1. Gianmaria Testa, Cordiali saluti
“Grazie per la preziosa collaborazione, lei è stato un preziosissimo collaborazionista”. E pedalare: trombone spettrale (Gianluca Petrella) e linguaggio da burosauri per una canzone collaudata a teatro con Giuseppe Battiston, cresciuta in studio, infine (maturate anche le spettanze dal vivo) licenziata sull’ultimo album Vitamia, da questo Gianmaria Testa che suona ogni tanto come se si fosse messo ai comandi della canzone d’autore, e magari Ivano Fossati sarà andato in pensione sul mare anche perché certe cose così non le scriveva più. Cordialità.
2. Christian McBride, feat. Sting, Consider me gone
Qualcuno si ricorda ancora The dream of the blue turtles? 1985, mannaggia: Sting aveva mollato i Police al loro destino e si era ficcato in uno studio con una seleção di giovanotti jazzisti per un salto della quaglia di qualità superiore. Sul lato B dell’ellepì (i fighi avevano il cd) c’era questo blues pedalante ora ripreso dal contrabbassista Christian McBride, autore di Conversations, un album dalle basslines chiacchierine e superospiti vari. Un poco di accademia, ma questo era un bel modo di andarsene via prima di essere cacciati.
3. The Black Keys, Dead and gone
Una volta c’erano i capelloni britannici tipo Status Quo per godersi del robusto rockaccio middle of the road, robusto infangato e metallurgico senza eccedere in pesantezza. Ma loro erano cento per cento ironia-esenti, mentre questi di adesso posano virgolette sopra a ogni accordo. Rockettari anni duemila tra i migliori, beneficiati da scaltro sound supervisionato da Danger Mouse tornato da Roma per il loro nuovissimo catalogo di station wagon e schitarrate, El camino, un album tutto di My Sharona minori, pseudosemplici power ballad per liquidare il 2011.
Internazionale, numero 928, 16 dicembre 2011
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