Quando il 19 agosto l’ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) ha diffuso l’ultima serie di intercettazioni telefoniche di alti funzionari, a colpire è stata soprattutto la loro sfrontatezza. “Dice che combattere la corruzione è l’approccio sbagliato”, afferma la voce di Iryna Mudra, vicecapo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelenskyj, riferendosi a qualcuno non identificato. La corruzione “va gestita e controllata”. E se le operazioni illegali oggi vengono concluse in gran fretta è perché “qualcuno lassù scalpita…”, dice ancora Mudra, facendo riferimento ai vertici del governo. Nelle sue intercettazioni i banchieri, inizialmente contrari all’idea di violare la legge, diventano dei “tesorucci docili come gattini” dopo l’intervento di qualche alto funzionario. La corruzione non è trattata come un’anomalia del sistema, ma come una routine da gestire.

Le registrazioni non potevano essere diffuse in un momento peggiore: la Russia sta intensificando la sua brutale campagna di bombardamenti e il presidente ucraino si trova ad affrontare la sfida più diretta alla sua leadership, lanciata da un uomo che fino a poco tempo fa faceva parte della sua cerchia più ristretta.

La sera prima che fosse resa pubblica la nuova indagine, Mychajlo Fedorov, ex ministro della difesa destituito a luglio dopo uno scontro con i vertici dell’esercito, ha diffuso un video in cui chiede a Zelenskyj di convocare le elezioni. Forse non è stata una coincidenza. Entrambe le iniziative sono arrivate poco prima che il parlamento votasse sulla nomina del successore di Fedorov, Jevhen Chmara, poi approvata con 312 voti favorevoli e appena due contrari. Nel suo intervento, di nove minuti, Fedorov ha attaccato la classe dirigente del paese per l’incompetenza e la corruzione, sostenendo che per rifondare il sistema servono nuove elezioni.

Finora il suo appello non ha fatto presa sugli ucraini, che in gran parte sono d’accordo con Zelenskyj quando dice che votare con la guerra in corso sarebbe uno “tsunami per il paese”. Ma Fedorov ha comunque infranto un tabù, rafforzando l’idea, diffusa in alcuni ambienti governativi, che per il presidente la resa dei conti si stia avvicinando.

Le indagini del Nabu si concentrano su due operazioni, note con i nomi in codice Forrest Gump e Femida. Secondo gli investigatori, alcuni membri dell’ufficio presidenziale avrebbero organizzato un sistema di riciclaggio di denaro per raccogliere i 150 milioni di grivne (2,9 milioni di euro), necessari a pagare la cauzione di Herman Haluščenko, ex ministro della giustizia incriminato in una precedente inchiesta.

Alcuni funzionari hanno manipolato il registro statale delle imprese per prendere il controllo di alcune società, usandole poi per raccogliere il denaro. Secondo fonti della banca centrale ucraina, i dirigenti della Sense bank, un istituto un tempo di proprietà russa e nazionalizzato nel 2023, hanno disattivato i programmi contro il riciclaggio per consentire il completamento delle transazioni. Nelle indagini è coinvolto anche Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelenskyj e diretto superiore di Mudra. Ma né Budanov né Mudra (che è stata destituita da Zelenskyj il 19 agosto) avrebbero avuto vantaggi dalla liberazione di Haluščenko; anzi, Mudra è una sua acerrima rivale. Haluščenko è in carcere da mesi e, secondo alcune notizie, potrebbe presto collaborare con gli investigatori.

Un altro inverno

Negli ultimi anni gli organismi anticorruzione ucraini – il Nabu, la procura (Sapo) e il tribunale speciale (Vaks) – sono diventati un importante centro di potere indipendente. Nel luglio del 2025 erano sopravvissuti al tentativo del presidente di assorbirli in istituzioni più controllabili, proprio mentre indagavano su alcune persone a lui molto vicine. A costringere Zelenskyj a fare marcia indietro erano state le proteste di piazza. Ma le pressioni sulle agenzie non si sono mai interrotte, e hanno preso di mira soprattutto il procurare capo Oleksandr Kly­menko. Dalle intercettazioni emerge chiaramente il timore che incute la sua figura. Mudra sembra particolarmente preoccupata per la sua possibile conferma: “Si farà un secondo mandato, altri sette anni, e saremo tutti fottuti, ve lo dico io”.

Secondo i loro sostenitori, con il parlamento, il governo e l’opposizione ormai indeboliti, gli organismi anticorruzione sono diventati un contrappeso alla presidenza accentratrice di Zelenskyj. Tuttavia c’è anche chi teme che si siano trasformati in un potere senza controllo, in grado di decidere quando e come destabilizzare il governo. “Di fatto sono un esecutivo parallelo”, dice un alto funzionario. Anche alcuni esponenti vicini al Nabu sostengono che l’agenzia sia sempre più politicizzata e osservano che non c’era alcuna ragione procedurale per diffondere le registrazioni proprio il giorno del voto sul successore di Fedorov. “Il pericolo è che questo potere si trasformi in un’arma politica”.

I missili di Mosca
Numero di missili lanciati dalla Russia contro l’Ucraina tra il gennaio 2025 e il luglio 2026 (Dragon Capital\ The Kyiv Independent)

Con ogni probabilità nelle prossime settimane lo scontro politico si farà ancora più duro. “A ottobre arriverà il freddo e le cose peggioreranno anche su altri fronti”, dice il funzionario già citato. “In diversi posti chiave ci sono degli idioti. E molti lo sanno”. Zelenskyj continua a mostrarsi fiducioso, ma “ha cominciato a capire” che la situazione sta peggiorando. L’Ucraina si avvicina al quinto inverno di guerra in condizioni molto più critiche degli anni passati: ha pochi missili per la difesa aerea e deve affrontare i sempre più violenti bombardamenti russi, che puntano a distruggere le infrastrutture e le attività economiche civili.

I recenti attacchi di Mosca contro le navi da carico hanno bloccato i porti ucraini proprio nel momento dell’esportazione del raccolto. Se, com’è probabile, la diplomazia non riuscirà a riaprire le rotte marittime, l’economia di Kiev potrebbe subire danni per dieci-dodici miliardi di dollari, quasi il 5 per cento del pil.

Nella conferenza stampa del 22 agosto Zelenskyj ha rivelato che nel bilancio della difesa c’è un buco di 27 miliardi di dollari a causa di spese impreviste. È difficile che alla presidenza non ne fossero al corrente. Zelenskyj potrebbe aver reso pubblico il dato proprio ora per screditare l’operato di Fedorov al ministero della difesa.

Fino alla sua destituzione, Fedorov era stato un collaboratore leale di Zelenskyj. Ora è un suo rivale. Che non va sottovalutato. Secondo un sondaggio mai reso noto, ma realizzato poco prima dell’appello video di Fedorov, in caso di elezioni presidenziali il trentacinquenne ex ministro sarebbe il terzo candidato più popolare, con il 16 per cento delle intenzioni di voto, dietro all’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valerij Zalužnyj (18 per cento) e allo stesso Zelenskyj (21 per cento). Per ora sono dati del tutto ipotetici, perché con la legge marziale in vigore non si può votare, e gli ucraini non vogliono andare alle urne. Ma le cose potrebbero cambiare se il caos politico continuasse.

Fedorov non ha ancora detto di volersi candidare. Secondo i suoi alleati, intende dividersi tra la politica e la difesa, magari aprendo un fondo d’investimento nel settore. Durante l’incontro con la stampa del 22 agosto Zelenskyj si è mostrato amareggiato. “Ho sempre avuto, e continuo ad avere, un atteggiamento molto positivo verso Mychajlo”, ha detto. Poi lo ha accusato di occuparsi delle “cose sbagliate”. Molti ucraini potrebbero dire lo stesso di buona parte della loro classe politica. ◆

Le ultime notizie
Guerra e indipendenza

◆ Tra il 19 e il 21 agosto la Russia ha lanciato una serie di attacchi contro obiettivi e infrastrutture civili in Ucraina. I bombardamenti hanno interessato soprattutto Kiev e Krivyj Rih, nell’est del paese, dove è stato colpito un centro commerciale. In totale le vittime civili sono state almeno 44 e i feriti oltre duecento, tra cui decine di bambini. I bombardamenti sono proseguiti anche nei giorni successivi, facendo almeno altri dieci morti tra il 22 e il 24 agosto in diverse zone del paese. Negli stessi giorni le forze ucraine hanno continuato a prendere di mira le infrastrutture energetiche e logistiche in Russia. In un attacco a un raffineria a Krasnodar il 25 agosto sono morte due persone.

◆ Il 25 agosto l’Ucraina ha celebrato i 35 anni dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. A Kiev era presente una delegazione dei capi di stato e di governo dei paesi alleati della cosiddetta coalizione dei volenterosi, che ha confermato il sostegno al paese e l’impegno a rafforzarne le difese aeree.

◆ “Nei dodici anni di guerra passati dall’invasione del Donbass, nel 2014, la società ucraina ha vissuto una profonda evoluzione, e lo stato non è riuscito a stare al passo. Si è creata così una distanza, ed è proprio questa distanza – più della corruzione o dei continui rimpasti di governo – il principale dato politico nel trentacinquesimo anno d’indipendenza”, scrive l’attivista e giornalista Denys Bloščinskyj su Ukrainska Pravda. “In questo periodo, però, lo stato non è rimasto immobile. Si è liberato dalla morsa di un potere autoritario che l’aveva quasi soffocato e, pur senza essere del tutto guarito, ha imparato di nuovo a camminare”. Per questo, conclude Bloščinskyj, “la domanda da farsi non è: ‘La nostra società è forte?’. La guerra ha già risposto. E neppure: ‘Lo stato riuscirà a raggiungerla?’. La domanda dovrebbe essere: ‘È possibile trasformare il legame che finora si è attivato solo in seguito a una catastrofe in un legame permanente, in cui l’energia della società rafforza lo stato giorno dopo giorno?”.


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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati