Da nove anni Donald Trump racconta di un marinaio di nome Bill Jones. Sostiene di averlo incontrato nel 2017, durante una visita alla Gerald R. Ford, la portaerei più grande e costosa della marina statunitense. La costruzione della nave aveva accumulato anni di ritardo e miliardi di dollari di costi aggiuntivi. Il presidente voleva capire perché tante cose non funzionassero e ha chiesto di parlare con i marinai addetti alle catapulte, i dispositivi che permettono agli aerei di decollare dal ponte.

Secondo Trump, Jones gli ha spiegato che la marina stava sbagliando a sostituire le vecchie catapulte a vapore con un sistema elettromagnetico. Le nuove erano così complicate che per ripararle sarebbero serviti dei geni del Massachusetts institute of technology, mentre per le vecchie bastavano un martello e una fiamma ossidrica.

Trump ha preso sul serio quelle parole, al punto che negli anni successivi ha continuato a citare l’incontro e ha chiesto di parlare con il comandante di un’altra portaerei. E due mesi fa ha ordinato alla marina di studiare la possibilità di installare catapulte a vapore sulle navi di prossima costruzione.

Nel frattempo, un test ha mostrato che la Gerald R. Ford riesce a far decollare e atterrare più aerei delle portaerei precedenti, grazie anche ai nuovi sistemi di lancio e recupero. E gli esperti del settore sostengono che tornare alle catapulte a vapore richiederebbe interventi molto costosi. Per capire cosa avesse detto al presidente, i vertici della marina hanno cercato Bill Jones. Non lo hanno trovato da nessuna parte. Nemmeno il Wall Street Journal, che questa settimana ha ricostruito la vicenda, è riuscito a identificarlo.

Ammesso che esista (o che quello sia il suo vero nome), Bill Jones fa capire quanto Trump possa lasciarsi influenzare da una persona che ha conquistato la sua fiducia, anche contro il parere degli esperti. C’è una grossa differenza tra un marinaio e l’uomo più ricco del mondo, ma con Elon Musk Trump ha fatto qualcosa di simile. Dopo aver finanziato la campagna elettorale di Trump, il miliardario è diventato uno dei suoi uomini di fiducia e per mesi – prima di finire in disgrazia – ha avuto la possibilità d’intervenire direttamente nel funzionamento del governo federale.

Nel 2025 ha portato a Washington una squadra di giovani ingegneri e imprenditori della Silicon valley, quasi tutti senza esperienza nell’amministrazione pubblica. Attraverso il lavoro al Department of government efficiency (Doge), sono entrati nelle agenzie federali, hanno avuto accesso a sistemi informatici e informazioni riservate e hanno contribuito a cancellare contratti, programmi e posti di lavoro. Dovevano ridurre gli sprechi applicando allo stato i metodi delle aziende tecnologiche.

Musk ha promesso di far risparmiare fino a duemila miliardi di dollari. Il Doge ha poi rivendicato tagli per 215 miliardi, una cifra molto più bassa e comunque difficile da verificare. Ad agosto il Government accountability office, l’organismo indipendente che controlla la spesa federale, ha trovato errori e lacune nei rendiconti: per il 96 per cento dei risparmi dichiarati sulle sovvenzioni mancavano i dati necessari per capire come fossero stati calcolati.

Ma per molti di questi ragazzi arrivati dalla Silicon valley, l’esperienza al Doge si è rivelata un ottimo affare. Il Washington Post ne ha rintracciati più di venti che, lasciato il governo, hanno fondato aziende, trovato incarichi di alto livello nel settore privato o cominciato a investire. Le imprese che hanno creato, o nelle quali hanno investito in misura rilevante, hanno raccolto almeno mezzo miliardo di dollari. Molte operano in settori che dipendono da contratti o decisioni federali. Almeno sei ex membri del Doge risultano registrati nel portale attraverso cui le aziende partecipano alle gare del governo.

Gavin Kliger e Luke Farritor hanno fondato la Cathedral, un’azienda di cibersicurezza basata sull’intelligenza artificiale che gli investitori valutano già 1,4 miliardi di dollari. La Cathedral punta anche a lavorare per il Pentagono, dove Kliger ha ricoperto fino ad aprile un incarico di alto livello nella gestione dei dati. Tra gli investitori della nuova società ci sono Marc Andreessen e Shaun Maguire, molto vicini a Trump.

Nate Cavanaugh e Justin Fox hanno creato la Special, che vuole trasformare settori strategici dell’industria statunitense attraverso l’intelligenza artificiale e portare nel settore privato lo spirito del lavoro svolto al Doge. Tra i loro finanziatori ci sono almeno sette ex colleghi o collaboratori. Altri due ex dipendenti hanno fondato Banner VC, un fondo d’investimento che ha raccolto quasi trecento milioni di dollari.

A Washington i passaggi dal governo alle aziende private non sono una novità, e l’inchiesta del Washington Post non documenta illeciti o favori illegittimi. Colpisce però la rapidità con cui i “ragazzi del Doge”, arrivati nella capitale per combattere gli sprechi, hanno trasformato pochi mesi di lavoro nell’amministrazione pubblica in opportunità economiche, grazie anche alle conoscenze e alle relazioni acquisite. Questo mentre tante comunità in tutto il paese pagano il prezzo dello smantellamento dei programmi federali.

Gli effetti dei tagli

A Duryea, una cittadina di cinquemila abitanti nel nordest della Pennsylvania, servono undici milioni di dollari per rialzare di quasi un metro un argine sul fiume Lackawanna, che durante le piogge più intense rischia di esondare e allagare le case. È una cifra pari a tre volte il bilancio annuale del comune, che contava sui finanziamenti di un programma della Fema, la protezione civile degli Stati Uniti. Ma nell’aprile 2025 l’amministrazione Trump ha cancellato quel programma.

La contea di Luzerne, di cui Duryea fa parte, ha votato a grande maggioranza per Trump nel 2024. Nelle stesse elezioni il repubblicano Rob Bresnahan ha conquistato il seggio alla camera che comprende la zona. Ma pochi mesi dopo si è ritrovato a combattere contro l’amministrazione Trump, contestando la cancellazione del programma della Fema e chiedendo al governo di ripensarci. A marzo la Fema ha ripristinato il programma, ma ancora a settembre restavano incertezze sulla distribuzione dei fondi.

Anche Scranton, la principale città del distretto, aspettava finanziamenti per comprare e demolire diciotto case danneggiate dalle alluvioni del 2023. La sindaca democratica Paige Cognetti ha denunciato la cancellazione del programma e, dopo il suo ripristino, ha ricordato che alcune famiglie continuavano a pagare il mutuo su abitazioni inagibili, senza sapere quando sarebbero arrivati gli aiuti. Il 3 novembre Cognetti sfiderà proprio Bresnahan, in una competizione considerata molto incerta.

Le conseguenze dei tagli dell’amministrazione Trump potrebbero pesare anche in altri collegi. Già nei primi mesi del Doge, diversi parlamentari repubblicani avevano cercato di salvare i programmi federali destinati ai propri distretti. E secondo un sondaggio Ap-Norc dell’aprile 2025, il 53 per cento degli statunitensi riteneva che l’amministrazione si fosse spinta troppo avanti nella riduzione del personale federale.

Le elezioni preoccupano anche alcuni investitori delle aziende fondate dagli ex Doge. Secondo il Washington Post, temono che una vittoria democratica alla camera possa portare a indagini parlamentari sui loro rapporti con il governo. Hanno consigliato ai fondatori di prepararsi e di evitare qualsiasi contatto con l’amministrazione che possa sollevare sospetti di favoritismo.

Questo testo è tratto dalla newsletter Americana.

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