Una foto non è per sempre 

04 dicembre 2014 15:55

Il 6 dicembre 2014 Richard Koci Hernandez cancellerà tutte le foto pubblicate sul suo profilo Instagram.

Hernandez è un fotografo statunitense che negli ultimi anni è diventato popolare sul noto sito per la condivisione di foto. Le motivazioni che lo spingono a questo gesto insolito sono due. Il successo su Instagram lo ha spinto a crogiolarsi, perdendo il senso della sperimentazione e della ricerca, che devono essere costanti in una professione come quella del fotografo.

Dal profilo Instagram di Richard Koci Hernandez.

In secondo luogo, Hernandez propone un ragionamento più teorico sull’uso delle immagini nella nostra epoca, in cui sembra fondamentale essere onnipresenti sui social network e avere costantemente qualcosa da dire. Internet segue dei tempi tutti suoi che non vanno di pari passo con quelli di Hernandez. Senza avere un approccio snob, l’autore ritiene che le immagini non debbano vivere per sempre. Nel web è esattamente il contrario. E la fotografia soffre questi meccanismi e finisce per svalutarsi. Un esempio perfetto viene fuori da un aneddoto che racconta a Time. Dopo avere visitato una splendida mostra di Henri Cartier-Bresson, il fotografo riflette su un dato di fatto. Una volta finita la mostra, non potrai vedere ancora quelle foto. Al massimo puoi comprarti una riproduzione. Ma a un certo punto l’esperienza finisce. Su Instagram continua all’infinito.

Dal profilo Instagram di Richard Koci Hernandez.

Inoltre, internet non dimentica. Quante stupidaggini scriviamo su Facebook e Twitter? Vogliamo essere ricordati e giudicati per i nostri post? Stessa cosa succede a Hernandez quando vede sul suo profilo delle foto che ormai considera vecchie e che non rispecchiano più la sua crescita.

Dopo il 6 dicembre, il protagonista di questa storia continuerà a usare Instagram perché a Instagram deve la sua carriera ed è un luogo divertente di conoscenza e condivisione. Ma si prenderà una “pausa di riflessione”, per comprendere che fotografo vuole essere e dove vuole andare. E non c’è dubbio che nella lotta tra vita vera e virtuale, le pause funzionano più in quella virtuale.

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