Il 28 e il 29 aprile i delegati di più di cinquanta paesi si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per la prima conferenza sull’abbandono dei combustibili fossili.

L’evento, organizzato dalla Colombia e dai Paesi Bassi, era stato indetto all’indomani della 30esima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop30), che si era svolta a Belém, in Brasile, a novembre del 2025.

In quella occasione l’opposizione di un gruppo di stati aveva bloccato l’inclusione di ogni riferimento all’eliminazione dei combustibili fossili nella dichiarazione finale, rinnegando di fatto l’impegno preso due anni prima alla Cop28.

Lo stallo aveva confermato l’opinione diffusa secondo cui il metodo del consenso e l’incompatibilità tra gli interessi e le posizioni dei partecipanti rendono le conferenze delle Nazioni Unite inadatte ad affrontare la crisi climatica.

Così una coalizione di paesi “volenterosi” guidata dal Brasile aveva annunciato l’intenzione di proseguire separatamente il percorso verso un piano coordinato per accelerare l’abbandono delle fonti fossili.

Significativamente, alla conferenza non sono stati invitati gli Stati Uniti, ma è stato riservato un posto d’onore a Gavin Newsom, potenziale candidato democratico alle presidenziali del 2028 e governatore della California, uno degli stati americani che hanno continuato a puntare sulle rinnovabili anche dopo la rielezione di Donald Trump.

Appuntamento a Tuvalu

Al vertice inoltre non hanno partecipato i principali paesi produttori di petrolio, come la Russia e l’Arabia Saudita, e nemmeno la Cina, che nonostante sia diventata il motore industriale della transizione energetica resta lo stato con le maggiori emissioni di gas serra.

Un ruolo di primo piano è stato invece assunto dalla Francia, che ha approfittato dell’evento per presentare una tabella di marcia per l’eliminazione completa dei combustibili fossili tra il 2030 e il 2050.

Al di là degli annunci, il vertice non ha prodotto impegni vincolanti, e gli organizzatori hanno sottolineato che questo nuovo forum non punta a sostituire le conferenze delle Nazioni Unite sul clima.

I lavori si sono concentrati soprattutto sull’elaborazione di politiche commerciali coordinate per favorire lo sviluppo delle industrie legate alla transizione energetica e il reperimento delle risorse finanziarie.

Il processo riprenderà alla seconda conferenza sull’abbandono dei combustibili fossili, che dovrebbe svolgersi all’inizio del 2027 a Tuvalu, Polinesia.

Questo testo è tratto dalla newsletter Pianeta.

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