Daphne Caruana Galizia era già una giornalista affermata quando aprì il suo blog, poco prima delle elezioni del 2008. Running commentary non aveva scadenze da rispettare, nessun numero di battute prestabilito, niente revisioni. Caruana Galizia postò il suo primo articolo alle due di notte: “Tolleranza zero per la corruzione”, un testo lungo come un reportage, seguito già il giorno dopo da un altro post, e il giorno successivo da altri quattro. Era questo il suo ritmo, e i toni erano chiari: via ladri e truffatori dal governo maltese. Datevi un contegno, ora siamo nell’Unione europea!

Il primo articolo aveva per oggetto Alfred Sant, allora leader del Partito laburista maltese. Sant era già stato al governo e cercava di farsi rieleggere. “Da tempo ha perso la nostra fiducia”, scriveva Caruana Galizia. “E non riuscirà a riconquistarla girando l’isola con il suo pullman del cambiamento e gettando fango sugli avversari”.

In nove anni la giornalista ha scritto 21.630 post. Molti avevano toni taglienti, alcuni erano pezzi d’inchiesta, altri irriverenti: la miscela perfetta per raggiungere un pubblico ampio. Il suo blog era diventato un punto di riferimento per l’isola: fino a 400mila visite al giorno, su una popolazione di 430mila abitanti. Stando ai commenti, molti dei suoi lettori erano spinti più dall’odio che dall’interesse. Altri la seguivano con la morbosa curiosità di chi guarda un funambolo avanzare senza rete di sicurezza.

Daphne Caruana Galizia ha scritto il suo ultimo post mezz’ora prima di morire. Come il primo – e come molti degli articoli scritti in trent’anni di carriera – il pezzo parlava di corruzione, in particolare della corruzione interna al Partito laburista, al potere da quattro anni e mezzo.

Poi, alle tre del pomeriggio del 16 ottobre, Caruana Galizia è saltata in aria. Qualcuno ha piazzato una bomba nella sua auto e l’ha azionata da lontano, forse da una delle colline che circondano la casa della giornalista.

Sul luogo del delitto le tracce rimarranno visibili a lungo. Nel 2016, quando il giornalista bielorusso Pavel Šaramet andò incontro a una morte simile nel centro di Kiev, in Ucraina, le strisce pedonali su cui aveva preso fuoco la sua auto furono subito ripulite. Non rimase nessun segno, niente fuliggine, niente sangue. Qui invece, appena fuori dal paesino di Bidnija, a mezz’ora di macchina dalla capitale La Valletta, i giovani aceri portano ancora i segni dell’accaduto: nel punto in cui è esplosa la Peugeot di Daphne Caruana Galizia le foglie bruciacchiate provano ostinate a crescere di nuovo. Gli agenti della scientifica hanno disegnato sull’asfalto frecce gialle e numeri. Hanno raccolto i resti dell’auto e quelli della giornalista in un raggio di centinaia di metri.

Gregge di capre

Dalla casa della famiglia, ora sorvegliata dalla polizia, c’è una via che conduce alla strada provinciale. Il pomeriggio del 16 ottobre la giornalista ha svoltato a sinistra, ha proseguito lungo il campo di zucche e poi giù, verso valle, ha superato il segnale con il riccio sorridente (“Per favore, automobilisti, non schiacciatemi!”). Quando le finestre hanno tremato, suo figlio Matthew si è precipitato fuori. Ha visto il fuoco e i resti della madre sparsi su un campo. Daphne Caruana Galizia aveva 53 anni.

Adesso la strada è stata riaperta al traffico e le auto scorrono lentamente su e giù per le colline. Ci sono anche molti turisti, con il volto abbronzato e la maglietta “I love Malta”. La guida Lonely Planet ha messo l’isola al sesto posto tra le mete da visitare nel 2018. Sul ciglio della strada, tra gli alberi bruciati dall’esplosivo, qualcuno ha lasciato dei fiori: “Che Dio sia con te, nell’attesa di rivederci”.

Ora Malta cerca gli assassini. Tutta l’Europa li cerca, perfino l’Fbi. Il premier Joseph Muscat ha dichiarato che “per scoprire la verità non si fermerà di fronte a niente e nessuno”. È stata offerta una ricompensa di un milione di euro per chi fornirà indizi, e dalla cerchia degli inquirenti è già trapelata una pista: dietro l’omicidio potrebbe esserci la rete criminale che contrabbanda petrolio dalla Libia in Sicilia. Caruana Galizia si era occupata anche di questo. Che avesse tra le mani nuovo materiale da pubblicare?

Di certo l’autobomba è un metodo mafioso. Negli ultimi due anni ci sono stati cinque attentati di questo tipo sull’isola, e in nessuno dei casi sono stati individuati i colpevoli. In tre erano coinvolti esponenti della malavita maltese – contrabbando, spaccio, prostituzione. Negli altri due le vittime erano uomini d’affari.

Sul campo nei pressi di Bidnija, dove giace lo scheletro della Peugeot, una coppia di pensionati si ferma per un momento di raccoglimento. Si tengono per mano con gli occhi chiusi, mentre il vento gli agita i capelli bianchi.

Con il crollo delle banche a Cipro nel 2013, Malta è diventata la nuova oasi fiscale europea. Oggi ospita 70mila aziende straniere

“Stronzi”, dice l’uomo riaprendo gli occhi.

“Era il nostro ultimo faro”, aggiunge la donna. “Adesso siamo al buio”.

Sono due professori, vengono dalla Valletta. Quando erano studenti, l’università di Malta contava solo ottocento iscritti, ma alle manifestazioni c’erano sempre almeno cinquecento persone. Ora gli iscritti sono 11mila, ma al corteo per “la nostra Daphne” erano al massimo un centinaio.

“La gente dorme”, dice l’uomo. “Sembrano pecore”.

Caruana Galizia aveva paragonato la società maltese a un gregge di capre. Disprezzava chi tollera la corruzione finché ci guadagna qualcosa, ma poi si scandalizza per un video che ritrae due vicini che fanno sesso in auto. Molti la consideravano arrogante per frasi come: “Mi sforzo di credere che questo sia ancora il mio paese”.

Un piccolo fastidio

Intanto la famiglia si sforza di credere al governo, secondo cui la ricerca degli assassini ha la priorità su tutto il resto. La sorella minore di Caruana Galizia, Corinne Vella, preferisce non pensare a chi potrebbe esserci dietro l’omicidio. Si fa contattare su WhatsApp “perché è criptato”, e spiega con aria stanca: “Non si tratta dei singoli individui, ma dell’intero sistema”.

Caruana Galizia avrà di sicuro fatto arrabbiare qualcuno in Sicilia e in Calabria, ma per capire cosa la interessava davvero negli ultimi anni basta leggere il suo blog.La maggior parte dei post riguardava gli scandali di corruzione in cui era coinvolto Joseph Muscat, il primo ministro maltese.

“Via i mafiosi adesso!”, scriveva la giornalista a maggio. Non si riferiva a cosa nostra o alla ’ndrangheta, ma a “Muscat e alla sua cricca”. “Saccheggiano il paese, poi ti regalano un cesto di arance e ti chiedono il voto, come se fossimo nel 1945”.

Marzo 2017: “Ora ho capito con che gente ho a che fare”.

Giugno 2017: “Date il peggio di voi, figli di puttana, finché vi rimarrà un’unica possibilità: assoldare un killer per ammazzarmi. Vediamo fin dove vi spingerà la vostra ossessione”.

Eppure nessuno accusa seriamente il premier di essere il mandante dell’omicidio. “Ne ha la responsabilità politica”, dice la sorella della giornalista, Corinne Vella. La famiglia ha chiesto le dimissioni di Muscat.

Da sapere
Paradiso mediterraneo

◆ Malta è una repubblica parlamentare dal 1964, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito. Nel 2004 è entrata nell’Unione europea, di cui è lo stato più piccolo per popolazione e per superficie: ha circa 450mila abitanti in 316 chilometri quadrati. Dal 2008 fa parte dell’eurozona.

◆ Il sistema fiscale maltese è il più vantaggioso dell’Unione europea per le aziende straniere, che pagano circa il 5 per cento di tasse contro una media europea del 22 per cento. Secondo un rapporto del parlamento europeo, tra il 2012 e il 2015 questo è costato agli altri paesi dell’Unione 14 miliardi di euro di mancate entrate fiscali.

◆ Il 5 novembre 2017 la pubblicazione dei Paradise papers ha confermato che Malta è un importante centro di transito di denaro proveniente dall’estero, soprattutto dall’Azerbaigian. Bbc, The Malta Independent


Visti da lontano, da Bruxelles o da Berlino, i problemi di corruzione a Malta sembrano solo un piccolo fastidio. L’Unione europea ha problemi più grandi. Ma Caruana Galizia temeva che di questo passo Malta si sarebbe allontanata da qualsiasi standard europeo di legalità.

Cos’era riuscita a scoprire? Per esempio che due degli uomini più fidati di Muscat, il capo di gabinetto e il suo ministro più importante, gestivano società offshore a Panama. Una rivelazione confermata dai Panama papers. E che la moglie del premier possedeva una società offshore. Caruana Galizia era indignata anche per la vendita dei passaporti maltesi attraverso il programma Individual invest, a 650mila euro l’uno. Lo scorso anno ne sono stati venduti circa settecento, e su ognuno il capo di gabinetto di Muscat avrebbe incassato 50mila euro. Almeno così si legge in un rapporto trapelato dall’Unità d’intelligence finanziaria maltese (Fiau), pubblicato da Caruana Galizia sul suo blog.

Negli ultimi tempi la sua indignazione era cresciuta. Il capo della polizia, che dopo una rivelazione simile avrebbe dovuto aprire un’indagine, si era dimesso per motivi di salute. L’uomo che ha preso il suo posto è un ammiratore di Muscat, che una volta ha scritto su Facebook: “Finalmente Malta ha un primo ministro con le PALLE”.

Aria di boom

La reazione dell’élite politica ed economica maltese allo scandalo dei Panama papers e alle altre rivelazioni era stata sostanzialmente ricoprire Caruana Galizia di querele per diffamazione: al 16 ottobre erano 47. Ogni querela le costava centinaia di euro, e i suoi conti bancari erano bloccati da febbraio. Il lunedì in cui è morta, Caruana Galizia era uscita di casa per pagare in contanti l’auto che aveva preso a noleggio. “Le querele erano una tattica nuova”, afferma la sorella Corinne Vella. “Lei era abituata ad altro”.

Nel 1995, poco prima di Natale, il portone di casa sua era stato incendiato. “Quella volta Daphne aveva raccontato ai bambini di aver dimenticato le candele accese di fronte alla porta”, ricorda la sorella. Oggi i suoi tre figli maschi sono tutti adulti. Uno lavora per l’International consortium of investigative journalists, un altro ha intrapreso la carriera diplomatica, il terzo è ricercatore alla London school of economics. Il marito di Daphne è avvocato.

Nel 2006 mancò poco che la famiglia bruciasse nel sonno. Si salvarono perché quella notte uno dei figli era rientrato tardi a casa. A uno dei cani avevano tagliato la gola. Il blog della giornalista era stato hac­kerato. Erano queste le cose cui era abituata. A cosa lavorava ultimamente? La sorella non ne ha la più pallida idea: “Quando lavorava a qualcosa non ne parlava con nessuno. Proteggeva le sue fonti”.

A La Valletta e dintorni ci sono molti cantieri aperti. La polvere di cemento ricopre i fichi d’India. Sul traghetto tra La Valletta e Sliema si parlano molte lingue e si scattano migliaia di selfie: la vista dal battello è un paradiso per Instagram. A Malta c’è aria di boom economico. Con la primavera araba l’isola ha vinto l’eterna battaglia per i turisti con la Tunisia. E con il crollo delle banche a Cipro, nel 2013, l’isola si è affermata come la nuova oasi fiscale europea. Oggi ospita 70mila aziende straniere e le agenzie di scommesse spuntano come funghi: la Panama del Mediterraneo.

Tutto questo sarebbe stato impensabile nel 1964, l’anno in cui è nata Daphne Caruana Galizia e Malta ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito. Ma l’avversione di Caruana Galizia per il Partito laburista cominciò quando lei andava ancora a scuola. All’epoca i laburisti erano al potere, mentre il Partito nazionalista era all’opposizione, come oggi. Il 15 ottobre 1979 un gruppo di laburisti fece irruzione nella redazione del quotidiano Times of Malta, diede fuoco all’edificio e saccheggiò la casa del capo dell’opposizione, Edward Fenech-Adami. La polizia rimase a guardare.

Quel “lunedì nero” segnò un’intera generazione, compresa Caruana Galizia, che non avrebbe dimenticato né perdonato. Quando l’allora capo dei laburisti è morto all’età di 96 anni, sul suo blog la giornalista ha scritto: “Alleluia, brucia all’inferno”.

Alla morte di Caruana Galizia un poliziotto ha scritto su Facebook: “Ognuno ha quel che si merita, sacco di merda”. L’agente la odiava per motivi del tutto personali: nel suo blog la giornalista aveva parlato della passione dei pubblici ufficiali per i night club. Era stato sospeso dal servizio, ma era stato sincero. La società maltese continua a essere profondamente polarizzata, e Caruana Galizia non cercava certo di calmare gli animi.

“È rimasta sempre fedele a se stessa”, dice Corinne Vella. Questo voleva dire, tra le altre cose, condannare la corruzione indipendentemente dal colore politico. Il suo ultimo bersaglio era stato il nuovo capo dell’opposizione, Adrian Delia. La giornalista aveva fornito prove dei suoi contatti con un giro di prostituzione a Londra e lo chiamava “Dr. Deliar”, il dottor Bugiardo.

Solidarietà europea

L’unico politico che Caruana Galizia rispettava era Simon Busuttil, il predecessore di Delia. “Un gentiluomo”, aveva scritto di lui. “Una persona normale”.

Busuttil ci riceve in parlamento otto giorni dopo il “lunedì nero” (ora il Times of Malta chiama così anche il giorno in cui è stata uccisa Caruana Galizia). Nella sala conferenze dell’opposizione un maxischermo trasmette il dibattito in aula. “È da stamattina che proviamo a parlare di Daphne”, dice Busuttil, “ma i laburisti vogliono parlare solo del bilancio”.

Nell’aula, tra due bandiere di Malta, è appeso un crocifisso con il viso rivolto in basso. Parla uno dei figli di Fenech-Adami. Tuona, lancia accuse, è sul punto di piangere: “Voglio un paese normale!”. Come molti altri, non riesce a concepire come si possa andare avanti in questo modo, con la corruzione, gli omicidi e le domande senza risposta. I deputati laburisti cercano d’interromperlo, poi sprofondano negli schermi di cellulari e pc.

Quella stessa sera i figli di Daphne Caruana Galizia intervengono al parlamento europeo. Viene osservato un minuto di silenzio, poi seguono discorsi toccanti. Una sala stampa viene intitolata alla giornalista assassinata. Simon Busuttil apprezza la solidarietà dell’Europa. Vuole proseguire il lavoro di Caruana Galizia attraverso la giustizia, “per quanto è possibile”. Anche lui è sommerso da querele per via delle rivelazioni dei Panama papers.

Busuttil è un uomo distinto, con gli occhi tristi. È stato a lungo parlamentare europeo. Ma quando, dopo l’omicidio di Caruana Galizia, la commissaria europea per la giustizia ha dichiarato che in materia di riciclaggio di denaro a Malta non si può rimproverare nulla, ha cominciato a dubitare anche dell’Unione europea.

Dopo l’omicidio della giornalista il parlamento europeo ha mandato una delegazione a Malta per far luce sui fatti. Gli eurodeputati socialisti erano contrari, forse perché il Partito laburista maltese è un partito di sinistra. Anche questa è solidarietà europea.◆ ct

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Questo articolo è uscito sul numero 1230 di Internazionale, a pagina 58. Compra questo numero | Abbonati