Nelle ultime settimane alcune delle principali organizzazioni scientifiche brasiliane, tra cui l’accademia delle scienze di Rio de Janeiro, hanno diffuso una lettera aperta in sostegno Luiz Inácio Lula da Silva raccogliendo più di 20mila firme. “È difficile esprimere a parole la felicità della comunità scientifica e della società brasiliana per la vittoria di Lula”, afferma Paulo Artaxo, fisico dell’università di São Paulo.

Molti temevano che, se fosse stato eletto, il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro avrebbe tagliato i fondi destinati alla scienza minandone l’operato, come aveva fatto suo padre Jair Bolsonaro, al potere dal 2019 al 2023.

La vittoria di Lula il 25 ottobre è arrivata alla fine di una giornata tumultuosa. Poco prima della chiusura prevista dei seggi un giudice della corte suprema aveva ordinato che rimanessero aperti per altre due ore. La misura era stata chiesta sia dallo staff Lula sia da quello di Bolsonaro per le difficoltà, in alcuni stati, a raggiungere i seggi.

È il quarto mandato di Lula come presidente del Brasile, un record per il paese. Nei suoi governi precedenti il leader della sinistra aveva favorito l’espansione delle università federali e aumentato gli sforzi per rendere l’istruzione superiore accessibile a un’ampia fascia di cittadini, un sostegno che si è impegnato a mantenere. Nel 2024 ha lanciato un programma per riportare in Brasile circa 600 scienziati che lavoravano in istituzioni internazionali, dove erano andati per trovare più finanziamenti e più risorse.

A preoccupare il mondo scientifico prima del voto era anche il futuro delle politiche ambientali. Durante il terzo governo Lula, la deforestazione nella vasta porzione brasiliana della foresta amazzonica è scesa al livello più basso dall’inizio delle misurazioni nel 1988. Con Jair Bolsonaro la deforestazione era aumentata di quasi il 60 per cento e ci si aspettava un andamento simile sotto il governo di suo figlio.

“Il programma di governo di Lula è molto chiaro: lavorerà per azzerare la deforestazione e attuare programmi di transizione energetica che mettano fine all’uso dei combustibili fossili in Brasile”, afferma Artaxo.

Progressi duraturi

Alcuni scienziati sperano che nei prossimi anni i finanziamenti alla ricerca aumenteranno. Dopo un periodo di calo con Jair Bolsonaro, i fondi per la scienza e la tecnologia sono cresciuti sotto Lula di circa il 23 per cento nel 2023 e di un ulteriore 9 per cento nel 2024. Ma secondo alcuni esperti restano comunque insufficienti. “Lula ha ripristinato i fondi per l’istruzione e la scienza, ma non bastano”, afferma Helena Nader, biologa molecolare all’università federale di São Paulo e presidente dell’Accademia brasiliana delle scienze. I ricercatori sanno che il presidente avrà difficoltà a collaborare con il congresso, controllato dalla destra: “Il potere legislativo ha un peso considerevole in Brasile e l’anno prossimo avremo un parlamento molto meno interessato alla scienza e all’istruzione rispetto a quello precedente”, afferma Nader.

“La grande sfida del nuovo mandato di Lula sarà trasformare le sue politiche scientifiche in progressi duraturi, assicurando che il Brasile non sia un semplice spettatore delle trasformazioni internazionali, ma un soggetto attivo nella produzione di conoscenza e nelle decisioni che daranno forma al futuro del pianeta”, afferma l’ingegnera Francilene Garcia, presidente della Società brasiliana per il progresso della scienza. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati