10 ottobre 2008 14:16

Un momento, ma la Colombia non è il paese dove i guerriglieri delle Farc hanno tenuto prigioniera per sei anni la senatrice franco-colombiana Ingrid Betancourt? E Medellín non è la città più pericolosa del mondo, dove Pablo Escobar, il leggendario signore della droga, faceva fuori chiunque lo ostacolasse e intanto si candidava al parlamento?

Be’, ormai Ingrid Betancourt è stata liberata, quel che resta delle Farc si è ritirato nel fitto della giungla (pare anche grazie all’aiuto del vicino Venezuela) e la maggior parte del paese non rappresenta più un problema. Anzi, come dicono i volantini dell’ente del turismo locale, “l’unico rischio è quello di volerci rimanere di più”.

Bogotá, come molte altre città andine, si trova praticamente tra le nuvole. A 2.600 metri di altezza è naturale avere il fiato corto, mentre si esplora il vecchio quartiere coloniale della Candelaria. Per fortuna però l’altitudine influisce anche sul clima, rinfrescando l’aria.

Scendendo sulla costa caraibica invece la temperatura sale, e a Santa Marta e Cartagena la siesta era diventata per me un’abitudine irrinunciabile. I turisti che stanno riscoprendo questa parte del paese fanno parte di due tipologie opposte: ci sono i giovani squattrinati con lo zaino in spalla, come gli appassionati di immersioni che ho incontrato a Taganga, e i turisti a cinque stelle che affollano i nuovissimi ed eleganti alberghi della meravigliosa Cartagena.

Medellín, a metà strada tra la costa e la capitale, è innamorata di Fernando Botero, che è originario di lì. Le corpulente statue dell’artista adornano una piazza al centro della città e il vicino museo. C’è anche Escobar, che Botero ha dipinto grasso e morente sotto una scarica di pallottole.

*Internazionale, numero 765, 10 ottobre 2008 *