È un umido pomeriggio d’agosto a Manhattan. Il cielo sopra il Washington square park si apre per qualche minuto, giusto il tempo che serve a 070 Shake per farmi scacco. Siamo seduti su una panchina vicino ai più abili “scacchisti da strada” di New York. 070 Shake è innamorata del gioco. Allontano il mio re da una morte certa, ma ormai ho le mosse contate. 070 Shake, al secolo Danielle Balbuena, è una rapper di 22 anni. Manovra con attenzione i pezzi sulla scacchiera e nel frattempo mi parla del suo album d’esordio, Modus vivendi, un lavoro che tanti appassionati aspettano con ansia fin dal 2018, quando l’artista ha collaborato al brano Ghost town di Kanye West, eclissando il collega ben più famoso di lei grazie alla sua performance. Quella breve parte all’interno del brano l’ha immediatamente trasformata in una stella. 070 Shake lavora al disco ormai da un anno, ma non si considera una perfezionista ossessiva. Anzi, l’idea di fare musica troppo sintetica la spaventa. “In questo momento l’album è troppo ‘Barbie’”, mi spiega. “Ho bisogno di distorcere un po’ di parti vocali, di renderlo più reale. Non voglio migliorarlo, ma peggiorarlo”. Gli occhi di Shake guizzano sulla scacchiera. Cerca un varco per far saltare la mia difesa. I suoi capelli lunghi e ricci sono appoggiati a una felpa con il simbolo dell’infinito e con la scritta “Bombardi le persone -> Le persone si arrabbiano -> Le persone ti bombardano -> Tu ti arrabbi”. Accanto alla tempia sinistra ha tatuato il numero 070, il prefisso telefonico del New Jersey, che somiglia molto al simbolo della percentuale. Sulla tempia destra ha una doppia elica. Appeso al collo porta un crocifisso, regalo della sua compagna, la modella Sophia Diana Lodato. Ma non si considera religiosa, solo una persona con un rapporto molto stretto con dio. “Sono cresciuta in mezzo alle chiese, ma ho convinzioni tutte mie”, spiega. Shake non ci mette molto a confessare la sua opinione su molte questioni. Considera i social network “una forza del male” e non si fida della tecnologia. È affascinata dalle comuni anarchiche. È convinta che il sistema delle scuole pubbliche del suo stato, il New Jersey, sia uno dei peggiori del paese (anche se l’anno scorso è stato premiato come il migliore degli Stati Uniti). Non prende una posizione netta su Trump o sul fatto che Kanye West lo sostenga, ma ci tiene a dirmi che la parlamentare democratica delle Hawaii Tulsi Gabbard, candidata alle primarie per le presidenziali ma con poche possibilità di vincere, ha le capacità e la lungimiranza per portare un cambiamento duraturo. I cellulari non le interessano e non ne ha uno. “Non mi piace dover rispondere alle persone, essere inondata di radiazioni e farmi controllare da un dispositivo elettronico. Voglio vivere libera”. Prende in mano il cavallo e spazza via la mia regina: “Scacco”. Un gioco di contrasti L’album d’esordio di 070 Shake nasce dalla ricerca di un’originalità senza filtri. Il disco, uscito il 17 gennaio, era in rampa di lancio da mesi ma è slittato anche perché Shake non smetteva di fare modifiche. Ci sono stati anche ostacoli esterni: l’estate scorsa la rapper è stata morsa da una zecca e ha contratto la malattia di Lyme. Sono passati due anni dal primo momento di notorietà di Shake, ma in fondo non è mai stata interessata a sfruttare l’onda lunga della fama. Ghost town le ha permesso di trovare la sua voce, e con Modus vivendi ha trovato la sua completa estensione. La sua musica viene spesso definita emo-rap. In effetti i brani hanno caratteristiche emo e il più delle volte i testi sono rappati. Ma nessuna di queste due etichette è adeguata. Shake gioca costantemente con i contrasti e le canzoni di Modus vivendi sembrano fluttuare in base al suo umore. Quasi tutti i brani sono arrangiati in modo non convenzionale e vanno ascoltati con concentrazione. Nessuno ha la stessa parte di batteria di un altro. L’album è stato prodotto da Dave Hamelin, ex batterista e leader negli anni duemila del gruppo The Stills. Hamelin negli ultimi anni ha collaborato con artisti come Kevin Drew dei Broken Social Scene o la rapper mascherata Leikeli47. “Ma non cerco di imitare nessuno”, spiega, aggiungendo che la sua missione era colmare la distanza che separa shoegaze, post-rock e hip-hop. Il tono umorale e distaccato dell’album accompagna testi che spesso raccontano relazioni vicine al punto di rottura. La scrittura di 070 Shake accosta frammenti onirici e dipinge scene evocative. In Come around è travolta dalla brama d’amore, ma è impossibile capire se il suo desiderio venga appagato o no. In altri brani esalta i piccoli piaceri che nascono dall’avere accanto una persona affettuosa. “È bello avere qualcuno che ti stringe e ti dice che ha scelto te. Qualcuno che non puoi prendere in giro perché ti conosce”, mormora in Nice to have. In Divorce invece rimugina su una possibile separazione. “Perché penseresti mai di lasciarmi?” si domanda, ma poi si ferma, la conversazione finisce lì. Quando ha creato la base di Divorce, Hamelin pensava che fosse un brano troppo strano e che l’unica possibilità fosse lasciarlo strumentale. Ma 070 Shake ha trovato il modo di entrare nel pezzo e ha preparato una demo, cambiandogli radicalmente lo stile. Alla fine della lavorazione del disco il processo si è invertito: Hamelin costruiva le canzoni partendo dalle tracce vocali fatte da 070 Shake. Il produttore descrive la sognante Terminal B, l’ultimo brano del disco, nel quale 070 Shake cambia stile continuamente, come un omaggio ai Cocteau Twins, idoli del dream-pop. In Microdosing, una canzone che racconta l’assunzione di piccole dosi di droghe psichedeliche, la musicista costruisce strati di armonie vocali per poi lasciare spazio a un assolo di tastiere simile a uno spettacolo di laser suonato da Mike Dean, uno dei produttori di punta della GOOD Music, l’etichetta di West. Ma non perde mai il controllo del brano. Ascoltando l’intero album, è difficile credere che 070 Shake sia un’artista quasi esordiente. La rapper è cresciuta a North Bergen, nel New Jersey, una cittadina collegata a Manhattan da un traghetto che passa sul fiume Hudson. Nei suoi ricordi, North Bergen era semplicemente un posto dominato da “un gruppo di ragazzetti strafatti”. Sua madre, agente di sicurezza di una scuola elementare, arrivò nel New Jersey dalla Repubblica Dominicana quando era ancora adolescente. Il rapporto tra loro due è stato conflittuale. “Sono gay e all’inizio lei non lo accettava”, racconta. “Per tutta la vita mi sono nascosta, perché avevo una paura fottuta. Ero un maschiaccio e mia madre diceva ‘meglio in galera che gay’. Era la mentalità che le avevano inculcato”. Quando Balbuena è diventata adulta sua madre ha finalmente accettato la sua sessualità, e oggi capita spesso che passi qualche giorno con la sua compagna nella loro casa di Los Angeles mentre la figlia è impegnata in studio di notte. Pillole per ragazzini Da adolescente si sentiva alienata, sia in casa sia a scuola. Soffriva di adhd (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e non riusciva a stare ferma in classe. Per questo le davano l’Adderall, un farmaco che funziona come stimolante cognitivo, e l’hanno inserita in un programma speciale. Ogni anno la sospendevano da scuola per ottanta giorni. “Dare pillole a una ragazzina non è un’idea brillante”, dice. A tredici anni è diventata dipendente dall’Adderall e ha concluso che la colpa era della scuola. “Mi hanno trasformato loro in quello che ero e al tempo stesso mi odiavano”. È in quello stato di alienazione che 070 Shake ha scoperto la scrittura come mezzo espressivo. “Non mi sono mai data alla poesia. Io ero poesia”, mi spiega. “Era l’unico modo che avevo per dire come mi sentivo senza ammazzare qualcuno”. Scriveva del dolore provocato dalla solitudine, ma trovava conforto anche nella musica. “Le medicine mi avevano scaraventato in un buco. Ascoltare Kid Cudi mi ha aiutato a uscirne”. I due album di Kid Cudi Man on the moon (del 2009 e 2010), che parlavano di droghe e alienazione, hanno avuto un ruolo cruciale nel plasmare i gusti della rapper. Poi l’amore per il beatbox e l’attrazione per l’rnb e la musica alternativa – in particolare Radiohead, Frank Ocean, Paramore, The Weeknd e Alicia Keys – l’hanno spinta a trasformare le sue poesie in canzoni. Si esercitava con le basi di Drake trovate online e nel 2015 ha registrato i suoi primi versi dentro l’armadio di un amico. In seguito ha usato alcuni studi di registrazione improvvisati di proprietà di alcuni spacciatori. I primi pezzi pubblicati su SoundCloud sono stati registrati durante quel periodo del 2015. “E si sente”, ammette lei ridendo. L’incontro con il rapper locale Phi ha portato alla creazione del collettivo 070. Le canzoni di Shake, con il supporto del gruppo di produttori Kompetition, hanno cominciato ad arricchirsi lasciando emergere la sua forza vocale senza filtri e la sua libertà dalle convenzioni dell’rnb. La carriera di Balbuena ha cominciato a prendere forma nel 2016, quando la promoter e influencer YesJulz ha sentito Proud, una delle sue prime canzoni, e ha deciso subito di rappresentarla come agente. Attraverso YesJulz è stata scoperta dal rapper Pusha T, che le ha procurato un contratto con l’etichetta GOOD Music, fondata da Kanye West. Nell’autunno di quell’annno ha aperto i concerti dei 1975. Meno di due anni dopo, nel 2018, si è trovata a lavorare con i suoi idoli, Kid Cudi e Kayne West. Nel 2018 070 Shake è stata al centro delle session di Kanye West in Wyoming. Da lì sono arrivate le partecipazioni all’album Daytona di Pusha T e al progetto di Kanye West e Kid Cudi Kids see ghosts e all’album Ye, che contiene anche il brano Ghost town. Oggi lei racconta che quell’esperienza l’ha fatta sentire come se avesse trovato finalmente una casa. “Non ero mai stata in un ambiente come quello. Mi ha fatto sbocciare”. Dopo aver raggiunto un livello così alto in così poco tempo, ha cominciato a scrivere anche per altri. Ma non le piaceva. “Scrivere dal punto di vista di qualcun altro mi sembrava limitante. A quel punto ho capito quanto era bello non collaborare con nessuno”. Lavorando nella stessa stanza con West e la sua squadra Shake ha imparato molto sulle tecniche del mestiere, ma non ha mai rischiato di venire risucchiata nell’orbita della superstar. Oggi ricorda quell’esperienza come un’opportunità di affinare le sue capacità sotto l’ala protettiva di un maestro, un altro passo verso l’obiettivo. “Ho i paraocchi”, spiega. “Non vado mai fuori dai binari”. Dentro il santuario Dopo la nostra partita a scacchi, davanti a una serie di piatti messicani in un ristorante affollato del Lower East Side, mi racconta che lo studio di registrazione è il suo santuario, un luogo spirituale che ha bisogno di un’energia specifica. “Non posso far entrare altre persone. Ho la sensazione che i produttori stiano aspettando di ascoltare la grande hit. Se è così possono aspettare per tutta la cazzo di vita. Io non funziono in questo modo”. Lei si lascia guidare dall’istinto. È alla ricerca del “sentimento più reale”. La musica di 070 Shake nasce dall’analisi delle sue interazioni con chi la circonda. “Sono molto affascinata dalle emozioni umane. Mi piace studiare le persone, capire cosa le fa sorridere, cosa le umilia , cosa le fa incazzare. A volte voglio solo far provare qualcosa a qualcuno, quindi esco da me stessa per suscitare una reazione, come se fosse un esperimento”. Ormai sta con la sua compagna da quattro anni, si sono conosciute su Instagram. Quel rapporto ha alimentato più di ogni altra cosa la sua creatività. “È precisamente quello di cui ho bisogno per trovare l’ispirazione”, racconta con un ghigno malizioso. “Sentimento” è una parola che torna spesso nelle conversazioni con la rapper e Hamelin su Modus vivendi. 070 Shake definisce la sua musica “un sentimento trasmesso sotto forma di frequenza”, mentre Hamelin spiega che 070 Shake “sta da qualche parte tra Trent Reznor, Robert Smith e Björk”. Entrambi hanno lavorato all’album per più di un anno. Si sono scambiati idee da una parte all’altra degli Stati Uniti per poi chiudersi in studio per mesi. “La sua visione creativa le permette di fare cose che nessun altro riesce a fare”, spiega Hamelin. Quando 070 Shake descrive i suoi progetti sembra una sognatrice. Sta cercando “qualcosa di più”, vuole trovare “nuovi modi di fare le cose”. Mi spiega la sua visione del mondo mentre tiene la scacchiera sottobraccio. Confesso che non la capisco bene. Forse perché 070 Shake, come un maestro di scacchi, è avanti di parecchie mosse. u as

070 Shake in concerto a Londra, il 20 gennaio 2020 (Joseph Okpako, WireImage/Getty Images)

“I produttori vogliono ascoltare ‘la grande hit’. Se è così possono aspettare per tutta la cazzo di vita. Io non funziono in questo modo”

Biografia

◆ 1997 Nasce a North Bergen, nel New Jersey. ◆ 2015 Registra il suo primo singolo, Proud. ◆ 2016 Il rapper Pusha T la nota e le fa firmare un contratto con la GOOD Music, la casa discografica di Kanye West. ◆ 2018 Collabora al disco di Kanye West Ye. ◆ Gennaio 202o. Pubblica l’album d’esordio Modus vivendi.


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Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati