L’Ospedale della croce rossa di Wuhan è pieno di pazienti dal 22 gennaio, quando è stato indicato come una delle nove strutture in città che accolgono persone sospettate di aver contratto il coronavirus. In teoria tutti coloro a cui viene rilevata una temperatura superiore ai 37,3 gradi devono essere ricoverati nei reparti per le malattie infettive per sottoporsi a esami e cure. Ma con l’aumento dei casi d’infezione, la disponibilità di posti sta finendo, mentre emerge la mancanza di forniture sanitarie e i medici sono esausti. Migliaia di casi sospetti attendono di essere sottoposti agli esami. Ma il numero potrebbe essere drammaticamente sottostimato a causa della mancanza di kit per rilevare il virus. Molti pazienti dichiarano di aver sviluppato tutti i sintomi dell’infezione, ma non possono averne conferma.

Nella sala principale dell’Ospedale della croce rossa tutti indossano le mascherine, e i colpi di tosse riecheggiano nell’aria. Molti pazienti nei corridoi sono attaccati alle flebo, mentre altri aspettano con ansia di essere visitati. Varie persone mi mostrano i risultati delle loro tac, che indicano la presenza dell’infezione da coronavirus, ma non avendo ricevuto una diagnosi definitiva non possono essere ricoverate. “So di essere probabilmente una fonte di diffusione del virus, ma non posso fare niente se l’ospedale non mi ricovera”, dice il signor Li. Dato il grande numero di pazienti, il rischio di contagio è molto alto, sottolinea.

Un medico spiega che solo poche strutture a Wuhan hanno l’attrezzatura per rilevare il coronavirus. L’Ospedale della croce rossa può solo segnalare i casi sospetti al centro provinciale di controllo delle malattie, che poi prenderà alcuni campioni per condurre dei test, ma non è chiaro quanti ne abbia fatti finora.

La signora Wang mi racconta che sette suoi familiari hanno cominciato a mostrare sintomi di febbre e affaticamento negli ultimi giorni, mentre lei aspettava di sottoporsi al test. Wang ha cominciato ad avere la febbre il 18 gennaio, poco dopo che un vicino era stato messo in quarantena a causa del virus. Alcuni giorni dopo il vicino è morto. Wang si è ripresa dalla febbre, ma ha cominciato ad avere la tosse e dolori al torace. Una tac ha rilevato un’infezione polmonare. Come in molti altri casi, la diagnosi non è stata confermata per la mancanza di apparecchiature. Nei giorni successivi il marito e sei altri parenti che avevano avuto contatti con lei hanno mostrato dei sintomi. Nessuno di loro è ricoverato in ospedale. “Se fossi stata messa in quarantena in tempo, non si sarebbero ammalati”, si rammarica Wang.

Arrivano i rinforzi

Mentre chi sospetta di aver contratto il virus si precipita in ospedale, tra le altre persone si diffonde il timore di contrarre l’infezione nei centri di cura. Una donna anziana ha avuto la febbre ed è stato escluso che si trattasse di coronavirus. Ma a causa delle nuove regole, deve andare comunque in ospedale per farsi visitare. “Ho aspettato cinque ore prima di vedere un dottore e sono molto preoccupata”, dice.

Secondo un operatore sanitario, le procedure saranno modificate per far fronte ai potenziali rischi d’infezione. Gli ospedali hanno distribuito mascherine a tutti i pazienti, ma potrebbero rivelarsi poco efficaci, dato che anche molti medici e infermieri hanno contratto il virus.

Il 24 gennaio alcuni voli che trasportavano forniture mediche e 150 medici militari sono atterrati all’aeroporto di Wuhan per sostenere la battaglia della città contro l’epidemia. Allo stesso tempo è cominciata la costruzione di un centro di quarantena nella periferia della città per fornire cure supplementari. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati