Alessandro Raveggi, Il grande regno dell’emergenza
LiberAria, 134 pagine, 10 euro

Il grande regno dell’emergenza, il racconto che dà il titolo a questa raccolta, si svolge nell’immaginazione torbida di un giovane chirurgo bolognese. Pedofilo, con un’amante dodicenne, è invaso da incubi catastrofici: la guerra, la terra che trema e distrugge ogni cosa. Alla disperata ricerca di “una provincia disposta a cullarlo”, l’uomo si trasferisce all’Aquila per fare il maestro. Il suo compito è salvare se stesso salvando i suoi studenti dall’apocalisse. Mentre i muri si sgretolano, è condannato a visitare il grande regno, una specie di museo dei terremoti di tutti i tempi.

I protagonisti di un secondo racconto sono costretti dal testamento del padre, notabile di provincia, a portare ridicole maschere di lupo, giraffa e colibrì al suo funerale. In Vuole portarti via, un uomo rapisce il figlio dalla moglie separata. Mentre è in auto, arriva la fine: “travolto da un muro d’acqua, fango, pezzi d’auto altrui volteggianti, altrui corpi come pupazzi, altrui animali come stracci”. L’immaginario cataclismatico di Raveggi può non piacere a tutti, ma raffigura bene le esplosioni psichiche che risultano quando l’Italietta perbene incontra i mali di un mondo molto più vasto e complesso.

Questo articolo è stato pubblicato il 26 agosto 2016 a pagina 83 di Internazionale, nella rubrica Italieni. Compra questo numero | Abbonati

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