02 luglio 2020 15:18

Dalla crisi economica scatenata dalla pandemia di covid-19 chi si riprenderà prima, l’Europa o gli Stati Uniti? Dopo il crollo dell’economia mondiale negli anni 2008 e 2009 furono gli Stati Uniti a ripartire più rapidamente, grazie a una pronta risposta dell’amministrazione guidata all’epoca da Barack Obama e sfruttando alcune flessibilità dell’economia statunitense, che permette per esempio di licenziare facilmente i lavoratori, e altrettanto facilmente di assumerli di nuovo.

L’Europa, invece, attraverso i suoi sistemi di assistenza sociale, cerca di proteggere i cittadini dalla perdita del lavoro, anche erogando sussidi alle imprese che non licenziano. Secondo diversi economisti consultati dal New York Times, questa volta il sistema europeo potrebbe essere più vantaggioso. L’attuale crisi è diversa da quella di dodici anni fa ed è caratterizzata dal crollo simultaneo della domanda e dell’offerta, conseguenza del blocco delle attività. E in questo caso l’Europa, che ha congelato le attività economiche per contenere il virus, potrebbe trovarsi in una posizione migliore rispetto agli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha invece dato la priorità alla produzione, anche se il numero dei contagiati continua a salire.

Il 1 luglio il paese ha registrato altri cinquantamila nuovi casi e 645 morti, secondo il bilancio dell’università Johns Hopkins. Sono 2,7 milioni i casi di covid-19 rilevati negli Stati Uniti, una porzione considerevole dei 10,6 milioni in tutto il mondo.

Per quanto riguarda l’economia, fanno notare gli esperti intervistati dal New York Times, questa è una recessione diversa dalle altre, e ci sono ancora molte cose che non sappiamo, come per esempio se ci sarà una seconda ondata di contagi e sarà necessario imporre nuovi confinamenti. Resta il fatto che negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione è aumentato notevolmente (cinque volte più che in Francia), mentre in Europa è rimasto abbastanza stabile, in un contesto dove quasi tutti i governi del mondo hanno aumentato la spesa pubblica per venire incontro alle esigenze dei cittadini (a marzo e ad aprile gli Stati Uniti hanno speso 2.700 miliardi di dollari in aiuti di stato).

La scommessa europea, conclude il quotidiano, si basa sul presupposto che la crisi sia di breve durata. Se proseguisse o dovesse peggiorare, i dirigenti europei potrebbero essere costretti a rivedere i loro calcoli.

Le altre notizie dal mondo

  • Il Brasile ha superato la soglia dei 60mila morti per covid-19, dopo aver registrato più di mille decessi nelle ultime ventiquattr’ore. Da più di una settimana il Brasile è il paese che conta più vittime al livello mondiale. Altrettanto preoccupante è il dato sui nuovi contagi: il 1 luglio è stato raggiunto il record di 46.712 infezioni, segno che la pandemia non accenna a rallentare nel più grande paese dell’America Latina.
  • Anche in Russia i contagi non si fermano: i casi complessivi sono più di 660mila. Nell’ultima giornata sono morte 147 persone, portando a 9.683 il totale dei deceduti.
  • A Tokyo, in Giappone, le infezioni sono tornate a salire dopo due mesi, con 107 nuovi casi. Le autorità escludono misure di emergenza, ma hanno fatto appello alla cooperazione dei cittadini.
  • Dal 5 luglio il Kazakistan adotterà un secondo, meno rigido, confinamento: chiuderà alcune attività non essenziali, limiterà gli spostamenti tra province e vieterà i raduni in pubblico per almeno due settimane.
  • In Nuova Zelanda si è dimesso il ministro della salute David Clark. Era stato duramente criticato per aver portato la famiglia al mare durante il confinamento.
  • L’Ungheria ha deciso di non riaprire le frontiere ai cittadini di paesi extraeuropei, fatta eccezione per la Serbia. In un comunicato su Facebook il primo ministro Viktor Orbán ha scritto che aprire andrebbe “contro gli interessi sanitari del popolo ungherese”.
  • In India la città di Ahmedabad ha registrato un picco di decessi non legati al covid-19. Secondo i dottori, si tratta di persone gravemente malate che non sono state ricoverate in ospedale perché le strutture erano troppo piene o perché avevano paura di andarci. Questi dati, sostiene l’esperto di salute pubblica Rajib Dasgupta dell’università Jawaharlal Nehru di New Delhi, sono un segno di avvertimento per tutto il paese.
  • Tre mesi di pandemia hanno causato ai paesi dell’Africa quasi 55 miliardi di dollari di perdite nei settori del turismo e dei viaggi, ha dichiarato il 2 luglio Amani Abou-Zeid, commissaria delle infrastrutture e dell’energia dell’Unione africana. A soffrirne saranno soprattutto le compagnie aeree, alcune delle quali sono destinate alla bancarotta. Pochi giorni prima Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo monetario internazionale, aveva dichiarato che il covid-19 è “il più duro colpo alle economie dell’Africa subsahariana dagli anni settanta”, facendo appello alla solidarietà internazionale per aiutare questi paesi a uscire dalla crisi.