Dalle ultime presidenziali, nel 2007, la politica francese è stata raccontata in modo inedito in diversi libri, ma soprattutto film e fumetti, che si sono moltiplicati nell’ultimo anno e aiutano a capire il funzionamento della politica francese e le poste in gioco, come solo gli americani erano riusciti a farlo finora. In fondo, non c’è da stupirsi: in Francia lo stato ha, almeno da Colbert in poi, un ruolo preponderante nella vita dei cittadini. Dà lavoro a quasi sei milioni di persone (un lavoratore su cinque) ed è una presenza rassicurante e protettiva per i francesi, che si prende cura di loro dalla culla alla tomba — per gli stranieri e i clandestini è un altro paio di maniche.

Nel campo della nona arte, il fumetto più originale è probabilmente Ségo, François, Papa et moi, di Olivier Faure (Gallimard, 2007), che racconta la campagna di Ségolène Royal per le presidenziali del 2007 dal punto di vista della figlia del suo direttore di campagna. L’autore era peraltro egli stesso membro del gabinetto dell’allora segretario del Partito socialista (Ps) François Hollande — oggi candidato del Ps alla presidenza.

Meno recente, ma più classico, il fumetto inchiesta sulla conquista del potere da parte dell’attuale inquilino dell’Eliseo, *La face karchée de Sarkozy *(Fayard, 2006), dei giornalisti investigativi Philippe Cohen e Richard Malka e del fumettista Riss (del Canard enchaîné).

Al cinema, si è passati dalle rappresentazioni mediate dei presidenti in carica, come Le bon plaisir, di Francis Girod (1984), il cui protagonista somiglia molto a François Mitterrand, a quelle evocative, come [Le promeneur du Champ-de-Mars][4], di Robert Guédiguian (2004), che ne ricostruisce gli ultimi anni della presidenza.

Ma la novità recente è il racconto di vicende i cui protagonisti sono tuttora in carica. Così, la conquista del potere supremo da parte di Sarkozy è stata raccontata l’anno scorso da Xavier Durringer in La Conquête , che si sofferma sulle vicende private della — ora ex — coppia presidenziale e sui retroscena del funzionamento della campagna elettorale.

Sempre nel 2011 è uscito Pater, di Alain Cavalier. Presentato, come La Conquête, a Cannes, il film racconta il rapporto appunto paterno tra un presidente — lo stesso Cavalier — e il suo primo ministro — interpretato magistralmente da Vincent Lindon.

Ma il film che meglio permette di conoscere e capire il funzionamento di quell’affascinante macchina che è lo stato in Francia è sicuramente L’exercice de l’Etat, di Pierre Schoeller. Qui un ottimo Olivier Gourmet (l’attore preferito dei fratelli Dardenne) incarna un ministro dei trasporti alle prese con una riforma dello statuto delle stazioni nel quale non crede ma che il presidente vuole portare a compimento. E si scoprono i retroscena dei gabinetti ministeriali, con i loro consiglieri più o meno ufficiali, lo stress degli addetti alla comunicazione, il ruolo di perno del capogabinetto (un perfetto Michel Blanc).

La palma del genere politca-fiction va invece senz’altro a Quai d’Orsay, il fumetto in due tomi di Abel Lanzac e Christophe Blain (Dargaud, 2010, 2011), che racconta la storia di un giovane ex dottorando che viene assunto dal gabinetto del ministro degli esteri per scrivere i discorsi del ministro (un sosia di Dominique de Villepin). Anche qui, il funzionamento della macchina ministeriale — più che della politica — viene narrato dall’interno come non lo si era mai fatto.

[4]: Le promeneur du Champ-de-Mars

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