In Polonia la data del 30 ottobre 2020 passerà alla storia. Nel pieno della pandemia, con le persone che evitano in ogni modo il contatto con gli altri, le città del paese si sono riempite di gente, come ai tempi delle storiche manifestazioni del sindacato Solidarność. A Varsavia il corteo è durato cinque ore: gli slogan scanditi per le strade si sono mescolati a quelli lanciati dai balconi, mentre i manifestanti gridavano a ritmo di musica “Pis vaffanculo” (Pis è la sigla di Diritto e giustizia, il partito al governo dal 2015).
Tutto è cominciato con la scandalosa sentenza della corte costituzionale che ha introdotto di fatto il divieto totale di interruzione di gravidanza, risvegliando così lo spirito che quarant’anni fa, ai tempi del regime comunista, animò le prime proteste di Solidarność: lo spirito di una comunità di cittadini. Il 30 ottobre i manifestanti non hanno solo rivendicato libertà, dignità e diritti per le donne, hanno anche accusato il governo di corruzione, clientelismo, nazionalismo e di tutti i peccati tipici del potere, inclusi l’aver comprato il sostegno del clero e l’aver aizzato una parte della società contro l’altra.
Per un momento ai polacchi era sembrato di vivere in un’epoca in cui le ruberie e gli abusi di potere non scandalizzavano più nessuno. Poi qualcosa si è rotto. Sono andate in frantumi le fondamenta del potere. Dagli slogan delle piazze emerge chiaramente l’ostilità della società verso la politica come la intende il Pis.
Neppure le squadracce di nazionalisti fatte arrivare a Varsavia il giorno della protesta sono riuscite ad avere la meglio sui manifestanti. L’ex ministro dell’interno Bartłomiej Sienkiewicz, in carica nel governo liberale di Donald Tusk tra il 2013 e il 2014, è stato colpito dai gas lacrimogeni, proprio come decine di cittadini comuni; le milizie neofasciste hanno fatto irruzione nella metropolitana, cercando di attaccare la folla alle uscite dei tunnel sotterranei, ma senza successo. I manifestanti erano semplicemente troppi.
Il bilancio della protesta è positivo. Non ci sono stati feriti gravi né devastazioni, e l’atmosfera – anche tra manifestanti e polizia – è stata pacifica. Il corteo ha attraversato la piazza del Castello e tutto il centro cittadino. Gli edifici del parlamento erano inavvicinabili, così la folla si è diretta verso il quartiere di Żoliborz, dove si trova la casa di Jarosław Kaczyński, vicepremier e leader del Pis, protetta da un imponente schieramento di forze di polizia.
◆ Dopo la sentenza con cui il 22 ottobre la corte costituzionale polacca ha dichiarato illegale l’interruzione di gravidanza in caso di malattie e gravi malformazioni del feto, cancellando quasi ogni possibilità di abortire legalmente, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato in tutta la Polonia. Guidata dal movimento Strajk kobiet **(Sciopero delle donne), la mobilitazione, il cui motto è To jest wojna (È una guerra), è ancora in corso e si sta trasformando in una protesta contro il governo ultraconservatore del partito Diritto e giustizia. Sotto la pressione della piazza, l’esecutivo del premier **Mateusz Morawiecki ha deciso di prendere tempo e di rimandare l’applicazione della sentenza della corte. Gazeta Wyborcza
Le persone hanno ballato, hanno gareggiato a colpi di slogan ironici e poi sono tornate a casa a piccoli gruppi. Se non fosse per il motivo che l’ha provocato, si potrebbe parlare di un festival della gioia. Ma dietro questa facciata apparentemente giocosa c’è una rabbia autentica, che dopo qualche incertezza e qualche incomprensione si è indirizzata contro il potere. “Siamo qui perché questa volta possiamo cambiare le cose”, ha detto al megafono l’attivista Marta Lempart, leader del movimento Strajk kobiet (Sciopero delle donne). “Ognuno ha le sue ragioni per protestare, ma alla fine tutto si riduce al fatto che siamo stufi di queste autorità. Vogliamo una vera corte costituzionale, una vera corte suprema e vogliamo che questo paese sia davvero la nostra casa”.
Il fatto che oggi a scendere in piazza siano soprattutto giovani e giovanissimi è un’ulteriore dimostrazione della portata di questa rabbia. È vero, le ragazze e i ragazzi hanno meno paura del covid-19. Ma anche le migliaia di persone che hanno protestato dai balconi con lo spirito erano parte del corteo. “Ce ne torniamo a casa, ma non finisce qui”, ha detto Lempart salutando i manifestanti in piazza Wilson. “Abbiamo appena cominciato”. ◆ dp
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati