Discorsi che durano nel tempo
Lo scrittore britannico Steven Poole analizza le differenze tra scrivere un post, un articolo o il capitolo di un libro. Cambia il tempo a disposizione e il rapporto con i lettori.

Abbiamo ancora bisogno dei libri? Alcuni lettori del mio blog hanno posto l'accento sul successo economico di molti blogger e credono che quella sia la strada del futuro: gli scrittori dovrebbero smettere di scrivere i libri per intero prima di cercare di venderli perché oggi esiste la pubblicazione istantanea sul web, più immediata e all'avanguardia. Ma che ne sarà così della qualità della scrittura?
Credo che i blog siano un ottimo strumento per discutere sui temi di stretta attualità. Quelli che ammiro di più spesso sanno confutare le posizioni ufficiali in modo brillante, con analisi approfondite e battute divertenti. Ma non ho dubbi: scambierei all'istante tutto quello che ho letto nella blogosfera nell'ultimo anno per una copia del magnifico libro di Denis Johnson Tree of smoke.
C'è un motivo per cui un futuro Denis Johnson non pubblicherà mai un capolavoro a puntate su internet? Secondo me sì, e dipende da una combinazione di tecnologia, struttura sociale e capacità di durare nel tempo. Visto che scrivo libri, articoli e post, vorrei raccontarvi la mia esperienza personale.
Tagliare, tagliare, tagliare
Quando scrivo un libro ho a disposizione mesi o anni. Raccolgo parole in capitoli che poi rileggo, taglio e faccio leggere ai miei amici perché li smontino senza pietà. Ci rimango malissimo a ogni critica, poi capisco che avevano ragione e correggo di nuovo. Poi mando tutto a un copy editor che passa il libro al setaccio e mi fa notare che uso la parola "così" troppo spesso. Rileggo tutto, inserisco le ultime correzioni e il libro va in stampa. A quel punto entrerà a far parte della British library e ci rimarrà per molto tempo. Se ho fatto un errore veramente imbarazzante potrò correggerlo solo nella ristampa, sempre che ce ne sia una.
Quando scrivo un articolo ho a disposizione ore o giorni. Scrivo il doppio del necessario e poi taglio fino a che non raggiungo il numero di parole stabilito. A quel punto lo mando al giornale e forse un editor mi chiamerà per farmi un paio di domande, permettendomi di chiarire una frase o di correggere un refuso. Se ho fatto un errore veramente imbarazzante sarà segnalato nelle correzioni del numero successivo, ma non tutti quelli che avranno letto l'articolo originale leggeranno la correzione.
Quando scrivo un post ho a disposizione ore o minuti. Il caffè entra in circolo e le mie dita diventano velocissime. Nessuno lo vede finché non clicco il tasto "pubblica" e comincio a controllare ossessivamente il traffico sul sito. Se ho fatto un errore veramente imbarazzante qualcuno lo sottolineerà nei commenti, con più o meno ostilità o sarcasmo. Per me il senso di un post non è spaccare il capello, ma provocare una discussione interessante.
Come avrete capito, uso la massima cura quando scrivo un libro: in quel caso non posso sbagliare e il contributo di tutte gli occhi che rileggono il testo è fondamentale. Questa è solo la mia esperienza personale e forse molti blogger dedicano grande attenzione alla revisione di un post. Le distinzioni sono fluide, e lo sono sempre state: si dice che Dostoevskij abbia scritto Il giocatore in soli ventisei giorni per pagare i debiti di gioco. Charles Dickens, invece, pubblicava i suoi libri a puntate sui giornali e poi non cambiava quasi nulla nelle edizioni rilegate.
L'idea che oggi i blog possano accantonare altre forme di scrittura è paragonabile a quella di un autore settecentesco che scriveva solo pamphlet senza pubblicare satire o romanzi. Forse il libro così come lo conosciamo sarà un fenomeno storico effimero, basato su una particolare tecnologia, durato solo mezzo millennio. Se così fosse lo rimpiangeremo. Le conversazioni tra blogger durano ore o giorni, ma le conversazioni tra i libri possono durare secoli.
Steven Poole è uno scrittore, compositore e giornalista britannico. Ha scritto Unspeak (2006) e Trigger Happy (2000). Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Fugitive pieces.
30 Apr 2008 - posted by
Internazionale

Commento di Claudio
Un libro e' lungo un post e' corto, bene.
Supererei pero' il fraintendimento (e anche qui senza doppi sensi) che una cosa per essere bella debba anche durare nel tempo. Uno sguardo d'intesa scambiato in metropolitana e' effimero e bello come tutte le storie d'amore.
Piu' che i libri, a parlarsi (e parlarci) nei secoli dei secoli amen sono i loro personaggi (Pinocchio, Ettore, Don Giovanni, Ulisse, Don Chisciotte, Mafalda). Questi, usciti spesso involontariamente dalla penna dell'autore, se ne vanno a spasso per i fatti loro dimentichi del libro (o post) che li ha generati.
Ciao
Commento di Gallo
Non credo la differenza stia nella "durata" di un post o di un libro. Un post eccezionale potrebbe durare molto, allo stesso modo di un aforisma interessante. Molti post assieme possono dare vita ad un libro.
E ciò che dura di un libro non è tanto lo stampato in se, ma il concetto che porta, che in qualche modo si diffonde tra le persone che leggono il libro.
La differenza, se esiste, risiede probabilmente ormai solo nella accessibilità. Non devo pagare per leggere un post, ma non devo neanche uscire di casa per andare ad acquistarlo.
In questo momento di liquidità postmoderna l'unica cosa che separa i due "mezzi" è soltanto la concezione che ne si ha, ovvero sia la facilità di accessibilità e la relazione con il mezzo. Se e quando tutti i libri saranno digitali questa barriera cadrà, infatti, cosa distinguerà più un libro, fatto di capitoli, da un blog fatto di post?
Commento di tiberio
Ma non ho dubbi: scambierei all'istante tutto quello che ho letto nella blogosfera nell'ultimo anno per una copia del magnifico libro di Denis Johnson Tree of smoke.
Commento di faustoTorpedine
La materialità del libro mi sembra (ancora) la discriminante, il fatto che una volta acquistato sia portatile, lo si possa regalare o prestare, sia tramandabile, si possa mettere nella stufa se fa freddo.
Io comunque scambierei qualche post che ho letto nell'ultimo anno con alcuni libri che non riesco a leggere da anni.
Commento di tiberio
che ne dite se smettessimo (ogni tanto) di inserire delle parole (tra parentesi) come se fossimo tra i sommari di quelle riviste (più o meno patinate) che non riescono a dirci una frase per intero? Senza pause, intendo. Per ascoltare una frase spedita, che abbia un inizio, una fine e niente pause.
Commento di Claudio
Ok, niente pause e Poole mi fa invidia; pero' contesto la sua l'idea che se una cosa dura nei secoli sia migliore di una cotta e mangiata. Poi gli contesto l'idea che gli autori sappiano veramente determinare quello che dicono in un libro o in un post.
Le cose migliori sono spesso ineffabili e involonatrie, come Omer Simpsono che si intorcina la testa per seguire il movimento di un giraarrosto.
Neanche io ho dubbi: non cambio http://zoro.blog.excite.it/ col romanzo che scriveranno sulla crisi della mia generazione. Straparlo.
Ciao
Commento di shente
A parte i blog di pura informazione, mi pare che sia proprio la scrittura del blog a essere imparagonabile con quella di periodici a stampa o libri.
La scrittura del blog ha dei caratteri di oralità, la sua distanza con la vita si riduce, è più superficiale per alcuni versi, per altri va impensabilmente a fondo, si misura su terreni più impervi e ha molta più libertà formale... a volte non ha nemmeno una forma.
Commento di dishente
...a meno che uno non legga abitualmente baricco.
Commento di eva
Libri, libri e ancora libri!
http://WWW.MYPINKNIRVANA.ORG
;)
Commento di robertino
I generi letterari sono infiniti.
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