Il 13 marzo il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha affermato che il suo paese ha avviato dei colloqui con gli Stati Uniti, che da settimane stanno applicando una politica di massima pressione sull’isola.

“Di recente alcuni funzionari cubani hanno partecipato a dei colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti”, ha dichiarato durante un discorso davanti alle massime autorità del paese, trasmesso dalla tv di stato.

“L’obiettivo è cercare soluzioni, attraverso il dialogo, alle divergenze tra i due paesi”, ha aggiunto.

In prima fila c’era Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell’ex leader Raúl Castro (2006-2018), citato di recente dai mezzi d’informazione statunitensi come interlocutore del segretario di stato statunitense Marco Rubio in occasione di alcuni contatti segreti.

Díaz-Canel ha affermato che “elementi internazionali hanno facilitato i colloqui”, senza fornire ulteriori dettagli.

La sera del 12 marzo L’Avana aveva annunciato la prossima scarcerazione di 51 detenuti grazie a una mediazione del Vaticano.

La chiesa cattolica svolge da anni un ruolo di mediatrice per il rilascio di prigionieri politici a Cuba. Ha inoltre avuto un ruolo determinante nel disgelo tra Washington e L’Avana nel 2015, durante il secondo mandato di Barack Obama.

Il 28 febbraio, durante una visita in Europa, il ministro degli esteri cubano Bruno Rodríguez era stato ricevuto da papa Leone XIV.

Da gennaio gli Stati Uniti stanno imponendo a Cuba un blocco energetico, invocando la presunta “minaccia eccezionale” che Cuba rappresenterebbe per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

L’isola, che ha 9,6 milioni di abitanti, sottoposta da decenni a un embargo statunitense e in crisi economica, affronta da settimane gravi carenze di carburante e prolungate interruzioni di elettricità.

Di recente il presidente statunitense Donald Trump si era detto favorevole a una “presa di controllo pacifica” di Cuba, sottolineando che il regime comunista sta vivendo “i suoi ultimi momenti”.