Secondo la Rete europea contro le frodi e la corruzione nel settore sanitario, il 5,56 per cento del bilancio per la sanità in Europa è assorbito dalla corruzione. Non c’è il dato relativo all’Italia, perché Roma non ha aderito all’organizzazione. I recenti scandali, però, suggeriscono che nel caso dell’Italia la percentuale sia più alta. Questo significa che la lotta alla corruzione nella sanità vale almeno 6,2 miliardi di euro.
Il settore sanitario è caratterizzato da lacune informative, incertezza della domanda e complessi sistemi di regole, che lo espongono al rischio di un uso inadeguato delle risorse pubbliche e a fenomeni di corruzione. Come spiegano Giuseppe Pisauro e Nerina Dirindin su lavoce.info, il servizio sanitario dovrebbe innanzitutto rafforzare la sua capacità di coordinamento e programmazione. Servono nuclei di supporto e valutazione a livello centrale, con pareri obbligatori sui contratti più complessi. Per quanto riguarda le prestazioni ospedaliere e diagnostiche, serve un tariffario unico al posto di quelli regionali, che hanno differenze superiori al 100 per cento. La variabilità delle tariffe è spesso all’origine delle rendite di posizione e degli eccessi di spesa.
Inefficienze e sprechi si annidano anche nella distribuzione sul territorio nazionale dei centri d’eccellenza, strutture complesse e costose frutto di scelte oggi demandate ai governi regionali. Per tutti questi motivi la spending review non può certo limitarsi alla spesa nazionale, ma deve necessariamente riguardare anche la spesa sanitaria delle singole regioni.
Internazionale, numero 947, 4 maggio 2012
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