[E se il fratricidio fosse un sogno
di suicidio, mal diretto

sull’amato e odiato corpo
riconosciuto come proprio?

E se il suicidio fosse il sogno
di un fratello, atto che domanda

ulteriore esistenza, più mani
dentro la terra? Il segno

di un ammanco sempre attuale,
non meno reale

per essere stato animato, singolare
in apparenza completo?]

Mia Kang è una giovane poeta statunitense. Nel 2017, presentando questo e altri quattro testi, ha vinto il concorso di poesia della Boston Review. Ha da poco pubblicato la sua prima raccolta, City poems (ignitionpress 2020). Traduzione di Francesca Spinelli.

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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati