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Se Time ha inserito una blogger tra le cento persone più influenti del mondo ci sarà un motivo
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Tanti cervelli, una sola opinione
Spesso ci circondiamo di persone che hanno il nostro stesso bagaglio culturale, sociale ed economico. Ma parlare solo con chi la pensa come noi è una trappola, scrive Ethan Zuckerman.

Un articolo di Ethan Zuckerman


Su internet c'è stata una breve ma affascinante discussione intorno al concetto di homophily. La giornalista Amy Gahran ne ha parlato sul suo blog dopo aver ascoltato una mia intervista su Radio Open Source.

Tom, un educatore che vive e lavora ad Ankara, è intervenuto con una storia commovente sull'apprendimento che gli aveva raccontato un collega guatemalteco.

La blogger Michele Martin ha sollevato il dubbio che internet sia una fonte di homophily e che possa renderci tutti più stupidi. E il mio collega David Sasaki ha osservato che difficilmente le persone si appassionano alle storie arrivate dai paesi in via di sviluppo.

Adoro quando le persone intelligenti sviluppano un'idea che avevo in mente già da un po'. Personalmente ho scoperto la parola homophily sul blog di Nat Torkinton, grazie al quale ho letto uno splendido articolo di Shankar Vedantam intitolato "Perché tutti quelli che conosci la pensano come te".

In sintesi, la parola homophily esprime l'idea che ogni simile ama i suoi simili o, per dirla in altri termini, che spesso gli esseri umani si circondano di persone con il loro stesso bagaglio culturale, economico e religioso. La parola non è nuova: è stata coniata da Paul Lazarsfeld e Robert Merton nel 1954 in un saggio intitolato Friendship as a social process, ma non ha mai preso piede.

Cercandola su Google otterrete circa 60.000 risultati, più o meno quanto un'altra delle mie parole preferite: esterofilia. Sono convinto che per affrontare le sfide e le opportunità del ventunesimo secolo sia fondamentale capire cosa pensano le persone che abitano in altre parti del mondo.

Filtraggio collaborativo
La nostra conoscenza di culture diverse è fortemente mediata: è solo da poco che la maggior parte di noi ha la possibilità di viaggiare all'estero e molti americani conoscono posti come la Nigeria solo attraverso i giornali, i film e lo spam che ogni giorno intasa la loro posta elettronica.

Tutto quello che sappiamo sul mondo in genere è quello che ci raccontano i mezzi d'informazione, e bisognerebbe interrogarsi sulla loro affidabilità. Sempre più spesso si sente parlare di crisi del giornalismo. Nel 2001 il giornalista e premio Pulitzer David Shaw faceva notare che la copertura estera negli Stati Uniti si era ridotta dell'ottanta per cento durante gli ultimi quindici anni, a causa di fattori economici e sociali.

Citava uno studio del 1998 della University of California di San Diego, secondo cui le notizie internazionali erano diminuite drasticamente dal quindici al due per cento.

Internet sta cambiando le cose: invece di incontrare le persone attraverso il filtro dei mezzi d'informazione, oggi possiamo raggiungerle direttamente grazie a blog, video e foto. Non dobbiamo più aspettare la Cnn per avere notizie sul Bangladesh o sul Brasile, perché probabilmente qualcuno sta già scrivendo online da lì. Ma potremo scoprire queste voci brasiliane, bengalesi e bulgare solo se andremo a cercarle.

Questo nuovo "disordine digitale", come lo chiama David Weinberger, richiede nuovi sistemi che ci permettano di orientarci. Alcuni sistemi fanno affidamento su delle guide di fiducia: i giornalisti di cui ci fidiamo e che ci aiutano a uscire dal caos delle notizie. Altri preferiscono l'intelligenza collettiva delle persone e la loro capacità di segnalare articoli, come nel caso di Digg e Reddit.

I sistemi che si basano su un network sono profondamente affetti da homophily: ci chiedono quali sono gli argomenti che ci interessano di più, trovano altre persone che hanno i nostri stessi interessi e ci consigliano i loro argomenti preferiti.

Questa tecnica si chiama "filtraggio collaborativo" ed è sempre più usata per scovare informazioni.

Ma può essere una trappola: dite a Netflix che vi è piaciuto il film I signori della truffa e il sito troverà altre persone a cui è piaciuto (molte saranno, come voi, degli appassionati di tecnologia non più giovanissimi), suggerendovi altri film che hanno apprezzato. Le segnalazioni saranno senz'altro utili, ma poco stimolanti.

Anche altri sistemi più semplici hanno lo stesso problema: un sito come Reddit è frequentato soprattutto da lettori giovani, che lavorano in settori tecnologici e tendono politicamente a sinistra. Se vi affidate a loro per informarvi, difficilmente sentirete parlare di paesi in via di sviluppo, partiti di destra o temi che non riguardano la tecnologia.

Secondo il professor Cass Sunstein, questo sistema è polarizzante. Nel suo libro Infotopia cita uno studio in cui si dimostra che discutere di politica con persone che la pensano allo stesso modo ci spinge su posizioni più estreme.

Sempre secondo Sunstein, internet facilita la condivisione di informazioni con persone che hanno le stesse idee e questo, in un contesto politico, potrebbe rivelarsi un fatto negativo.

Sorprese incredibili
La mia teoria, invece, è molto meno persuasiva ed elegante e può essere riassunta nell'aforisma: "L'homophily ci rende stupidi". Parlando solo con persone che la pensano come noi rischiamo di non cogliere sviluppi, cambiamenti e opportunità importanti.

Io stesso sono stato vittima di questa trappola: nel 2004 sono rimasto così sconcertato dai risultati delle elezioni presidenziali che ho invitato qualche repubblicano a bere una birra con me per spiegarmi le sue idee (solo uno ha accettato. Grazie, Ian). Se il concetto di homophily ci confonde le idee sulla politica del nostro stesso paese, immaginate quanto potrebbero essere sbagliate le nostre idee sull'Egitto, sul Pakistan o sulle Figi!

Nat Torkinton sostiene che chi progetta i software dovrebbe prima decidere se l'homophily è un fattore positivo o negativo. Se lo scopo di un sito è ampliare l'universo informativo, l'homophily rappresenta un errore e gli autori dovrebbero includere raccomandazioni "meno pertinenti ma probabilmente più interessanti".

Secondo Torkinton, bisognerebbe anche trovare il modo per creare delle "piacevoli sorprese" destinate ai lettori: la cosiddetta serendipità. Anche questa è una parola affascinante. È stata coniata nel 1874 da Horace Walpole, un giornalista e scrittore britannico.

Walpole si riferiva alla fiaba persiana I tre principi di Serendippo, e in particolare ad alcuni personaggi che "un po' per caso, un po' per spirito d'osservazione, scoprivano cose molto interessanti che non stavano affatto cercando".

Serendippo era il nome persiano per Ceylon, l'attuale Sri Lanka: è sempre piacevole scoprire che un concetto come serendipità ha origini globali. Ma la serendipità non è semplice: una cosa è sorprendere qualcuno, un'altra è sorprenderlo in modo utile.

È anche un concetto difficile da definire. Recentemente con David Weinberger ci siamo chiesti in quali casi si può parlare di serendipità: andare in libreria per cercare un libro, trovarlo e rendersi conto che in realtà non è molto interessante, e poi scoprire che due libri più in là c'è proprio quello che stavamo cercando?

Leggere un articolo che apparentemente non ci interessa solo perché il redattore lo ha messo in prima pagina, nel punto che Dan Gillmor chiama "l'angolo della serendipità"? La serendipità è importante perché spinge le persone a interessarsi di notizie che riguardano i paesi in via di sviluppo.

Sono convinto che esistano tre modi per far interessare i lettori a paesi come la Somalia.

• La paura: è un paese senza governo e pieno di musulmani arrabbiati. Se non facciamo attenzione, ignoreremo il prossimo focolaio di terrorismo.

• Il senso di colpa: in Somalia la gente sta morendo. Se la situazione dovesse sfuggirci di mano, assisteremmo all'ennesimo genocidio.

• Gli affari: ok, la Somalia è nel caos, ma lo sapevate che la Somali Telecom sta facendo una fortuna nel nord del paese?

Broccoli e cioccolata
Tutto questo mi fa venire in mente il libro di Melissa Rossi What every american should know about the rest of the world. Sembra scritto apposta per tutti quelli che, a un cocktail, non saprebbero localizzare su una carta geografica il paese che all'improvviso finisce al centro della conversazione.

Ma voler evitare i momenti di imbarazzo, secondo me, non è un motivo sufficiente per interessarsi alle questioni internazionali. Da tempo sostengo che esiste un modello diverso: l'esterofilia.

Ci sono persone veramente affascinate dalla complessità e dalle differenze del mondo. Alcune sono dei "nomadi globali", persone cresciute in un paese ma che hanno radici diverse. Altre vivono, lavorano o amano persone in paesi culturalmente diversi dal loro.

In un mondo globalizzato gli esterofili hanno più strumenti per affrontare la complessità: coltivare l'esterofilia non dovrebbe essere solo una spinta personale, ma una strategia educativa nazionale. Anche l'esterofilia, però, è una cosa complessa: un conto è dire "dovrei davvero interessarmi alla situazione in Somalia", un altro è farlo sul serio.

Joi Ito lo ha definito il "problema dell'interessamento", cioè la difficoltà a interessarsi sul serio alle persone e alle notizie che provengono da altre parti del mondo.

Al Berkman center discutiamo la questione in termini di broccoli e cioccolata. Tutti sappiamo che dovremmo mangiare i broccoli perché fanno bene alla salute, ma la cioccolata è così buona! La serendipità spezza il paradigma broccoli/cioccolata e ci fa trovare all'improvviso i broccoli mentre cercavamo la cioccolata.

Non si rivolge esclusivamente al cittadino globale: ti fa scoprire per caso un dibattito sull'identità giapponese e la politica asiatica mentre cercavi un articolo sui lottatori di sumo.

Sono questi, più o meno, i pensieri che ho in testa in questo momento, mentre cerco di capire se potrebbero diventare l'idea per un libro. In particolare mi chiedo: le persone etnograficamente e psicograficamente simili usano gli stessi mezzi d'informazione?

Leggiamo entrambi il New York Times perché siamo liberal, o siamo liberal perché leggiamo tutti e due il New York Times? Avere le stesse fonti d'informazione porta alla polarizzazione del dibattito, come sostiene Sunstein? E come nasce la serendipità? Può essere generata algoritmicamente?

Mi piacerebbe ricevere suggerimenti, critiche e risposte da parte vostra, sia da chi già partecipa alla discussione, sia da chi per ora si è limitato a seguirla.

ethan zuckerman è fellow del Berkman center for internet and society. Nel 2004, insieme a Rebecca MacKinnon, ha fondato Global Voices, un network di blogger da tutto il mondo. Ha vissuto un anno in Ghana e ora vive in Massachusetts con sua moglie. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Homophily, serendipity, xenophilia.

Altri articoli di Ethan Zuckerman pubblicati da Internazionale:

Ascoltare il mondo da una finestra
La globalizzazione in una scatola
I vantaggi dell'ambiguità
Il folle mercato dell'acqua in bottiglia


08 May 2008 - posted by Internazionale



Commento di smark
Trovo il concetto di serendipity, nonchè la sua origine, a dir poco affascinante.
Scoperto un giorno non ricordo più perché, ma navigando in internet alla ricerca ovviamente di qualcos'altro.
E mi viene di coniugarlo alla frase di gregory bateson che dice "l'informazione è la percezione di una differenza".
ciao sonia

Commento di Chiara
Secondo me ci sono due cose che salvano dal rischio di piattezza legato all'homophily: i viaggi e l'ascolto, tutto inteso come ciò che può produrre apertura, disponibilità e attenzione all'altro.

Commento di Costantino
Sono d'accordo con Chiara. Solo la voglia personale di andare incontro a chi la pensa diversamente, magari conoscendo altri popoli e culture, può salvarci dall"homophily".

Commento di Chiara
In fondo gli altri, qualunque sia il significato di questa parola, sono la realtà più interessante che può capitarci di incontrare.

Commento di alessandro
suggerisco di tradurre homophily con omofilia, a dispetto di chi ha già deciso di attribuire il termine a matrice prettamente sessuale.
è un modo sociale di essere introversi, dunque patologico... viva l'e(s)terofilia, viva la larghezza di vedute e splendida serendipity:)

Il post è chiuso.

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