Drew aveva otto anni quando girando tra i canali tv si imbatté in una puntata di Girls gone wild (Ragazze scatenate). Qualche anno dopo scoprì i film erotici trasmessi dal canale televisivo Hbo a tarda notte. Poi, intorno ai quattordici anni, cominciò a guardare i siti porno sul cellulare. I video andavano bene per masturbarsi, dice Drew, ma davano anche delle idee sulle posizioni sessuali da provare con le ragazze. Dal porno ha imparato che a letto i maschi devono essere forti e dominanti, e fare cose come girare con forza le ragazze a pancia in giù mentre fanno sesso. E che le ragazze gemono e si eccitano con quasi tutto quello che fa un ragazzo sicuro di sé. Una scena in particolare l’aveva colpito: una donna si annoiava con un partner gentile mentre andava in estasi con un altro decisamente più aggressivo.

Ma già l’anno dopo Drew – uno studente modello che adora giocare a baseball, scrive testi rap e si confida ancora con la mamma – ha cominciato a rendersi conto che il porno influenzava i suoi pensieri sulle compagne di scuola. Il loro seno, si chiedeva, era come quello dei filmati che vedeva? Facendo sesso le ragazze lo avrebbero guardato come facevano le donne dei film porno? Gli avrebbero fatto un pompino e tutte quelle altre cose?

Drew, che mi ha chiesto di non usare il suo vero nome, era al penultimo anno di liceo quando l’ho conosciuto, alla fine del 2016, e mi ha raccontato parte di questa storia un pomeriggio mentre eravamo seduti in una sala conferenze con diversi altri ragazzi del liceo, mangiando patatine, bevendo bibite gassate e aspettando che cominciasse un programma del doposcuola. Vicino a lui c’era Q, un ragazzo che mi ha chiesto di usare solo l’iniziale del suo nome. Aveva 15 anni, anche lui era un bravo studente appassionato di baseball, ed era perplesso su come il porno si potesse applicare alla vita reale. Q non aveva mai fatto sesso: gli piacevano le ragazze più grandi, irraggiungibili, e la sua ultima ragazza risaliva alla prima media, ma avevano solo pomiciato un po’. Non si poteva dire che fosse in una buona posizione per chiedere a una ragazza cosa le piaceva fare. Come mi ha raccontato nel corso di diverse conversazioni, a lasciarlo confuso non era solo il porno, ma anche alcuni contenuti che vedeva su Snapchat, su Facebook e su altri social network. Per esempio la gif animata in cui si vedeva un uomo che spingeva una donna contro un muro e una ragazza che commentava: “Voglio anch’io un tipo così”.

La pornografia ha anche aumentato l’ansia da prestazione di Q. “Nei video gli uomini sono alti e dominanti, hanno il pene grosso e durano a lungo”, mi ha detto. E se non fai come quelli del porno, ha aggiunto Drew, “hai paura che non le piacerai”.

Appoggiandosi allo schienale della sedia, Drew ha detto che certe ragazze si comportano come se volessero un energumeno invece di un partner sveglio e sensibile. Ma lo vogliono davvero? O fanno finta? O magari le ragazze credono di dover desiderare proprio questo? Né Drew né Q sapevano darsi una risposta. Un paio di sedie più in là un ragazzo del secondo anno che fino a quel momento era rimasto zitto ha aggiunto che forse neanche le ragazze lo sapevano. “I social network gli fanno credere di volere qualcosa”, ha detto, precisando di aver visto materiale porno solo qualche volta e che non gli era piaciuto. “Ma penso che certe ragazze abbiano paura”.

“Ti entra in testa”, ha detto Q. “Se questa ragazza lo vuole, allora forse la maggior parte di loro lo vuole”. Aveva sentito parlare dell’importanza del consenso nel sesso, ma gli sembrava una cosa piuttosto astratta, e pensava che non fosse un concetto realistico nell’eccitazione del momento. Di punto in bianco avrebbe dovuto chiedere: posso tirarti i capelli? Forse poteva provare qualcosa e vedere come reagiva la ragazza. Sapeva che certe cose – come i giocattoli sessuali o il sesso anale – non le avrebbe provate senza prima chiederlo alla partner. “Io lo farei e basta”, ha detto un ragazzo in jeans e felpa. Quando gli ho chiesto a cosa si riferiva, mi ha risposto: il sesso anale. Dava per scontato che alle ragazze piacesse, perché nel porno le donne lo fanno. “Non farei mai niente che possa creare disagio”, è intervenuto Drew. “Potrei chiedere: ‘L’ho visto in un porno, ti va di provarlo?’”.

Avere 14 anni

Erano quasi le quattro del pomeriggio e i ragazzi hanno cominciato a preparare gli zaini per andare a una lezione di alfabetizzazione al porno. Il corso intitolato “La verità sulla pornografia: educazione al porno per gli studenti delle superiori per ridurre la violenza sessuale e di coppia”, rientra nel programma Start strong, creato per i ragazzi della zona sud di Boston e finanziato dall’agenzia locale per la salute pubblica. Ogni anno lo frequentano circa venticinque liceali, per lo più neri o ispanici, insieme a qualche studente asiatico degli istituti pubblici di Boston. Per buona parte dell’anno gli adolescenti imparano cosa significa una relazione sana, approfondiscono il tema della violenza nelle giovani coppie e i problemi di gay, lesbiche e transgender, spesso con discussioni di gruppo, giochi di ruolo e altre esercitazioni.

“Nei video gli uomini hanno il pene grosso e durano a lungo”, mi ha detto uno studente

Ma per un paio d’ore alla settimana, per un totale di cinque settimane, gli studenti del secondo, terzo e ultimo anno delle superiori partecipano al corso di alfabetizzazione al porno, che cerca di renderli fruitori più esperti e più critici analizzando come sono rappresentati il genere, la sessualità, l’aggressione, l’appartenenza etnica, il sesso omosessuale, le relazioni interpersonali, il corpo e il consenso.

Bryant Paul, professore associato alla Media school dell’Indiana university, spiega che in media i ragazzi vedono video porno per la prima volta a 13 anni, e le ragazze a 14. Paul ha analizzato il rapporto tra i contenuti pornografici e le abitudini del pubblico adulto e adolescente. In uno studio condotto nel 2008 su un gruppo di studenti dell’università del New Hampshire, il 93 per cento dei ragazzi e il 62 per cento delle ragazze dicevano di aver visto porno online prima dei 18 anni. Molte ragazze l’avevano visto senza cercarlo. Il 35 per cento dei maschi diceva di averlo guardato dieci o più volte durante l’adolescenza.

Il programma di alfabetizzazione al porno, lanciato nel 2016 e al centro di uno studio pilota, è stato creato in parte da Emily Rothman, che insegna alla scuola per la salute pubblica della Boston university e ha condotto molti studi sulla violenza nelle giovani coppie e sul consumo di porno tra gli adolescenti. Mi ha spiegato che l’obiettivo del corso non è spaventare i ragazzi facendogli credere che la pornografia rovinerà la loro vita e i loro rapporti. Al contrario, prende atto del fatto che oggi la maggior parte degli adolescenti guarda il porno, e che insegnargli ad analizzarne i messaggi è molto più efficace che pretendere un mondo senza porno per i propri figli.

Immaginate di avere 14 anni oggi. Un amico potrebbe farvi vedere un breve video porno sul cellulare mentre andate a scuola o dopo un allenamento di calcio. Su Snapchat vi compare una gif porno. Sbagliate a scrivere la parola fishing (andare a pesca) e vi ritrovate con una serie di link che rimandano alla pratica sessuale del fisting. Come la maggior parte dei ragazzi di quell’età non avete mai fatto sesso, ma siete curiosi, così cominciate a cercare e finite su uno dei tanti siti che raccolgono video porno, come Xvideos, Xnxx, BongaCams, tutti tra i cento siti più visitati della rete. Oppure finite su Pornhub, il più popolare di tutti, con ottanta milioni di visitatori al giorno. I siti più conosciuti non verificano la vostra età, e il telefono vi consente di guardare materiale porno lontano dagli occhi degli adulti. Se sui vostri dispositivi sono ancora attivi i filtri per il controllo parentale, probabilmente avete già trovato il modo di aggirarli.

Inoltre ci sono buone probabilità che i vostri genitori non sospettino che guardiate siti porno. L’analisi preliminare dei dati di uno studio condotto dall’Indiana university nel 2016 su più di seicento famiglie rivela l’assoluta ingenuità di padri e madri: tra i genitori dei ragazzi di 14 e 18 anni che avevano visto video porno solo la metà pensava che lo avessero fatto.

Il set casalingo (Elizabeth Moran)

Quello che gli adolescenti guardano su Pornhub dipende in parte dagli algoritmi e dai video che hanno guardato in precedenza. Insieme a montagne di filmati nella pagina di apertura, ci sono decine di categorie che comprendono più di sei milioni di video. I filmati tendono a essere brevi, di scarsa qualità, gratuiti e, anche se Pornhub cerca di evitarlo, a volte sono piratati da siti a pagamento. Molti video di pornografia eterosessuale sono ripresi dal punto di vista maschile, come se l’uomo avesse in mano la videocamera mentre fa sesso con una donna che ha soprattutto il compito di fargli raggiungere l’orgasmo. La trama è accennata o inesistente mentre la cinepresa indugia in primi piani dei genitali o della penetrazione ripetitivi e banali. Ma forse non così banali per un quattordicenne.

Non sappiamo esattamente cosa guardino gli adolescenti statunitensi, soprattutto perché negli Stati Uniti è difficile ottenere fondi pubblici per le ricerche sui ragazzi e la pornografia. Qualche anno fa, frustrati dalla scarsità di studi, Rashida Jones, Jill Bauer e Ronna Gradus – autori della serie Hot girls wanted: turned on, sulla tecnologia e il porno – hanno collaborato con fondazioni e istituti di filantropia per finanziare una ricerca nazionale sul consumo di pornografia, gli atteggiamenti e i comportamenti sessuali. Nell’ambito dello studio, guidato da Bryant Paul e Debby Herbenick, docente della scuola per la salute pubblica dell’Indiana university, 614 adolescenti tra i 14 e i 18 anni hanno raccontato le loro esperienze con la pornografia. Stando all’analisi preliminare dei dati, su circa 300 ragazzi e ragazze che guardavano video porno un quarto delle femmine e il 36 per cento dei maschi dicevano di aver visto video di uomini che eiaculavano sulla faccia della donna. Quasi un terzo del totale aveva visto video bdsm (bondage, dominazione, sadismo, masochismo), mentre il 26 per cento dei maschi e il 20 per cento delle femmine conoscevano i video in cui una donna veniva penetrata contemporaneamente nella vagina e nell’ano. Il 31 per cento dei ragazzi, inoltre, diceva di aver visto filmati di gang bang (sesso di gruppo) e di “sesso orale violento”; la percentuale delle ragazze era inferiore di oltre la metà.

È difficile sapere se, e come, tutto questo condiziona il comportamento. Secondo alcuni studi, un piccolo numero di adolescenti che guarda molto spesso il porno fa sesso precocemente, ragiona per stereotipi di genere e vive relazioni sessuali meno affettuose rispetto a quelle dei coetanei, ma questi dati indicano solo correlazioni e non un rapporto di causa effetto. Tuttavia, gli studi suggeriscono che il sesso tra adolescenti sta cambiando. Secondo il più vasto sondaggio sul comportamento sessuale degli statunitensi da decenni a questa parte, condotto da Herbenick insieme ad altri studiosi e pubblicato nel 2010 sul Journal of Sexual Medicine, la percentuale di donne tra i 18 e i 24 anni che dichiara di aver provato il sesso anale è salita dal 16 al 40 per cento tra il 1992 e il 2009. Inoltre il 20 per cento delle donne di 18 e 19 anni e circa il 6 per cento delle ragazze tra i 14 e i 17 anni avevano provato il sesso anale. In uno studio svedese del 2016 su quasi 400 ragazze di 16 anni, la percentuale di quelle che avevano provato il sesso anale raddoppiava tra quelle che avevano guardato la pornografia. Come altri studi su sesso e porno, la ricerca indica solo una correlazione, ed è possibile che le ragazze più curiose verso il sesso siano anche quelle più attratte dal porno. Inoltre, alcune ragazze possono considerare il sesso anale come un’alternativa “più sicura” al sesso vaginale per il minore rischio di una gravidanza.

Risultati preliminari

Lo studio sugli adolescenti condotto dall’Indiana university esaminava anche altri comportamenti sessuali. I dati non sono stati completamente analizzati, ma i risultati preliminari suggeriscono che tra chi dichiarava di aver fatto sesso, circa un sesto dei maschi diceva di aver eiaculato sulla faccia della partner o di averla “soffocata”. Lo studio non definiva il termine soffocare, ma a detta degli studenti liceali o universitari con cui ho parlato è qualcosa che va dal mettere gentilmente una mano sul collo della partner a stringerlo con forza.

Non abbiamo abbastanza dati per sapere se questi comportamenti sono più frequenti tra gli adolescenti statunitensi. Come mi ha detto David Finkelhor, direttore del centro di ricerca sui crimini contro i minori all’università del New Hampshire, rispetto al passato gli adolescenti statunitensi che fanno sesso precocemente sono diminuiti (oggi sono il 24 per cento, mentre nel 1995 erano il 37 per cento) e sono in calo anche gli arresti degli adolescenti per aggressioni sessuali. Anche se siamo convinti che la pornografia non provochi le aggressioni sessuali e che non creerà una generazione di maschi brutali, possiamo chiederci come contribuisce a plasmare il modo in cui gli adolescenti pensano al sesso e, per estensione, alla mascolinità, alla femminilità, all’intimità e al potere. Nell’anno in cui ho parlato a decine di ragazzi di tutto il paese, molti hanno detto che sia il porno sia i prodotti culturali più diffusi – dal programma tv I Griffin (in cui si fanno allusioni al soffocamento e al sesso anale), alla canzone di Rihanna (“Pietre e bastoni possono spezzarmi le ossa, ma fruste e catene mi eccitano”) – facevano sembrare il sesso anale e violento quasi una cosa ordinaria. Drew mi ha detto di avere ricavato l’impressione che le ragazze vogliano essere dominate non solo dalla lettura di alcune pagine di Cinquanta sfumature di grigio, ma anche dal film Mr and Mrs Smith, con Brad Pitt e Angelina Jolie. “Lei è sul tavolo e viene sbattuta da lui. È quello che ho sempre visto crescendo”.

I bagni (Elizabeth Moran)

Queste immagini confondono molti ragazzi sul tipo di sesso che vogliono o che credono di dover fare. In parte è perché non sono sempre sicuri di cosa sia vero o falso nel porno. Alcuni mi hanno detto che il porno era immaginario o esagerato, altri sostenevano che il porno non era vero ma solo perché di solito le due persone che fanno sesso non sono veramente una coppia. Alcuni di loro ritenevano che la rappresentazione di come funzionano il sesso e il piacere fosse accurata. Tutto questo sembra confermare uno studio condotto nel 2016 su 1.001 adolescenti britannici tra gli undici e i sedici anni. Circa la metà di loro aveva visto video porno, e il 53 per cento dei ragazzi e il 39 per cento delle ragazze li consideravano “realistici”. Nel recente studio dell’Indiana university solo un ragazzo su sei e una ragazza su quattro credeva che nel porno online le donne non provassero realmente piacere. Come mi ha detto uno studente di un liceo: “Nel porno tutte le donne hanno l’aria di divertirsi parecchio”.

Non sorprende, quindi, che alcuni adolescenti usino il porno come una guida pratica. In uno studio condotto da Rothman nel 2016 su 72 liceali di 16 e 17 anni, i ragazzi riferivano che il porno era la loro principale fonte d’informazione sul sesso, più degli amici, dei fratelli, della scuola o dei genitori. “Non ci sono altri modi d’imparare qualcosa sul sesso”, mi ha detto un ragazzo. “E le pornostar sanno quello che fanno”. Le sue parole riflettono un paradosso sul sesso e la pornografia negli Stati Uniti. Anche se gli smartphone permettono ai ragazzi di guardare materiale porno, l’educazione sessuale nel paese è scarsa, e quando c’è si basa sull’idea dell’astinenza. Dopo qualche passo avanti sotto l’amministrazione Obama per promuovere un’educazione sessuale che comprenda la prevenzione delle gravidanze indesiderate e discussioni su anatomia, controllo delle nascite, prevenzione delle malattie, astinenza e relazioni sane, l’amministrazione Trump non ha inserito il programma nella proposta di bilancio per il 2018 e ha anche chiesto maggiori finanziamenti per l’educazione all’astinenza. Il facile accesso alla pornografia online riempie il vuoto, rendendola l’educatrice sessuale di fatto dei giovani statunitensi.

Le tre insegnanti

Un giovedì pomeriggio, una decina di adolescenti erano seduti formando un semicerchio di felpe North Face, scarpe Nike, scarponcini militari, grossi orecchini ad anello e schiene curve tipiche del tardo pomeriggio. Era la terza settimana del corso di alfabetizzazione al porno, e tutti conoscevano già le regole: non è necessario aver guardato video porno per partecipare, non si disprezzano i gusti sessuali o la sessualità di altri studenti e non si condividono le storie di sesso personali in classe. Nicole Daley e Jess Alder, che hanno preparato il corso insieme a Emily Rothman, hanno una trentina d’anni, sono simpatiche e disinvolte. Daley, che fino a poco tempo fa era la direttrice di Start Strong, svolgeva il ruolo leggermente più serio della zia preferita, mentre Alder, che guida le lezioni di Start Strong per adolescenti, era la sorella grande più buffa a cui chiedere qualunque cosa. Anche Rothman assisteva a quasi tutte le lezioni, dando informazioni sugli studi che riguardano la pornografia.

Nella prima lezione, Daley ha guidato un esercizio in cui il gruppo definiva i termini del porno (bdsm, kink, soft-core, hard-core) in modo che, per usare le sue parole, “sono tutti alla stessa pagina” e “puoi evitare di cliccare sulle cose che non vuoi vedere”. Gli studenti hanno anche discusso su una serie di questioni etiche: se il limite di 18 anni per vedere film porno è troppo alto, se lavorare nell’industria del porno è un buon modo per fare soldi e se la pornografia dovrebbe essere illegale. Più tardi Daley ha mostrato le immagini di alcune pin-up degli anni quaranta, di una geisha giapponese e di Kim Kardashian per parlare di come i valori culturali sulla bellezza e il corpo cambino nel tempo. Nelle lezioni successive avrebbero parlato di tipi di intimità che non sono rappresentati nel porno e di frasi non sessiste per abbordare qualcuno. Infine Daley avrebbe fatto una lezione sul sexting (l’invio di messaggi espliciti) e sulle leggi in materia, e sui rischi del cosiddetto porno per vendetta (in cui, per esempio, un adolescente mette in circolazione una foto in cui la sua ex ragazza è nuda, senza il consenso di lei). Con loro grande sorpresa, gli studenti hanno scoperto che ricevere o mandare foto erotiche, perfino al tuo ragazzo o alla tua ragazza e anche con il consenso degli interessati, può essere un reato se la persona nella foto è minorenne.

Alla terza settimana di corso, l’obiettivo di Daley era mettere in discussione il fascino della pornografia mostrando il ventre molle dell’industria. “Quando capisci che non si tratta semplicemente di due persone sullo schermo, ma di un’industria”, mi ha detto, “non è così sexy.” Daley ha cominciato la lezione fornendo dettagli sulla retribuzione di un’interprete di medio livello: “Sesso orale, trecento dollari”, ha letto da un elenco. “Sesso anale: mille dollari. Doppia penetrazione: 1.200 dollari. Sesso di gruppo: 1.200 dollari per tre uomini, cento dollari per ogni uomo in più”.

“Nel porno tutte le donne hanno l’aria di divertirsi parecchio”, ha detto uno studente

“Ahi”, ha borbottato Drew. “Questo mi sembra uno schifo”.

Poi, come se avessero avuto il via libera per chiedere informazioni su una realtà che gli adulti raramente riconoscono, hanno cominciato a tempestare di domande Daley, Rothman e Alder. “Quanto sono pagati gli uomini?”, ha chiesto una ragazza. È una delle poche professioni in cui gli uomini sono pagati meno, ha spiegato Rothman, ma di solito hanno una carriera più lunga. Come fanno gli uomini a procurarsi un’erezione se non sono eccitati? Spesso con il Viagra, ha risposto Rothman, e a volte con un fluffer, come viene chiamata una persona che stimola gli attori fuori dallo schermo.

Poi Daley ha chiesto ai ragazzi di fingere di essere dei concorrenti in un reality show, in cui dovevano decidere se volevano partecipare a certe sfide (tenendo presente che forse i loro genitori li stavano guardando) e per quanti soldi. In uno scenario, ha detto, ti inginocchi mentre qualcuno ti versa una sostanza appiccicosa in faccia. In un altro, lecchi un cucchiaio che ha toccato della materia fecale. I ragazzi hanno discusso la questione della materia fecale: quasi nessuno lo avrebbe fatto per meno di due milioni di dollari.

Daley ha spiegato che in realtà si trattava di simulazioni di scene porno. La sostanza vischiosa era quella che viene chiamata “la dozzina del fornaio”, in cui 13 uomini eiaculano sulla faccia, il seno e la bocca di una donna.

“Cosa?”, ha protestato una ragazza di nome Tiffany.

Il secondo scenario – quello con il cucchiaio – era preso da una pratica pornografica nota come atm (dall’inglese ass to mouth), in cui un uomo introduce il pene nell’ano di una donna e subito dopo glielo infila in bocca.

“È fuori discussione”, ha detto un ragazzino di 15 anni. “Non puoi lavarti tra una cosa e l’altra?”.

“No!”, ha risposto Daley.

“Non ce lo chiediamo quando lo vediamo nel porno, vero?”, ha continuato Daley. “Non è un giudizio, ma alcuni di voi si sentono disgustati”.

“Non l’ho mai saputo”, ha detto Drew con aria cupa.

Daley ha proseguito illustrando uno studio del 2010 che riportava gli episodi di aggressione nei più venduti video porno del 2004 e 2005. Ha osservato che l’88 per cento delle scene mostrava aggressioni verbali o fisiche, soprattutto sculacciate, schiaffi e imbavagliamenti.

“Pensate che guardare il porno porti alla violenza contro le donne?”, ha chiesto Daley rivolta ai ragazzi. “Non c’è una risposta giusta o sbagliata. È una discussione”.

Kyrah, una ragazza con il corpo da atleta e la tendenza a esprimere ad alta voce le proprie opinioni, non ha esitato: “Nel porno è figo chiamare le donne prostitute o puttane, e i ragazzi più piccoli pensano che sia così. Oppure quando ci sono quelle strane scene in cui la donna dice ‘smetti di toccarmi’ e poi finisce col provare piacere!”.

Tiffany, la sua migliore amica, ha schioccato le dita in segno di approvazione.

“Non è proprio così”, è intervenuto un ragazzo. “Quando un uomo soffoca una donna nel porno, la gente sa che non è vero e che non bisogna farlo perché è una violenza”. Era lo stesso ragazzo che mi aveva detto che avrebbe fatto sesso anale senza chiedere alla sua compagna se voleva, perché nel porno alle donne piace.

La cella sotterranea (Elizabeth Moran)

Non è stata la pornografia a creare l’idea che il piacere maschile venga prima di tutto. Ma quest’idea è sicuramente rafforzata da “un’industria dominata dai maschi e presentata attraverso una lente maschile”, sostiene Cindy Gallop, che ha creato MakeLoveNot Porn, un sito dove gli utenti possono caricare video dei loro rapporti sessuali – che lei definisce “il mondo reale”, sesso consensuale con “valori positivi” – e pagano per vedere i video degli altri.

Lo squilibrio delle dinamiche di potere tra ragazze e ragazzi non è una novità. In uno studio condotto nel 2014 nel Regno Unito sul sesso anale e gli adolescenti, le ragazze parlavano di dolore fisico. Gli intervistati, 130 ragazzi eterosessuali tra i 16 e i 18 anni, spesso pensavano che la pornografia fosse uno dei motivi per cui i maschi volevano il sesso anale. E tra i ragazzi che dicevano di averlo provato, molti dicevano di essere stati incoraggiati dagli amici o di essersi sentiti in competizione con i compagni. Allo stesso tempo, la maggioranza delle ragazze che avevano provato il sesso anale diceva di non averlo realmente voluto: i loro partner le avevano convinte o forzate. A volte, ha raccontato un adolescente, “continui semplicemente a insistere finché non si stancano e te lo fanno fare”.

Sia i maschi sia le femmine davano la colpa alle ragazze per il dolore che sentivano durante il sesso anale, e alcuni hanno detto ai ricercatori che le ragazze dovevano “rilassarsi” di più e “abituarsi”. Solo una ragazza ha detto che le era piaciuto e solo alcuni ragazzi la pensavano come lei. Gli adolescenti forse non sanno che anche se il porno lo fa sembrare banale, secondo un’indagine nazionale del 2009 sulle abitudini sessuali degli statunitensi, la maggior parte delle donne e degli uomini che avevano provato il sesso anale non lo faceva regolarmente.

Qualcosa da salvare

Drew ha capito per esperienza personale che quello che vede nei video porno non si traduce in vero piacere. La prima volta che ha fatto sesso ha pensato di dover esercitare un qualche controllo fisico sulla sua ragazza. Ma è stata un’esperienza imbarazzante, brusca e per niente divertente. E le cose che sembravano facili nel porno, come il sesso sotto la doccia o il sesso orale reciproco, non andavano così bene.

A un certo punto, mentre facevano sesso, la sua ragazza, che era più grande di un anno, aveva chiesto a Drew di mettergli una mano intorno al collo. Drew non le ha mai chiesto se l’idea le era venuta dal porno, ma la cosa lo aveva fatto pensare: i video porno le avevano ispirato anche altri comportamenti? “Tipo, come fai a sapere veramente se a una ragazza è piaciuto?”, ha detto un pomeriggio parlando con alcuni amici prima della lezione di alfabetizzazione al porno. “La mia ragazza ha detto che le era piaciuto”, ha continuato. “Gemeva. Ma questo è il punto: era autentico?”.

Se cerchi il piacere e il contatto, il porno può insegnarti qualcosa, sostiene Al Vernacchio

Un pomeriggio ho passato un paio d’ore a Start strong insieme a una studente dell’ultimo anno che aveva partecipato alla prima lezione di alfabetizzazione al porno, nell’estate del 2016. Ripensando agli ultimi anni delle medie e delle superiori A (mi ha chiesto di usare solo l’iniziale del suo nome) mi ha detto che le sarebbe piaciuto avere un posto – la famiglia, la scuola, un programma di educazione sessuale – per imparare a conoscere il sesso. Invece lo aveva imparato dal porno. La prima volta lo aveva visto per caso, quando un gruppo di ragazzi di prima media l’aveva convinta a guardare il sito porno Tube8. Ne era rimasta affascinata. Non aveva mai visto un pene, “neppure un disegno”. Qualche anno dopo aveva cercato di nuovo il porno online dopo aver sentito le ragazze delle superiori che parlavano di masturbazione. I genitori di A, che lei definisce conservatori in materia di sesso, non le avevano mai parlato dell’anatomia femminile o del sesso, e la sua scuola non offriva nessun tipo di educazione sessuale fino al primo anno delle superiori, e anche allora le lezioni si concentravano soprattutto sui pericoli: infezioni, malattie a trasmissione sessuale e gravidanze indesiderate.

A parte alcuni istituti privati e programmi innovativi, pochi corsi di educazione sessuale nelle scuole medie e superiori si soffermano su anatomia (soprattutto femminile), intimità, relazioni sane, diversità sessuale. Ancora più rare sono le discussioni sul desiderio e il piacere femminile. La pornografia aveva insegnato ad A gli elementi base della masturbazione. E le aveva fatto da guida a 16 anni, quando è stata la prima tra le sue amiche ad avere un rapporto sessuale. Ha guardato i video per vedere le donne che facevano sesso orale. Ha osservato come si muovevano durante il sesso. Ha cominciato a radersi il pube (“nel porno non ho mai visto nessuno con i peli”).

Il porno “non è tutto negativo”, dice A, che è schietta e simpatica, va bene a scuola e ha una sicurezza che colpisce gli adulti. “Ho imparato i miei comportamenti sessuali dal porno e mi piaccio così come sono”. Ma quello che ha imparato dalla pornografia ha anche degli svantaggi. Credeva che il piacere femminile nel porno fosse reale, perciò quando aveva avuto il primo rapporto senza raggiungere l’orgasmo, aveva immaginato che fosse semplicemente così. Secondo A non basta sapere che la pornografia è sesso fasullo. Lei voleva capire come funziona il sesso vero.

Mentre preparavano il corso sull’alfabetizzazione al porno, Rothman e la sua squadra hanno consultato un educatore sessuale, ma hanno deciso di includere solo alcune informazioni di base sul sesso sicuro. Le hanno presentate a lezione sotto forma di gioco, “il rischio del porno”. Gli adolescenti, raggruppati in squadre, sceglievano tra quattro categorie: malattie a trasmissione sessuale, infezioni a trasmissione sessuale, controllo delle nascite, violenza giovanile/aggressione sessuale e porno nel cervello.

“Malattie e infezioni a trasmissione sessuale per trecento dollari”, ha detto uno studente.

“Perché la lubrificazione è importante nel sesso?”, ha chiesto Adler.

“Cos’è la lubrificazione?”, ha replicato Drew.

“È la crema”, ha tentato di spiegare un altro.

“La lubrificazione è solo quella roba dei tubetti”, ha chiesto una ragazza con lunghi capelli neri, “o può essere naturale?”.

“Non lo sapevo”, ha detto Drew quando ha sentito che la lubrificazione riduce la frizione, aumenta il piacere e può diminuire il rischio di abrasioni e quindi di malattie o infezioni a trasmissione sessuale. La sua unica esperienza di educazione sessuale risaliva alla prima media, con un professore di ginnastica che sudava quando parlava di sesso. Alder ha proposto una rapida lezione di anatomia disegnando una vulva sulla lavagna e indicando il clitoride, la vagina e l’uretra. “Questa si chiama vulva”, ha detto, ripetendo la parola lentamente e ad alta voce, come se stesse insegnando in una lingua straniera. Lo faceva per ridere un po’, ma anche per normalizzare una parola che alcuni studenti forse sentivano per la prima volta. “Questo è il clitoride”, ha proseguito, “il punto dove le donne provano maggiore piacere. La maggior parte delle donne non ha un punto G. Se volete sapere come dare piacere a una donna, la risposta è il clitoride”.

“Andiamo avanti”, ha detto a bassa voce Rothman. Alder si era avvicinata troppo alla linea che separa l’anatomia dal desiderio e dal piacere femminile. Le stava ricordando che nonostante le polemiche sull’opportunità di insegnare ai ragazzi cos’è la pornografia, spiegargli come funzionano sessualmente i loro corpi può essere un tabù ancora maggiore. “Il corso insegna ad analizzare in modo critico i contenuti sessualmente espliciti”, mi ha spiegato poi Rothman, “non come fare sesso. Non vogliamo allontanarci da questo percorso e dare l’impressione che stiamo promuovendo qualcosa che i genitori non approvano”.

Da sapere
Per tutte le età
Utenti di Pornhub per fascia d’età, percentuale (Fonte: Pornhub 2017)

E Daley ha aggiunto: “Vorrei che le cose fossero diverse, ma dobbiamo essere consapevoli dei limiti della nostra società”.

L’educazione al porno è un territorio così nuovo che nessuno sa quali siano le pratiche migliori e quale materiale bisognerebbe includere. Molti istituti e insegnanti temono di essere accusate di “promuovere il porno”. In base alle direttive dell’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di sesso, gli educatori dovrebbero prevedere discussioni sull’influenza della pornografia sulla sessualità già alla fine delle elementari e per tutte le scuole superiori. Ma non ci sono indicazioni specifiche su come farlo.

Nel Regno Unito le organizzazioni non profit e il sindacato degli insegnanti, insieme a molti parlamentari, hanno raccomandato alle scuole di organizzare discussioni su come il porno influenzi le idee dei ragazzi sul sesso e le relazioni interpersonali. Magdalena Mattebo, una ricercatrice dell’università di Uppsala, in Svezia, che studia il rapporto tra pornografia e adolescenti, vorrebbe che nel suo paese l’alfabetizzazione al porno fosse obbligatoria. “Siamo un po’ smarriti su come gestirla”, mi ha detto Mattebo.

In Australia e Nuova Zelanda più di trecento scuole, associazioni e agenzie pubbliche usano un sistema di educazione alla pornografia chiamato In the Picture, che comprende statistiche, studi ed esercizi destinati soprattutto agli adolescenti. È stato creato da Maree Crabbe, un’esperta di violenza sessuale ed educazione alla pornografia che vive vicino a Melbourne. Durante un programma di formazione per educatori e assistenti sociali che si è svolto negli Stati Uniti nel 2016 ha detto: “Vogliamo essere positivi sul sesso, positivi sulla masturbazione ed esaminare criticamente la pornografia”. Nel suo programma ha incluso una componente che manca nel corso di alfabetizzazione al porno: la formazione per aiutare i genitori a capire e a parlare di questi problemi.

Da sapere
In Italia
Percentuale di utenti italiani su Pornhub per genere, 2017. (Fonte: Pornhub)
Ricerche su Pornhub degli utenti italiani tra i 18 e i 34 anni, 2015. (Fonte: Pornhub)

Parlare ai genitori

Nel 2017 Erika Lust, una produttrice di porno femminista, ha creato con alcuni educatori sessuali The porn conversation, un sito sul porno dedicato ai genitori. Ci si trovano link a ricerche e articoli e consigli pratici ai genitori, per esempio come parlare ai bambini del fatto che il porno non mostra corpi comuni e un sesso reciprocamente soddisfacente. “Non possiamo limitarci a dire che non ci piace il porno più diffuso perché è maschilista”, dice Lust, che realizza film incentrati sul piacere femminile. “Abbiamo dato ai nostri figli la tecnologia, perciò dobbiamo insegnargli a gestirla”. Ma si spinge ancora oltre suggerendo ai genitori di parlare ai figli che frequentano le medie e le superiori del “porno sano”, che secondo lei è quello che mostra il desiderio e il piacere femminile ed è realizzato in condizioni di lavoro eque.

Ho chiesto a Lust come si comporterà con le figlie quando saranno più grandi (oggi hanno 7 e 10 anni). “Gli consiglierò i siti giusti intorno ai 15 anni, quando saranno abbastanza mature. Siamo così curiosi di scoprire il sesso. Le persone hanno tanti dubbi e insicurezze. Credo che il porno possa essere una buona valvola di sfogo. Non ho paura del sesso esplicito in sé. Ho paura dei valori negativi”.

Forse è più di quello che la maggioranza dei genitori è disposta a tollerare. E se anche i genitori decidessero di aiutare i figli a trovare questi siti, e tralasciando il fatto che è illegale mostrare qualunque tipo di materiale porno – buono o cattivo – a chiunque abbia meno di 18 anni, i ragazzi lo vorrebbero? E quali siti potrebbero raccomandare agli adolescenti? “A differenza dei prodotti biologici, non esiste un sistema di codici per il porno etico o femminista”, osserva Crabbe. “Potrebbero usare il preservativo e il dental dam eppure trasmettere le stesse dinamiche di genere e di aggressività”. E poi, “il buon porno” di regola non è gratuito e facilmente accessibile come i milioni di video che si possono guardare in streaming sui siti più conosciuti.

Secondo Al Vernacchio, un educatore alla sessualità che dirige un programma in una scuola quacchera privata vicino Filadelfia, la soluzione migliore è inserire l’alfabetizzazione al porno in un più ampio programma di educazione sessuale. Vernacchio è uno dei pochi educatori che parlano esplicitamente ai liceali del piacere sessuale e della reciprocità. Il problema del porno “non è semplicemente che spesso mette in scena rapporti misogini e insani”, spiega lo studioso. “Con il porno non si possono acquisire le competenze richieste da una relazione, ma se cerchi il piacere e il contatto il porno può insegnarti qualcosa”.

Crabbe ha trovato un modo efficace per convincere i giovani maschi a non imparare dalla pornografia: “Ditegli che se vogliono essere degli amanti pigri ed egoisti, guardino pure il porno. Ma se vogliono che le loro partner dicano ‘oh, è stato fantastico’, non lo impareranno di certo in quel modo”.

Tentativi maldestri

A un anno dalla fine dei primi corsi di alfabetizzazione alla pornografia, i ragazzi avevano ancora in mente alcune delle cose discusse in classe. Nei sondaggi sui primi tre cicli di lezioni, un terzo degli studenti continuava a dire che avrebbe accettato di fare cose prese dal porno se i partner glielo avessero chiesto. Molti volevano anche provare le cose che avevano visto nei video porno. Dopotutto erano adolescenti normali, sessualmente curiosi e con il desiderio di sperimentare. Ma solo un minuscolo numero di studenti, nel sondaggio successivo ai corsi, era d’accordo con l’affermazione che “alla maggior parte delle persone piace essere sculacciata, schiaffeggiata o tirata per i capelli durante il sesso” (all’inizio del corso lo pensava il 27 per cento degli studenti). E se all’inizio il 45 per cento diceva che la pornografia era un buon sistema per imparare a conoscere il sesso, ora lo pensava solo il 18 per cento. Alla fine del corso nessuno diceva più che la pornografia è realistica, mentre all’inizio questa idea era condivisa dal 25 per cento degli studenti. L’indagine non indicava cosa avesse innescato questi cambiamenti. Forse il programma? O forse lo stile di insegnamento di Daley e Alder? È possibile che siano stati gli stessi studenti scambiandosi insegnamenti a vicenda con le discussioni e i dibattiti in classe.

A, la ragazza che aveva detto di non aver mai visto un pene prima di guardare un video porno, contestava l’idea che il porno fosse sempre e solo negativo per gli adolescenti. “Almeno le ragazzine guardano il porno e non vanno a farsi mettere incinte”, ha detto. Ma da un po’ di tempo aveva completamente smesso di guardarlo. Non le piaceva più vedere le espressioni delle donne, perché pensava che probabilmente non provavano piacere, ma addirittura dolore.

Ora guardando il porno, Drew si chiedeva se le donne stavano facendo sesso contro la loro volontà. Come ha detto un altro studente con un sospiro: “Nicole e Jess ci hanno rovinato il porno”.

Drew, che una volta usava il porno per imparare a fare sesso, oggi pensa al sesso in modo diverso. “Alcune cose devono venire spontaneamente, non guardando quello che ti eccita”, mi ha detto. Le discussioni sull’anatomia e la falsa esibizione di piacere gli hanno fatto capire che le ragazze non reagiscono sempre come nei video porno e che non vogliono tutte le stesse cose. E neanche i ragazzi. Forse quel video in cui il ragazzo tenero e carino non eccitava la ragazza era sbagliato, dopotutto. Drew aveva bisogno di una ragazza onesta e aperta come lui con cui cominciare a capire come fare sesso bene. Ci sarebbe voluto del tempo e sicuramente molti tentativi maldestri. Ma a Drew andava bene così. Stava appena cominciando. ◆ gc

Le foto in queste pagine fanno parte del progetto The armory di Elizabeth Moran. Sono scattate nei set dei video porno realizzati per il sito Kink.

Maggie Jones è una giornalista statunitense. Per il New York Times si occupa di questioni legate al genere, all’età e all’appartenenza etnica. Per scrivere questo articolo ha intervistato per un anno decine di adolescenti in tutti gli Stati Uniti.

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati