Nei sondaggi, gli Stati Uniti risultano tra i paesi più preoccupati per l’intelligenza artificiale. Gli Usa sono allo stesso tempo i principali sviluppatori mondiali di ia e i suoi più grandi detrattori.

Fuoco e fiamme

In tutto il paese nel primo trimestre di quest’anno sono stati cancellati molti progetti per la costruzione di data center in seguito all’opposizione delle comunità locali. Nei casi più estremi le preoccupazioni legate all’ia sembrano sfociare nella violenza. Ad aprile un uomo ha lanciato una molotov contro la casa di Sam Altman, fondatore della OpenAi, prima di dirigersi verso la sede dell’azienda, dove avrebbe minacciato di dar fuoco all’edificio e uccidere chiunque si fosse trovato all’interno. E forse è solo l’inizio.

Negli ultimi anni l’industria dell’ia ha continuato a mettere in guardia da un futuro senza lavoro. Finora però la narrazione sulla sostituzione dei lavoratori è rimasta in larga misura ipotetica. Anche se alcuni dirigenti del settore tecnologico hanno attribuito i tagli di personale all’ia, molti analisti li hanno accusati di fare ai-washing, di usare cioè la tecnologia come capro espiatorio di decisioni che avrebbero preso comunque. Semmai, fino a oggi l’ia è stata soprattutto un vantaggio economico per gli Stati Uniti, sostenendo il mercato azionario e favorendo la crescita. Naturalmente tutto questo potrebbe cambiare. Molti politici, compreso il presidente Trump, hanno sostenuto con entusiasmo la Silicon valley nel tentativo di vincere la presunta corsa all’ia contro la Cina. Chi è favorevole all’intelligenza artificiale sta però cominciando a preoccuparsi delle reazioni avverse.

Nella peggiore delle ipotesi, la situazione potrebbe diventare molto grave. Con il suo potenziale di trasformazione sociale ed economica su larga scala, “l’ia genera le condizioni strutturali storicamente associate all’insorgere della violenza politica”, ha scritto Yannick Veilleux-Lepage, ricercatore che studia tecnologia e terrorismo. Già ora un quarto degli statunitensi sembra considerare accettabile la violenza come strumento per ottenere cambiamenti politici. E secondo il Soufan center, un gruppo di ricerca apolitico, negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle “minacce dirette” contro individui, decisori politici e aziende coinvolte nell’ia. Le minacce più comuni riguardano il “sabotaggio di data center progettati o già operativi”.

I funzionari locali si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile: “Mentre le figure di livello nazionale sono irraggiungibili, i responsabili politici locali che hanno approvato il data center diventano i bersagli della stessa rabbia strutturale”, ha scritto Veilleux-Lepage. Una versione di tutto questo si è già verificata in passato: la Silicon valley ama paragonare l’ia alla rivoluzione industriale. In questi confronti, il settore tecnologico di solito evidenzia l’enorme ricchezza resa possibile dall’industrializzazione. È vero che la rivoluzione industriale aumentò radicalmente la crescita economica, ma viverla in prima persona fu tutt’altra cosa. Molte persone videro i salari stagnare e le condizioni di lavoro peggiorare, mentre proprietari di fabbriche e industriali accumulavano ricchezze immense. Questo provocò rivolte e, in alcuni casi, attacchi contro gli industriali stessi. L’automazione non era l’unico problema di quel periodo. Una combinazione di ostacoli al commercio e cattivi raccolti provocò inflazione e un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. Le macchine però diventarono il bersaglio della rabbia di chi era in difficoltà.

Allo stesso modo, durante una crisi economica è probabile che la reputazione dell’ia peggiori. Se le persone sono già alle prese con la disoccupazione, difficilmente guarderanno con serenità alla possibilità che l’intelligenza artificiale automatizzi anche gli impieghi rimasti. E se l’ia dovesse rivelarsi una bolla, potrebbe effettivamente scoppiare e trascinare con sé il resto dell’economia.

A vantaggio dei più ricchi

La Silicon valley sta cominciando a rendersi conto del risentimento crescente. In particolare, si cerca di cambiare la narrazione sulla perdita di posti di lavoro causata dall’ia. Nel 2023, dopo l’uscita di ChatGpt, Altman disse che “i posti di lavoro spariranno, punto e basta”. Ora però sembra aver cambiato tono: “Il catastrofismo sui posti di lavoro probabilmente si rivelerà sbagliato nel lungo periodo”, ha scritto all’inizio di maggio.

Gran parte del paese però ha già la sensazione che l’economia sia truccata a vantaggio dei più ricchi. Un sondaggio ha rilevato che, suddividendo gli statunitensi per reddito familiare, il gruppo più ottimista sull’ia nella vita quotidiana è quello di chi guadagna oltre 200mila dollari all’anno. E il futuro prossimo dell’ia sembra destinato a rafforzare ulteriormente queste dinamiche: la OpenAi e la Anthropic valgono quasi mille miliardi di dollari, concentrando ancora più denaro e potere nelle mani di pochi. “Lo sconvolgimento produce vincitori e vinti”, mi ha detto Nathaniel Persily, professore di diritto a Stanford ed esperto di ia. “Molti statunitensi, basandosi sulla storia della tecnologia negli ultimi vent’anni, non sono convinti che saranno tra i vincitori”. Se l’industria tecnologica crede davvero che basti cambiare comunicazione per placare questa reazione ostile, allora non ha capito il problema. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati