La morte è lo straniero
che ci viene incontro
proprio mentre noi, sfiniti,
arranchiamo sulla via di casa.
Affannati, smarriti lo ascoltiamo
parlare la nostra lingua
con un accento che viene dall’oblio.
Servilmente lo fissiamo
negli occhi per scandagliare
le sue intenzioni.
Ci priva dell’agevole sentiero conosciuto,
le più normali cose dissolve
in ultraterrene negazioni di se stesse…
………….
Per un attimo ci lascia così – neonati,
stupefatti, nudi, a scrutare
attraverso i baratri che improvvisamente
si sono aperti dentro di noi,
attraverso i nostri ultrasensibili telescopi
cellulari a conoscere
ciò che è alieno alle parole e alieno.
Immenso è al pensiero.
Sveža Dačeva è una poeta, slavista, etnologa e traduttrice bulgara nata nel 1953. Vive in Svezia dal 1988. Ha pubblicato undici raccolte di poesia in bulgaro e due in svedese. Questo testo è tratto dalla raccolta V očakvane na čuždeneca (In attesa dello straniero), Sineva 2002. Traduzione di Alessandra Bertuccelli.
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 107. Compra questo numero | Abbonati