Andreas Petrik apre il suo seminario con un avvertimento. In una mattina di giugno, in un’aula del Melanchthonianum, sontuoso edificio di inizio novecento dell’università di Halle, nel land Sassonia-Anhalt, il professore ha davanti 26 studenti. Oggi, spiega, ci dedicheremo a un’attività che forse non sarà troppo divertente. Aperti i portatili, questi aspiranti insegnanti di educazione civica, in gran parte del primo anno, cominciano a prendere appunti. Il tema della lezione è questo: cosa accadrebbe se, alle politiche del 2029, l’Alternative für Deutschland (Afd) ottenesse la maggioranza assoluta? Come cambierebbe la vita in Germania? La loro, quella dei loro alunni e quella dei loro genitori? È possibile un’educazione alla democrazia con un governo dell’Afd?
Il metodo che Petrik usa per lavorare sull’argomento si chiama tecnica degli scenari, proviene dagli studi sul futuro ed è usata, per esempio, dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico per fare previsioni sugli effetti dell’aumento delle temperature. Petrik ha adattato questa tecnica al tema dell’Afd nelle ore di educazione civica delle classi dall’ottava alla dodicesima (ragazzi dai tredici ai diciotto anni). “È un metodo”, chiarisce, “che parte da dati scientifici per essere applicato alla vita quotidiana”.
Petrik, 58 anni, folti ricci grigi, indossa una polo arancione, il colore dell’Unione cristianodemocratica (Cdu), il partito di Angela Merkel. Il suo modo di fare tranquillo e attento è quello che tutti vorrebbero trovare in un insegnante. Unico professore universitario che forma i futuri docenti di educazione civica delle scuole superiori della Sassonia-Anhalt (qui il 6 settembre 2026 l’Afd ha trionfato alle elezioni, ottenendo il 43,8 per cento dei consensi), da qualche tempo ha trasformato le sue lezioni: agli studenti, ma anche agli insegnanti, vuole spiegare quali caratteristiche deve avere una democrazia per essere solida. Come rispondere quando gli alunni chiedono lager e deportazioni di massa? E soprattutto: è ancora possibile un’educazione alla democrazia con un governo dell’Afd?
“Mi preme molto aiutare il corpo docente ad affrontare le crisi”, spiega Petrik. Nei suoi seminari parla anche dell’obbligo per gli insegnanti di mantenere la neutralità, questione molto cara all’Afd. Da tempo, infatti, il partito di estrema destra tedesco fa pressione su di loro presentando interrogazioni nei parlamenti dei land, sia con i cosiddetti portali per le segnalazioni sia con attacchi a singoli insegnanti e dirigenti scolastici. La strategia sembra dare risultati. Nel barometro scolastico 2026, un sondaggio della fondazione Robert
Bosch, il 27 per cento dei docenti della Germania orientale si dice preoccupato dall’obbligo di neutralità in classe; nella Germania occidentale la percentuale è inferiore (18 per cento), ma si tratta pur sempre di quasi un docente su cinque.
“In un certo senso gli insegnanti si sentono impotenti di fronte a tutto questo”, osserva Eva Gerth, presidente del sindacato del settore istruzione della Sassonia-Anhalt. David Begrich, esperto di estremismo di destra dell’associazione Miteinander di Magdeburgo e consulente didattico per l’educazione civica, parla di una “diffusa tendenza a non parlare più di politica”. Un’insegnante di Stendal invece racconta: “Ho la sensazione che molti colleghi e molte colleghe siano spaventati e non sappiano più cos’è permesso dire”.
Per fugare i dubbi, nel gennaio 2026 il ministro dell’istruzione del land, Jan Riedel, della Cdu, ha emanato una circolare: a scuola va mantenuta la neutralità rispetto ai partiti, senza per questo avallare posizioni razziste, incostituzionali o lesive della dignità umana. Inoltre, si invitano i docenti a spiegare agli alunni come “l’obbligo di neutralità sia strumentalizzato da forze antidemocratiche”.
“Gli insegnanti” spiega Riedel, “devono poter contare sul mio sostegno per opporsi alle posizioni che vanno contro la costituzione”. È il dovere di ogni funzionario pubblico. E, al contrario di quanto succedeva ai tempi della Ddr, oggi essere fedeli alla costituzione non ha nulla a che vedere con l’ideologia.
I possibili interventi
Nell’aula dell’università di Halle gli studenti si sono divisi in piccoli gruppi. Petrik ha proiettato sulla parete una tabella con le possibili riforme legislative che un ipotetico governo dell’Afd potrebbe introdurre dal 2029. Sono misure riprese dall’attuale programma del partito o desumibili dalle dichiarazioni dei suoi dirigenti. Una studente con i capelli corti e tinti guarda la tabella con aria disorientata. “Se va a finire così, c’è da chiedersi se potremo ancora fare il nostro lavoro”, commenta rivolta ai compagni vicini. Come molti altri, non vuole essere citata per nome: teme le conseguenze sotto un eventuale governo dell’Afd. Qualche tavolo più in là, quattro ragazzi provano a calarsi nei panni di un insegnante che si adatta al nuovo ordine cercando di non farsi notare: smette di rivolgersi a ragazzi e ragazze e usa solo il maschile. E distrugge le prove dei suoi trascorsi antifascisti. Nell’aula regna un certo brusio e complessivamente l’atmosfera è distesa, quasi allegra. Da alcuni gruppi arrivano delle risate. Per ora è solo un gioco, un tentativo d’immaginare una realtà che sembra assurda.
Al termine del seminario gli studenti presentano gli scenari che hanno elaborato. Descrivono un paese radicalmente diverso da quello attuale: con Alice Weidel (la leader dell’Afd) cancelliera ci sono l’imminente uscita della Germania dall’Unione europea, il ritorno del marco, la chiusura delle moschee, le espulsioni di massa e il divieto di aborto. Su tutto domina un clima di paura che costringe molti al silenzio. Più si va avanti, più l’atmosfera nella stanza s’incupisce. Una studente osserva: “È assurdo pensare che possa succedere davvero”.
Pedagogia nera
Lezioni simili fanno di Petrik un bersaglio frequente dell’Afd. Sono anni che periodicamente Hans-Thomas Tillschneider, portavoce per l’istruzione del gruppo parlamentare dell’Afd in Sassonia-Anhalt, lo attacca accusandolo di “formare insegnanti di educazione civica di estrema sinistra” e di essere uno “stregone della pedagogia nera” che insegna agli studenti come “indottrinare i ragazzi delle scuole nell’ideologia rosso-verde”.
Telefoniamo a Tillschneider per capire da dove nascano questi attacchi feroci. Ci racconta di aver assistito a varie conferenze di Petrik. “Il problema è che nelle lezioni, per come le concepisce lui, bolla come incostituzionali quelle che sono semplicemente legittime posizioni di destra”. Secondo Tillschneider, Petrik elabora strategie per convincere gli alunni che simpatizzano per l’Afd a cambiare idea, mentre nelle ore di educazione civica dovrebbe regnare la libertà di parola, la libertà di dire tutto ciò che è consentito nei limiti della legge. In conclusione, “solo un estremista di sinistra può credere che l’Afd sia di estrema destra”.
Anche chi pensa che le argomentazioni di Tillschneider non stiano né in cielo né in terra si può domandare se un metodo didattico incentrato unicamente sull’Afd rispetti l’obbligo di neutralità. E infatti il ministro dell’istruzione Riedel, che in passato è stato insegnante e poi dirigente scolastico a Halle, è critico. “Se ci concentriamo volutamente su un unico partito, dando l’impressione che il risultato sia già scritto, si rischia di essere manipolatori”, spiega. “E si espone la scuola ad accuse di indottrinamento politico”.
Petrik non è d’accordo. Secondo lui è “giusto trattare come una cosa a sé un partito che, almeno in parte, è certamente di estrema destra. Non posso fingere che sia un partito come gli altri”. Per un bene superiore – la difesa della democrazia – la parità di trattamento tra i partiti può passare in secondo piano.
Petrik si rifà a una sentenza del 2024 della corte costituzionale di un altro land, la Renania-Palatinato. Poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta dell’ong Correctiv sul cosiddetto incontro di Potsdam (dove esponenti dell’Afd e di gruppi di estrema destra avevano discusso di espulsioni di massa), l’allora presidente del land, la socialdemocratica Malu Dreyer, aveva pubblicato sul sito del governo regionale un appello a partecipare a una manifestazione contro l’estrema destra. In questo modo aveva violato, secondo l’Afd, l’obbligo di neutralità. Il partito ha fatto causa a Dreyer, senza però avere successo: la corte ha stabilito che, benché non neutrali, le sue affermazioni erano giustificate dalla necessità di proteggere la democrazia.
La tecnica degli scenari di Petrik è impiegata almeno in una scuola della Sassonia-Anhalt. Maria Bartosik, insegnante in un liceo di Quedlinburg, riporta esperienze positive: gli alunni partecipano con impegno e hanno momenti di presa di coscienza soprattutto quando si parla di rischi per la democrazia. Nei suoi seminari e nelle sue lezioni per incoraggiare i futuri insegnanti, Petrik gli racconta la storia di un collega di Stendal, Max Heckel, un buon esempio in questi tempi difficili. “Siate come Max”, li esorta. “Reagite”.
Heckel vive ad Arneburg, una cittadina di 1.400 abitanti sul fiume Elba, tra Tangermünde e il rudere della centrale atomica di Stendal, mai entrata in funzione. Lì, in mezzo a un nugolo di case basse, c’è l’Anker: osteria e pensione con tre camere, con un salone per gli spettacoli dotato di un palco. Heckel la gestisce con la compagna e gli amici, oltre a insegnare tedesco, tecnologia e storia alla scuola secondaria Comenius di Stendal.
Ha 39 anni e una lunga barba grigia. La scuola è finita, la sua giornata no. Indossa pantaloni neri da lavoro e si prepara una sigaretta vicino all’ingresso laterale della sala dove spesso si esibisce come cantante della band folk Nobody knows. Davanti all’edificio principale sventola una bandiera arcobaleno con il pugno chiuso.
Arriveranno degli escursionisti in bicicletta, e Heckel deve dare una pulita a una delle camere. “Ai miei studenti dico sempre che nella vita ci sono due autorità”, spiega. “Quella della coscienza e quella dell’argomentazione migliore”. Poi, mentre spruzza l’anticalcare sul vetro della doccia, racconta il suo personale conflitto con l’autorità.
Nel marzo del 2025, al termine di una lezione di tecnologia, due ragazzi di prima media gli hanno chiesto se avesse votato per l’Afd. Lui ha detto di no e loro gli hanno domandato perché. Ha elencato tre motivi: la politica fiscale del partito, che favorisce solo i più ricchi, la “remigrazione”, ossia l’espulsione di massa di persone con un background migratorio, e l’intenzione di abolire l’inclusione nelle scuole. Per chiarire meglio le sue posizioni ha anche mostrato sul suo computer alcuni grafici con i dati raccolti dall’istituto Leibniz per la ricerca economica. Poi ha detto ai suoi studenti che erano liberissimi di votare per l’Afd, ma ha aggiunto: se li votate, si vede che siete “molto ricchi e privi o di scrupoli morali o di buon senso”.
Per un bene superiore la parità tra i partiti può passare in secondo piano
A causa di questa frase qualche mese dopo Heckel si è ritrovato nella cassetta delle lettere un richiamo disciplinare del provveditorato agli studi regionale. Lo accusavano di aver violato l’obbligo di neutralità e di non aver distinto chiaramente i fatti dalle opinioni. Inoltre non c’era stato “un confronto paritario tra i programmi dei diversi partiti”. L’episodio sarebbe stato segnalato all’Afd dalla madre di un’alunna. Ma forse il canale è stato più diretto. Secondo le informazioni raccolte da Die Zeit, in quello stesso istituto lavora la moglie di Ulrich Siegmund, capolista dell’Afd alle elezioni in Sassonia-Anhalt. Siegmund però nega che le cose siano andate così: “Mia moglie non ha niente a che fare con la vicenda, i genitori si sono rivolti a me”, ha dichiarato.
Un richiamo è un provvedimento piuttosto serio: al secondo, si rischia il licenziamento. Heckel si è rivolto a un avvocato per impugnarlo (alla fine di novembre dovrebbe arrivare una sentenza). L’insegnante è nel mirino dell’Afd dal 2021, quando si era occupato dello slogan elettorale del partito: “L’islam non fa parte della Germania”. L’Afd aveva presentato un reclamo alla commissione disciplinare, sostenendo che avesse fatto propaganda contro il partito, ma il procedimento era stato sospeso. Quando parla del richiamo per il modo in cui ha trattato il tema della remigrazione, si scalda. Secondo il provveditorato, ne avrebbe dovuto parlare esponendo gli opposti punti di vista.
Il termine remigrazione, reso popolare dall’estremista di destra austriaco Martin Sellner, indica l’espulsione di milioni di persone con background migratorio, inclusi i cittadini tedeschi che non si sono assimilati. Siegmund, capolista dell’Afd in Sassonia-Anhalt, nel 2023 partecipò all’incontro di Potsdam e, secondo una dichiarazione giurata di un altro partecipante, Erik Ahrens, lì avrebbe annunciato che il programma di remigrazione sarebbe stato attivato appena l’Afd fosse arrivata al governo. Siegmund però ha negato di voler espellere persone con passaporto tedesco o regolarmente residenti in Germania e ha fatto sapere di non voler “espellere nessuno in violazione delle norme di legge”.
“Il mio datore di lavoro, che ben più di me sarebbe tenuto a far rispettare i valori della democrazia liberale, mi comunica che devo esporre gli opposti punti di vista quando parlo dell’inviolabilità della dignità umana. Be’, cos’altro c’è da dire?”. Heckel si leva il cappello, guarda fuori dall’abbaino e poi getta a terra gli asciugamani usati. Nel frattempo il provveditorato gli ha proposto un accordo extragiudiziale: se avesse accettato il richiamo, dopo sei mesi lo avrebbero cancellato dal suo fascicolo personale. Ma Heckel ha rifiutato: la considera un’ammissione di colpa e vuole una sentenza inequivocabile, per sé e per colleghe e colleghi.
I resoconti della stampa
Torniamo al ministro dell’istruzione Riedel. Heckel avrebbe dovuto presentare argomenti a favore della remigrazione? Al telefono Riedel dice di non volersi pronunciare su un procedimento ancora in corso, ma definisce unilaterali i resoconti della stampa, secondo i quali il provveditorato avrebbe sbagliato. Allo stesso tempo il ministro si dice allarmato dalla prospettiva di un governo dell’Afd. I progetti del partito per le scuole della Sassonia-Anhalt sono una vera e propria “rottura culturale”. E purtroppo l’azione del partito potrebbe essere rapida e incisiva. “Non posso certo tracciare un quadro positivo. Mentirei”.
Una settimana dopo all’università di Halle si tiene una nuova lezione del seminario di Petrik, che questa volta fa delineare uno scenario positivo: cosa dovrebbe succedere perché alle politiche del 2029 non vinca l’Afd? Gli studenti immaginano un paese che si salva per il rotto della cuffia, ricacciando l’Afd tra il 10 e il 15 per cento. Cosa serve secondo loro: i cristianodemocratici devono smarcarsi chiaramente dall’Afd e dalle sue parole d’ordine, ci vogliono più assistenti sociali e progetti sulla democrazia obbligatori nelle scuole.
In aula però non regna il buonumore. “Tante di queste idee mi sembrano poco realistiche”, afferma uno studente, raccogliendo molti consensi. Una compagna però dice di sentirsi incoraggiata: grazie alla tecnica degli scenari si è resa conto che come futura insegnante ha un peso. “È quello che insegniamo ai nostri studenti che fa la differenza”. ◆ sk
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati