Il 22,2 per cento delle nostre importazioni di petrolio proviene dall’Azerbaigian. Dopo il crollo della Libia il paese dell’Asia centrale è diventato il maggiore fornitore di greggio dell’Italia. Seguono Iran, Russia e Arabia Saudita. Ma negli ultimi mesi la geografia delle nostre importazioni di petrolio è cambiata anche a causa della diminuzione delle forniture di greggio iracheno.

In questo quadro generale, osserva Marzio Galeotti su lavoce.info, sembrano eccessive le preoccupazioni di chi teme che l’embargo alla Siria e alle sue esportazioni di greggio possa essere un boomerang per i paesi europei. La Siria esporta 109mila barili al giorno in Europa, di cui 34mila arrivano In Italia.

Questa cifra non sembra sufficiente a giustificare le preoccupazioni per gli approvvigionamenti italiani. Anche perché la situazione è molto diversificata: attualmente importiamo petrolio dal Medio Oriente, dall’Africa e dai paesi dell’ex Unione Sovietica.

Piuttosto è necessario continuare a seguire da vicino gli eventi nei paesi del Ma­ghreb: potrebbero essere necessari diciotto mesi per ristabilire il flusso delle forniture di greggio dalla Libia, anche dopo la normalizzazione della situazione. Non solo. In seguito alla crisi libica l’Italia ha subìto la chiusura del Greenstream, il gasdotto che connette Millitah a Gela. Per la sua riattivazione ci vorranno probabilmente sei mesi.

È critica anche la stabilizzazione delle relazioni politiche interne in Tunisia, da cui parte il gasdotto Transmed, che arriva a Mazara del Vallo portando quantità di gas di cui l’Italia non può fare a meno. u

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