Per molti Persepolis ha rappresentato un momento di iniziazione. È probabilmente la più grande impresa di Marjane Satrapi: essere riuscita a mettere nelle mani di persone che si interessavano poco al fumetto un’estetica minimalista che gli era completamente estranea, rendendola semplice, istintiva, naturale. Un disegno che si sviluppa con un uso essenziale delle forme, che si basa sui giochi di volume, sull’equilibrio tra il nero e il bianco, per creare bellezza. Un tratto paradossale che si diffonde in un doppio movimento di semplificazione e densità.“
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Persepolis ha aperto la porta agli universi plastici di quello che allora era chiamato il “nuovo fumetto”. Un fermento che dimostrava come per emozionare non fosse necessario raggiungere la perfezione formale di Hergé né sfoggiare la maestria di Moebius o dei disegnatori di Métal Hurlant.
L’influenza più evidente nel disegno di Satrapi va ricercata in David B. Il cofondatore della casa editrice L’Association e autore di Il grande male (Coconino Press 2004) si avvicinò alla giovane iraniana che aveva cominciato a frequentare l’atelier Nawak. La distanza che li separava dalle rispettive famiglie li unì, parlavano regolarmente dell’Iran, e David B. incoraggiò Satrapi a trasformare le conversazioni sui suoi ricordi di gioventù in un fumetto, mentre lei cercava invece di realizzare libri per bambini. L’influenza di David B. nell’opera di Satrapi è qualcosa di tanto evidente quanto complicato. L’ha aiutata nella sceneggiatura, ha influenzato l’uso dei suoi neri molto densi intorno ai quali si struttura il disegno. Ma i due hanno litigato furiosamente.
Il ricordo e i corpi
In ogni caso il lavoro di Satrapi non può essere ridotto solo a questa influenza, per quanto innegabile. In Persepolis il disegno si alimenta del ricordo, del vissuto, e porta in sé una dimensione autobiografica quasi antropologica. Ovunque tornano gli echi delle miniature persiane, nel modo di disporre le folle come bassorilievi. Anche se l’approccio minimalista deriva certamente dallo spirito del tempo e dagli autori che Satrapi frequentava in Francia, gli si potrebbero trovare radici più lontane. Del resto come disegnare i corpi quando all’accademia di belle arti di Teheran, dove si era formata, i nudi sono vietati e le modelle posano in chador? ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 46. Compra questo numero | Abbonati