Dal 27 dicembre la Striscia è sotto le bombe. Cosa significa vivere ogni giorno con il terrore, perdere tutto, non avere un luogo sicuro in cui rifugiarsi?
Non si fanno scrupolo di uccidere i nostri bambini, di prendere la nostra terra, di rinchiuderci come animali, e poi fanno un mucchio di storie per qualche misero migliaio di dollari
A cinque metri di distanza da quella barriera di cemento, su quello che rimaneva della loro terra, erano seduti tre uomini, intenti a osservare un orizzonte di calcestruzzo
L. ha cercato allora un volo di ritorno da Amman e si è informata sulle formalità per attraversare il ponte di Allenby, al confine tra Israele e Giordania
F., professore di scienze e sostenitore di Hamas, deluso da queste divisioni settarie e dalla mancanza di strategia politica del suo partito, mi ha raccontato una barzelletta
Quali gradi danno quali ordini? Le restrizioni fanno parte di una precisa strategia bellica? Chi decide di non permettere ai contadini di raggiungere le loro terre?
Cittadini di stati occidentali, con parenti, amici, casa e lavoro nei Territori occupati palestinesi, non possono rientrare in patria per il divieto delle autorità israeliane che controllano le frontiere
Mentre sul presidente fioccano le critiche della stampa, i piloti militari israeliani e i loro ufficiali, i carristi e i loro superiori hanno licenza d'azione illimitata
In tutto il mondo i principali mezzi d'informazione creano una gerarchia di notizie che corrisponde più o meno alle priorità nazionali decise dai governi.
Donne sedute da una parte, come un corpo unico; masse di uomini riunite senza accalcarsi; emozioni esibite senza disturbare gli oratori; sedie di plastica sempre disponibili
Martedì Kh. non era in casa quando le ho telefonato. Era “impegnata in alcuni incontri in merito a un omicidio: un padre cristiano ha ucciso la figlia che voleva sposare un musulmano”.
Per quanto sia un’attività solitaria, la scrittura implica sempre un dialogo. Soprattutto quando si scrive per i giornali, ma immagino che anche lo scrittore di finzione pensi ai propri lettori mentre lavora.
Nell'ultima offensiva d'Israele contro il campo profughi di Khan Yunis, otto delle dodici persone uccise sono state colpite da missili sparati da droni, piccoli velivoli senza pilota
Il piano di ritiro da Gaza di Sharon è stato approvato da molti pacifisti: secondo loro, lo smantellamento di alcuni insediamenti creerà un precedente positivo.
Nubi pesanti incombono sulla famiglia di M., una mia amica di Gaza. La nipote di suo marito, 14 anni, è stata arrestata dall'esercito israeliano con l'accusa di aver reclutato un aspirante kamikaze di 15 anni.
Negli ultimi giorni Ha'aretz, il mio giornale, ha pubblicato una serie di articoli che contraddicono la versione ufficiale dei fatti che si è affermata in questi anni.
"Ma non hai paura di tutti questi spari?", ho chiesto ad Ahmed, 16 anni, che vive con la famiglia a Rafah, in uno dei quartieri di profughi vicini al confine egiziano.
Da alcuni giorni ho questa sensazione spiacevole allo stomaco, sapete, quella pesante miscela di paura e rimorso: su Ha'aretz del 7 maggio ho scritto dell'agente di custodia israeliano che aveva picchiato duramente un gruppo di detenuti palestinesi in un tribunale militare.
Yasser Abu Laymoun, 32 anni, era docente all'università arabo-americana di Jenin. Il 23 aprile alcuni soldati israeliani l'hanno ucciso nel suo villaggio di Taluza, a nordovest di Nablus.
Un breve documentario realizzato dalla sezione locale di Defence the children international affronta la questione degli adolescenti palestinesi nelle carceri israeliane.
Il kibbutz Yad Mordechai è a dieci chilometri a nord di Gaza. Trenta chilometri separano Gaza da Rafah, la località palestinese più a sud. Pianeti differenti a poche ore di distanza.
Nel secondo giorno della visita di Gianfranco Fini in Israele è stato reso noto che il ministero delle finanze israeliano sta lavorando a un provvedimento per limitare drasticamente il diritto di sciopero e neutralizzare definitivamente il sindacato.
Più di un mese fa l’esercito israeliano ha emesso una serie di nuovi regolamenti che ridefiniscono lo status dei palestinesi che si trovano a vivere nell’area tra la barriera di separazione (costruita ben all’interno della Cisgiordania) e l’obsoleta Linea verde.
Ecco che cosa si può leggere sulla New York Review of Books: una recensione di Paul Krugman, economista ed editorialista del New York Times, al libro di Molly Ivings e Lou Dubose Bushwhacked. Life in George W. Bush’s America (Stremati da Bush. La vita nell’America di George W. Bush).
Il figlio dei miei vicini, Y., per il suo undicesimo compleanno ha ricevuto dagli amici questi regali: un pugnale (di plastica), una pistola (giocattolo), un elicottero di plastica, un soldatino, delle freccette.
Venerdì 10 ottobre, J’bara. Un piccolo villaggio tra la Linea verde e la “barriera di protezione”. Il dipartimento legale dell’esercito israeliano ha inventato una nuova categoria per i palestinesi intrappolati nel mezzo: “residenti di lungo termine”. Ce ne sono alcune migliaia. Saranno sempre di più, man mano che la barriera prosegue verso sud. Avranno bisogno di permessi speciali che dimostrino che risiedono davvero nelle loro case. Permessi speciali per entrare e uscire.
L’ultimo (per ora) attentato suicida in Israele ha ucciso 19 israeliani e ne ha feriti cinquanta. Delle 19 vittime, dieci appartenevano a due famiglie. Nonni e nipoti che erano andati a mangiare fuori in un sabato pieno di sole.
Sono andata con un gruppo di diplomatici e giornalisti stranieri a vedere i lavori di costruzione del muro di separazione eretto in parte nella Cisgiordania e in parte lungo la linea verde.
Quando è arrivata la notizia che c’era stata un’esplosione nella sede dell’Onu a Baghdad, il 19 agosto, sono stata assalita dal panico. Sapevo che Marwan Kafarne, un mio amico di Gaza, era lì da tre mesi.
Squilla il telefono: “Amira Hass?”, chiede una voce maschile, in ebraico. “Sono io”. “Mi rivolgo a voi (il voi in ebraico suona molto strano) per una questione personale”.
Il governo palestinese guidato da Abu Mazen è riuscito a convincere l’opposizione e la maggior parte degli uomini armati di al Fatah a dichiarare un cessate il fuoco.
Bassam siede, sorridente, sul suo letto d’ospedale: è ricoverato da sei giorni e si è in parte ripreso dalle ferite alle gambe e alle mani, profondamente lacerate dalle schegge di un missile.
La recente serie di uccisioni a Gaza (ventiquattro morti: cinque attivisti di Hamas; diciannove passanti) e le voci di una possibile tregua mi hanno riportato alla mia “città di origine”, come dicono alcuni scherzando.
Da anni gli esperti dei servizi segreti israeliani e gli studiosi di vicende palestinesi distinguono tra attivisti di Hamas “moderati” ed “estremisti”.
Ci risiamo: si torna a parlare di pace. Che c’importa dei fatti, quando le parole sono così dolci, così promettenti: Sharon dirà che vuole smantellare gli avamposti degli insediamenti.
Il tassista mi ha chiesto da dove venivo. “Israele/Palestina”, ho risposto. Il giovane giamaicano ha riflettuto per qualche istante, poi il suo volto si è illuminato e ha detto: “Israele? Non è vicino alla Striscia di Gaza?”
C’è un giorno dell’anno in cui non sopporto di stare a Ramallah né in nessun’altra città palestinese, e nemmeno a Gerusalemme ovest o in qualunque altra località israeliana.
Cosa spinge i giovani palestinesi a farsi saltare in aria per la loro causa? Walid Dakah, attivista palestinese da diciotto anni in carcere, lo ha chiesto a tre attentatori sopravvissuti. E ne ha parlato con Amira Hass
Sette del mattino, il notiziario parla di sette civili uccisi dai soldati mentre viaggiavano in auto. Il veicolo non si è fermato a un posto di blocco.
Ramallah, lunedì pomeriggio: è andata via la luce. Il blackout è stato un’opportunità per andare a trovare i miei vicini e i loro quattro bambini. T., tre anni, ha annunciato: “Gli ebrei (yahud) hanno tagliato la luce”.
La radio israeliana trasmette ogni giorno un programma che si chiama Alla ricerca dei parenti. Schiacciato tra due notiziari del pomeriggio, questo programma ha sempre più successo.
Quando l’esercito israeliano imponeva ancora il coprifuoco notturno a Ramallah, il Sangaria, un caffè nel centro, era diventato il luogo di una specie di resistenza yuppie: restava aperto dopo le sei del pomeriggio, l’ora del coprifuoco
Mayer è una vecchia libreria di Gerusalemme. Aperta negli anni trenta da immigrati ebrei provenienti dalla Germania nazista, ha cambiato proprietari, ma ha mantenuto il nome e la fama
L'uomo mi racconta la storia con emozione. Fa la guardia in un grande centro commerciale di Ramallah, che ha subìto tre pesanti perquisizioni e diverse piccole esplosioni durante le incursioni dell'esercito israeliano a febbraio e aprile dello scorso anno
Una componente sempre più importante del conflitto israelo-palestinese è la presenza di attivisti internazionali che vengono per documentare le pratiche dell'ccupazione israeliana
Che progresso! Adesso le autorità militari israeliane permetteranno agli autobus di raggiungere l'entrata di ogni città palestinese e di portare i passeggeri da una località all'altra
Alcune disperate considerazioni sulle vittime degli ultimi giorni del conflitto israelo-palestinese. Giovedì 21 novembre: mattina presto, un kamikaze si fa esplodere in un autobus
Dodici soldati, poliziotti e coloni armati israeliani sono stati uccisi il 15 novembre in una battaglia con tre o più palestinesi sulla strada che collega l’insediamento di Kiryat Arba alla città vecchia di Hebron
Una voce agitata, dall’accento francese, m’informa che stamattina, 6 novembre, una cinquantina di attivisti stranieri stanno protestando contro la decisione israeliana di confiscare i terreni agricoli del villaggio di Fallayme, vicino a Qalqilya, per realizzare il “divisorio di sicurezza” vicino alla linea verde
Il concerto di oud era programmato per le quattro di pomeriggio del 17 settembre. Il coprifuoco comincia di solito alle sette di sera e per questo quasi tutte le attività culturali si svolgono nel pomeriggio