Dall’8 al 10 maggio 2026, durante il festival di Internazionale Kids, le classi 1D e 1E della scuola secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo don Pasquino Borghi di Reggio Emilia hanno percorso la piazza Martiri del 7 luglio con un questionario sull’acqua in mano. In due giorni hanno raccolto più di ottocento risposte, intervistando bambine e bambini, genitori e passanti.
Il questionario, molto simile a quelli che ogni mese lettrici e lettori trovano su Internazionale Kids, era stato creato dalle alunne e dagli alunni e aveva come argomento l’acqua. “Da dove arriva l’acqua del tuo rubinetto?”, “Quale acqua bevi più spesso?”, “Se un giorno l’acqua sparisse, cosa ti mancherebbe di più?” erano alcune delle domande a cui il pubblico del festival ha dovuto rispondere.
Erano state preparate dalle due classi durante i laboratori organizzati a scuola dalla redazione di Internazionale Kids insieme alle esperte e agli esperti di Eduiren (il settore educativo del gruppo Iren) e a Officina Educativa. Ragazze e ragazzi hanno raccolto informazioni, confrontato le idee e costruito alcune domande su un argomento che sembra ovvio, ma non lo è affatto.
Una delle scoperte che li ha colpiti di più riguarda l’acqua virtuale: quella che non si vede, ma che serve per produrre quasi tutto quello che consumiamo. Per fare un chilo di carne bovina servono in media circa 15mila litri d’acqua e per un paio di jeans circa 8mila. Ma anche guardare un film o una serie tv su una piattaforma di streaming ha un costo idrico, perché i server che trasmettono i dati devono essere raffreddati continuamente e per farlo consumano grandi quantità d’acqua.
I risultati del questionario confermano che sull’acqua sappiamo meno di quanto crediamo. Il 38 per cento delle persone intervistate non sa da dove arriva l’acqua del proprio rubinetto e l’84 per cento non conosce il concetto di acqua virtuale. In compenso quasi due persone su tre pensano che l’acqua potabile sulla Terra sia pochissima: e hanno ragione. Solo il tre per cento dell’acqua del pianeta è dolce, e la maggior parte è intrappolata nei ghiacciai. Meno dell’uno per cento è disponibile per bere. Quanto alle abitudini, quasi la metà degli intervistati beve acqua dal rubinetto, ma più di un quarto compra ancora bottiglie di plastica.
Ecco tutti i risultati (i numeri indicano la percentuale delle risposte):
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