Tre anni fa, durante un congresso in Svezia, ho conosciuto una deputata del parlamento olandese: Ayaan Hirsi Ali. Nata in Somalia, ha vissuto come rifugiata in vari paesi africani fino a quando non è dovuta scappare dai suoi stessi familiari: avevano deciso di darla in moglie a un lontano parente, un uomo che lei non aveva mai visto.

Dato che sperava di sottrarsi a questa prospettiva rifugiandosi in Olanda, è rimasta sbalordita quando si è resa conto che l’islam radicale l’aveva inseguita fin là. Anzi, in realtà l’aveva preceduta e da tempo faceva proseliti tra gli immigrati turchi, marocchini e indonesiani.

In città come Rotterdam e Amsterdam, che un tempo avevano offerto rifugio ai profughi della Francia cattolica e della Spagna dell’Inquisizione, esistevano quartieri in cui le donne musulmane venivano sottoposte alla mutilazione genitale e in cui la polizia olandese aveva paura di metter piede.

Entrata in politica per sensibilizzare la sinistra europea su questo pericolo, è stata eletta come deputata del Partito laburista, ma dopo l’11 settembre è passata con i liberali. Questo perché, ha spiegato, molti laburisti tendono a vedere gli immigrati come titolari di “diritti collettivi”.

Sono così presi dalla propria idea di multiculturalismo da ignorare i diritti di quegli individui, specialmente donne e ragazzi, che vivono prigionieri nei ghetti. Al convegno svedese, Ayaan Hirsi Ali ha parlato di questi problemi in modo calmo e razionale. È stata la principale collaboratrice del regista olandese Theo van Gogh in Submission, un film sulle donne oppresse e ridotte in schiavitù che vivono nei Paesi Bassi. Ayaan Hirsi Ali ha scritto la sceneggiatura ed è sua la voce fuori campo.

Probabilmente ricordate ciò che è successo dopo: una mattina del 2004, mentre Van Gogh andava al lavoro in bicicletta, nella capitale di uno dei più civili paesi d’Europa, un islamista fanatico gli ha sparato uccidendolo, e poi ha infierito sul suo corpo con mutilazioni rituali.

L’assassino, che si aspettava di diventare un martire ma è stato solo ferito dai pacifici poliziotti olandesi, ha lasciato una lettera da martire appuntata al cadavere di Van Gogh con un coltello. In quel foglio avvertiva Ayaan Hirsi Ali che la prossima vittima sarebbe stata lei e forniva un elenco dettagliato di tutte le colpe che l’avrebbero condannata all’inferno per l’eternità.

Da allora Ayaan Hirsi Ali ha dovuto vivere sotto la protezione della polizia. La settimana scorsa, quando l’ho rivista a Washington, non ho potuto fare a meno di notare che era scortata. Raccomando caldamente a tutti il suo libro Non sottomessa. Contro la segregazione nella società islamica (Einaudi 2005).

I tre temi affrontati sono anzitutto la sua personale, graduale emancipazione dal tribalismo e dalla superstizione; poi il suo impegno di parlamentare per richiamare l’attenzione sui crimini che vengono compiuti ogni giorno dagli islamici violenti nel continente europeo; infine, il silenzio sconfortante di tante femministe e tanti sostenitori del multiculturalismo.

Prima di essere eletta al parlamento, Ayaan Hirsi Ali ha lavorato come traduttrice e operatrice sociale con le immigrate che sono considerate proprietà sessuali dai loro connazionali maschi (o che sono vittime di “delitti d’onore”). Ha raccolto un repertorio di casi da far gelare il sangue, ma che comunque sono meno deprimenti delle scuse usate dai sedicenti progressisti per non intervenire.

A quanto pare, bisogna garantire a tutti i costi che gli altri possano conservare “la loro cultura” e, quel che è peggio, che venga messa a tacere qualsiasi critica nei loro confronti: quando si sentono offesi la loro prima mossa è il ricorso alla violenza e all’intimidazione, a volte con l’appoggio delle ambasciate degli stati stranieri. Tenuto conto che l’autrice è una donna che ha subìto la mutilazione genitale quando era bambina e poi è stata venduta a un estraneo, il libro mostra un senso dell’umorismo e un senso della misura sorprendenti.

Ci sono però anche delle brutte notizie. Dopo essere stata costretta a nascondersi dagli assassini fascisti, Ayaan Hirsi Ali ha scoperto che il governo e i cittadini olandesi erano imbarazzati a ospitare una portavoce del “terzo mondo” così famosa.

Inizialmente è stata tenuta praticamente reclusa, cosa che di fatto le impediva di lavorare come deputata. Quando ha denunciato la situazione alla stampa, le è stato finalmente trovato un alloggio in un edificio protetto. A quel punto, però, gli altri inquilini hanno protestato, perché la sua presenza li metteva in pericolo. E il tribunale ha accolto la loro richiesta, costringendola a trasferirsi. Date le circostanze, Ayaan Hirsi Ali ha deciso di dare le dimissioni da parlamentare e di lasciare il paese.

Questa vicenda non è l’unico esempio di come una società che si considera liberale possa contribuire alla propria distruzione: spero però che ci induca a vergognarci quanto basta per far diventare Non sottomessa un best seller.

*Traduzione di Piero Budinich.

Internazionale, numero 642, 18 maggio 2006*

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