Fa un po’ strano (ri)aprire un blog con un avviso mortuario. Il 14 dicembre infatti si è spento dopo una lunga malattia il quotidiano France-Soir. Aveva 67 anni.
L’ultima edizione su carta di quello che un tempo fu il più diffuso quotidiano francese era uscita la vigilia. La redazione continuerà ad alimentare il sito finché l’editore, Aleksandr Pugacev, gliene darà i mezzi. Poi, se nessuno si farà avanti per riprenderlo, il ventiseienne — ventiseienne — magnate russo manderà a casa la trentina di persone rimaste in redazione (su 127 prima della chiusura del cartaceo).
La fine è stata brutale, spiega Libération: i giornalisti hanno appreso martedì durante la riunione di redazione che l’indomani avrebbero chiuso l’ultimo numero. Questo non è poi uscito perché gli uffici del giornale sono stati occupati dai sindacalisti della CGT. Anche il numero speciale che era stato previsto è stato cancellato. Ai giornalisti non è rimasto che rassegnarsi e rinunciare a un ultimo saluto ai lettori.
Una fine ingloriosa per quello che, durante le “trenta gloriose”, gli anni del boom economico, è stato il maggiore quotidiano del paese, come ha raccontato Pierre Haski su Rue89. Sotto la guida del vulcanico Pierre Lazareff France-Soir vendeva oltre un milione di copie al giorno, un risultato conquistato a suon di scoop e di grandi reportage, affidati alle migliori firme del paese, a cominciare dal mitico Joseph Kessel.
Quello di France-Soir “è l’epilogo sinistro di una storia caotica”, scrive ancora Libé, “ma è anche emblematico di una stampa in crisi: sottocapitalizzazione dei giornali, tipografie obsolete e costose da riformare, distribuzione troppo costosa, calo delle entrate pubblicitarie, erosione del numero dei lettori,…”
In realtà France-Soir sta subendo un fenomeno che è in corso da tempo negli Stati Uniti: il passaggio sulla rete e la rinuncia al cartaceo per motivi di costi, una tendenza inaugurata sin dal 2009 dal Christian Science Monitor di Boston. In Francia, sarà il primo quotidiano d’informazione generale a seguire questo percorso. Parecchi altri potrebbero seguirlo nei prossimi mesi.
Gian Paolo Accardo è un giornalista italo-olandese. È condirettore di Presseurop.eu e collabora con Internazionale da Parigi.
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