10 ottobre 2013 10:00

In diversi paesi e nel parlamento europeo modi e contenuti dell’apprendimento della storia hanno suscitato di recente molte discussioni. Che parte devono avere la percezione e comprensione della stratificazione storica del proprio ambiente locale e la conoscenza della storia mondiale? Che parte assegnare alla storia nazionale e a quella d’altri paesi? E all’apprendimento della cronologia? Servono più o meno studio e comprensione antropologica delle diverse culture umane? E a che anno fermare la storia scolastica? Nel Regno Unito il ministro Michael Gove ha indetto una consultazione tra febbraio e aprile e il governo ha presentato nuovi curricoli nazionali che si fermano al 1930, saranno in vigore dal settembre 2014 e vogliono rispondere in modo equilibrato a queste domande.

Appoggiandosi all’Association des historiens pour la promotion et la diffusion de la connaissance de l’histoire d’Europe, dal 2009 parlamento europeo e governo francese, per allargare lo studio della storia da un orizzonte nazionale a uno almeno europeo, promuovono un Prix du livre d’histoire de l’Europe. In Russia recenti aspre discussioni sulla presentazione dell’età staliniana e sull’inclusione o no degli anni di Putin hanno portato il governo a chiedere agli storici dell’Accademia delle scienze di approntare per il 2016 un nuovo manuale di storia che, come ha annunziato uno storico autorevole, Aleksandr Šubin, includerà anche un’asciutta cronologia degli anni duemila.