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Qui Berlino
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Matteo Alviti
Sotto il cielo di Berlino, crocevia tra vecchia e nuova Europa, multicentrica città d'immigrazioni vicine e lontane nel tempo e nello spazio
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Voilà, le porn!
"Sono orgogliosa di essere una pornografa e una puttana". Sin da giovane Ovidie ha sempre avuto le idee chiare.
Figlia di una buona famiglia della borghesia medioalta, indipendente e un po' ribelle, quella che in breve tempo in Francia diventerà un'icona del sesso, a 16 anni sceglie di andare a vivere da sola.
Due anni dopo, studentessa modello di filosofia, femminista anticonformista e fresca sposa di un insegnante, decide di iniziare una carriera come performer nel cinema hard e diventa un personaggio: Ovidie. La famiglia protesta, si preoccupa, ma la sua determinazione e il suo rigore - "niente droga, solo sesso protetto, niente sesso anale, perché è una cosa intima" - ne vince le resistenze. Comprese quelle del marito.
Solo un anno da attrice e Ovidie, a 19 anni, decide di iniziare la carriera da regista, "per cambiare quel porno mainstream" e misogino che non le piace. Questo, in breve, è stato il mondo di Ovidie. Da allora sono passati dieci anni. Dal 2005 Ovidie non fa più l'attrice hard e lavora solo come regista - continuando però a recitare in pellicole d'autore come il film danese All about Anna, prodotto dalla Zentropa di Lars von Trier.
In Francia Ovidie - occhi e capelli corvini che le sfiorano la pelle bianca, un piercing sulla bocca e lo charme della donna sicura delle proprie scelte - è diventata un personaggio famoso e ricercato. Anche per gli otto libri che ha scritto, tra cui quel Porno Manifesto che nel 2003 l'ha portata sulla copertina del Times Magazine e in rotta di collisione con le femministe europee, per i loro "troppi luoghi comuni sul porno". L'ho incontrata un mese fa, alla quarta edizione del Festival del cinema porno indipendente di Berlino, dove si trovava per presentare il suo ultimo film, Histoire de sexe(s).
(Continua)
24 Nov 2009 - posted by
Matteo Alviti
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Aria di casa
E' un po' che mi sento a casa. Almeno, più di prima, complice un tempo da novembre romano, sempre sopra i 10 gradi, oggi addirittura 15. E a volte pure assolato. Ma c'è di più.
Ha iniziato a farmi sentire a casa lo Spiegel, con un articolo un po' repubblichino (nel senso di Repubblica giornale o di Salò, fate liberamente riferimento a chi preferite) sugli equilibri di potere in seno alla Linke, sul futuro di Lafontaine - attuale presidente populista e bestia nera della Spd - a cui veniva pruriginosamente attribuita una relazione torbida con una giovane compagna di partito, la "bella comunista" Sahra Wagenknecht.
Hanno continuato tutti gli altri organi di stampa, quando Oskar "il rosso" ha annunciato di avere un cancro, operato con successo giovedì scorso, e si è scatenato il toto successione, con Lafontaine ancora da seppellire. Politicamente, si intende.
Si è superato il solito Focus, il nostro Panorama
(Continua)
22 Nov 2009 - posted by
Matteo Alviti
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Sciopero degli affetti per il muro nel Mediterraneo
Artisti... A volte non li capisco. A volte mi sembra che non capiscano loro. Qui però alzo le mani.
Maksim odia il crimine che il governo italiano sta perpetrando contro i disperati che tentano di arrivare nella fortezza europa e qui a Berlino si è inventato, con un collettivo di artisti, una Aktion originale e di grande effetto.
Io sono italiano e dunque in parte responsabile di quello che fa il mio governo. E allora Maksim che fa? Entra in sciopero dei sentimenti con i suoi amici italiani, tra cui me, nonostante io viva altrove. Mi toglie l'affetto.
E' la prima volta che qualcuno sciopera contro di me. E la cosa mi ha spiazzato. Come reagire? Cerchi comunque il contatto, fai finta di niente, reagisci stizzito. Ma poi il pensiero di quella mancanza inizia a scavarti un buco nell'anima. E io alla mia anima ci tengo.
E allora inizio a pensare che Maksim e le sue follie abbiano fatto centro. Che lo sciopero dei sentimenti è una cosa durissima ma efficace. E che le morti nel Mediterraneo mi riguardano più di quanto non pensassi ieri.
E ora, che fare? Ancora non lo so. Intanto scrivo questo post e ringrazio pubblicamente il mio amico e collega Gabriele Del Grande, che dal 1988 con il suo Fortresse Europe sta facendo un lavoro eccezionale per la vita di tanti dimenticati. (Scusa Gabriele se ancora non sono riuscito a lavorare efficacemente per te e il tuo progetto...)
E 'fanculo Maks. Fanculopensiero...
11 Nov 2009 - posted by
Matteo Alviti
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Un Muro di carta
Quando il muro di Berlino è franato sotto il peso degli insuccessi del socialismo reale, Klaus Steiner era in India. "Sono stati alcuni amici indiani ad avvertirmi".
L'idea di raccontare la sua esperienza nei mesi che seguirono quell'evento gli accende gli occhi. Ci accoglie nella sua stanza della scuola di giornalismo Klara, che ha fondato proprio nel cuore del quartiere multietnico berlinese di Kreuzberg. Klaus Steiner conosce i limiti e la differenza tra la stampa di regime e quella che si usa definire libera. Ne ha fatto esperienza in prima persona.
Klara è la sua ultima figlia, ma alle spalle Steiner, nato nell'ovest della Germania, ha una lunga carriera: prima giornalista - è stato, tra l'altro, vicedirettore del Berliner Zeitung -, poi riorganizzatore di media e docente di giornalismo. Dal 1992 al 2003 è stato direttore della Henri Nannen di Berlino, la scuola del più grande gruppo editoriale europeo, la Grünen+Jahr (G+J) e del settimanale die Zeit.
Nell'89 era vicedirettore della prestigiosa scuola di Amburgo. "Qualche tempo dopo la caduta del muro abbiamo invitato da noi alcuni giornalisti dell'est". E' stata l'occasione per capire quanto lo stesso lavoro possa essere diverso: "La differenza fondamentale è che in Occidente il compito della stampa è quello di informare, dare le notizie in maniera più neutrale possibile per permettere di farsi un'opinione. Nei sistemi socialisti la notizia diventa uno strumento per qualcos'altro: la formazione dell'uomo socialista".
(Continua)
08 Nov 2009 - posted by
Matteo Alviti
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Investimenti alternativi
Aprirà all'inizio del prossimo anno, in Germania, la prima filiale della Kuveyt Türk, una banca completamente conforme alla sharia, la legge islamica.
Per ora l'istituto ha ottenuto solo una licenza limitata. Potrebbe però essere il primo passo di un'espansione già vista in altri paesi, come la Gran Bretagna.
Il sistema bancario islamico non permette di fare profitti sul denaro, a cui non è riconosciuto un valore intrinseco. Niente interessi, dunque, né investimenti in società che fanno profitti con tabacco, alcol, carne suina, gioco d'azzardo, armi e pornografia. Per guadagnare in modo lecito si deve partecipare al rischio d'impresa.
Il bacino d'utenza potenziale per tali prodotti è enorme: nel mondo ci sono un miliardo e mezzo di musulmani con un patrimonio stimato in 2.400 miliardi di dollari. Ad oggi solo 700 miliardi di dollari sono investiti secondo le regole della sharia, con una crescita annua del 15-20%.
L'istituto turco-kuwaitiano punta ora ai quattro milioni di musulmani tedeschi. Ma non solo: la crisi finanziaria rende le forme di investimento alternative attrattive per tutti.
31 Oct 2009 - posted by
Matteo Alviti
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