Il 28 giugno, Salwan Momika ha calpestato il Corano davanti alla principale moschea di Stoccolma, in Svezia. Dietro un cordone di poliziotti, ha messo delle fette di pancetta nel libro sacro dell’islam e ha strappato alcune pagine. Poi ha cominciato a bruciarle.

Il 20 luglio era in programma un altro rogo del Corano: Momika si è presentato all’ambasciata irachena a Stoccolma con l’intenzione di dar fuoco anche a una bandiera del paese mediorientale. Non è ben chiaro cosa sia successo. Dopo aver discusso con alcune persone che lo contestavano, si è pulito le scarpe con il libro e con una foto della bandiera dell’Iraq. Il quotidiano svedese Expressen ha scritto che in quell’occasione il Corano non è stato dato alle fiamme, ma secondo l’agenzia di stampa TT nelle foto scattate sul posto s’intravedevano delle leggere bruciature sui bordi del libro. Alle 14 di quel giorno, Momika ha preso le sue cose e se n’è andato.

Salwan Momika strappa una copia del Corano a Stoccolma, 28 giugno 2023 (Jonathan Nackstrand, Afp/Getty)

Quello è stato l’inizio di una lunga serie di roghi del Corano che ha avuto conseguenze pesanti per la Svezia, oltre che potenzialmente sulla politica europea. La mente dietro a molti episodi simili è Rasmus Paludan, leader del partito di estrema destra Stram kurs, che il 21 gennaio 2023 ha bruciato una copia del Corano davanti all’ambasciata turca a Stoccolma.

Fino a oggi, l’iracheno Salwan Momika è stato una figura meno conosciuta. Con parole sobrie su Twitter si definisce “ateo” e “liberale”, ma prima era cristiano. È nato 37 anni fa nel distretto di Al Hamdaniya, a est della città di Mosul. In quest’area nel nord dell’Iraq si concentrano gli assiri, un gruppo etnico di fede cristiana.

La vita di Momika è stata piuttosto turbolenta. Il quotidiano Arab News e il sito The New Arab hanno indagato sul suo passato e fonti irachene hanno confermato le informazioni in possesso del nostro giornale. Nel 2013 in Iraq, in risposta alla creazione del gruppo Stato islamico (Is), si sono formate diverse milizie locali, sia musulmane sia cristiane, che facevano capo alle Forze di mobilitazione popolare (in arabo Hashd al Shaabi). Molte di loro avevano legami con l’Iran. Dopo aver aderito a queste milizie, Momika ne ha guidata una, ma è stato coinvolto in uno scontro interno con Rayan al Kaldani, il leader cristiano locale del movimento politico Babilonia. Arrestato nel marzo 2017, è rimasto in carcere per diciotto giorni.

Da allora pare aver partecipato attivamente a numerosi movimenti politici, opponendosi a fazioni musulmane sciite nelle aree cristiane dell’Iraq. Secondo alcuni avvocati intervistati da The New Arab, è stato incriminato in Iraq per diversi reati. “Momika proveniva da un ambiente fortemente influenzato dal cristianesimo”, ha dichiarato ad Arab News lo scrittore egiziano Hani Nasira, esperto di movimenti religiosi. “Mentre professava la sua fede cristiana, ha cercato in tutti i modi di farsi un nome e acquisire influenza. Ed è diventato un opportunista”.

Crimini d’odio

Momika nega di aver fatto parte di una milizia e delle Forze di mobilitazione popolare. “Sono voci false messe in giro dai musulmani e dal governo iracheno”, ha detto al nostro giornale. “Ero semplicemente un politico. Tutte le chiacchiere sul mio conto sono state inventate per mettermi sotto accusa”.

Momika vive in Svezia dal 2021, quando gli è stato concesso un permesso di soggiorno di tre anni come rifugiato politico. Non è passato molto tempo prima che fosse notato dalla polizia. Nell’estate dello stesso anno è stato condannato a lavori socialmente utili per aver minacciato un uomo che viveva con lui. Quando gli abbiamo chiesto perché ha bruciato il Corano, ha risposto: “Non rispetto un libro che esorta a uccidere me e chi non è musulmano, e che si rivolge a noi con parole oscene”.

Dopo aver bruciato il testo sacro alla fine di giugno, ha ricevuto numerose minacce e ora vive sotto protezione. Allo stesso tempo è indagato per crimini d’odio.

Il padre di Momika, Sabah Matti, ha condannato i gesti del figlio. Ma lui si è mai pentito? “No, mai. E non ho fatto niente di male”, risponde, aggiungendo di aver ottenuto le necessarie autorizzazioni dalla polizia e dai tribunali per organizzare le sue manifestazioni. Il fatto che 57 paesi a maggioranza musulmana sono convinti che servano leggi contro i roghi del Corano non lo preoccupa, né che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e il papa Francesco abbiano condannato pubblicamente azioni del genere.

In passato Momika ha dichiarato che il suo obiettivo non è ostacolare l’adesione della Svezia alla Nato. “Politica e libertà personale non vanno mescolate. Non penso di aver danneggiato la Svezia. Ho agito anche nell’interesse del paese in cui vivo”, ha ribadito. In realtà le sue azioni hanno avuto ripercussioni pesanti. Il 20 luglio l’ambasciata svedese a Baghdad è stata assaltata da manifestanti infuriati che hanno appiccato un incendio e provocato molti danni. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, è stato il leader sciita Moqtada al Sadr a spingere i propri seguaci contro la sede diplomatica. A giugno e a luglio anche in altri paesi a maggioranza musulmana sono state organizzate manifestazioni di protesta contro la Svezia.

Il 20 luglio l’Iraq ha espulso l’ambasciatore svedese. Un ministro iracheno ha aggiunto che il governo vuole mettere al bando le aziende svedesi. È sceso in campo anche l’Iran, che accusa Momika di essere un agente del Mossad, i servizi di sicurezza israeliani. Secondo l’agenzia di stampa statale iraniana Irna, la polizia svedese è a favore dei roghi del Corano.

Queste vicende hanno colpito la Svezia in un momento delicato. La Turchia si è opposta per molto tempo all’adesione del paese alla Nato, accusando le autorità svedesi di aver concesso a Rasmus Paludan l’autorizzazione a bruciare il Corano. All’inizio di luglio il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha ceduto alle pressioni degli alleati e ha aperto le porte a Stoccolma, ma il parlamento di Ankara deve ancora dare il via libera formale. ◆ lv

Biografia

1986 Nasce in Iraq.

2013 Guida una milizia irachena che combatte contro il gruppo Stato islamico.

2017 È arrestato e tenuto in carcere per diciotto giorni.

2021 Si trasferisce in Svezia.

giugno 2023 Brucia una copia del Corano di fronte alla più grande moschea di Stoccolma.

agosto 2023 La Svezia alza il livello di allerta dopo che lo Stato islamico e altri gruppi jihadisti minacciano attentati terroristici.

settembre 2023 Dà alle fiamme di nuovo una copia del Corano. Scoppiano scontri e la polizia svedese arresta una decina di persone.


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Questo articolo è uscito sul numero 1529 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati