Ascoltate i discorsi delle città
Ogni metropoli manda dei messaggi: dovresti vivere meglio, dovresti essere più ricco o leggere di più. Il posto in cui abbiamo scelto di vivere rivela le nostre ambizioni, scrive Paul Graham.

Le grandi città attirano le persone ambiziose. Passeggiando per le strade ti rendi conto che, in modo più o meno sottile, la città manda dei messaggi: potresti fare di più, dovresti impegnarti più a fondo.
Ogni città ha un tono diverso. New York ti dice soprattutto una cosa: devi fare più soldi. Ovviamente dice anche altro (devi essere più alla moda, devi curare di più il tuo aspetto), ma il messaggio più esplicito è che devi essere più ricco.
Quello che mi piace di Boston o di Cambridge è che lì il segnale è diverso: devi essere più intelligente, devi assolutamente leggere tutti quei libri che avevi deciso di leggere. Quando ti chiedi che tipo di messaggio ti manda una città, la risposta può essere sorprendente.
Per quanto la Silicon Valley rispetti i suoi cervelli, il messaggio che invia è: devi avere più potere. Ovviamente il potere è importante anche a New York, ma New York si lascia impressionare da un miliardo di dollari anche se li hai solo ricevuti in eredità. Nella Silicon Valley nessuno ci farebbe caso, tranne forse qualche agente immobiliare.
Quello che conta nella Silicon Valley è l'impatto che hai sul mondo. La gente si interessa a Larry Page e a Sergey Brin non perché sono ricchi, ma perché controllano Google. E Google ha un potere immenso.
Sbirciare tra le finestre
Questi messaggi sono molto importanti. Forse pensate che con la forza di volontà si può fare tutto e che il posto in cui viviamo non ha molta importanza, ma la storia ci insegna che non è così.
Le persone che hanno fatto grandi cose spesso erano concentrate in pochi posti dove, in quel preciso momento, altre persone facevano cose altrettanto grandi. Ecco perché ho riflettuto a lungo su dove andare a vivere.
Credevo che Berkeley sarebbe stato il posto ideale, perché è un po' come Cambridge ma con un clima migliore. Poi ho provato a viverci e mi sono ricreduto. Il suo messaggio è: dovresti vivere meglio.
Berkeley è una città molto civile e probabilmente è il posto in America dove un cittadino del nord Europa si sentirebbe più a casa, ma di certo non scoppia di ambizione. Ripensandoci, non è sorprendente che un posto così piacevole attiri persone interessate soprattutto alla qualità della vita.
Cambridge con un clima migliore non sarebbe più Cambridge. La gente deve fare dei sacrifici per vivere lì: è una città cara, un po' sporca e spesso il tempo è brutto. Chi decide di abitarci lo fa per circondarsi di persone intelligenti.
Per questo Cambridge ha l'aspetto di una città che ruota intorno alle idee, così come New York ruota intorno alla finanza e la Silicon Valley ruota intorno alle start up.
In realtà più che di città stiamo parlando di agglomerati di persone. In questo senso New York è una tipica metropoli, Cambridge è solo una parte di una città e la Silicon Valley non è neanche questo (San Jose non è la capitale della Silicon Valley, come a volte vorrebbe far credere. Sono solo 200 chilometri quadrati inclusi in una delle sue estremità).
Una delle cose più affascinanti di Cambridge è camminare per le strade al tramonto, quando si riesce a vedere dentro le case. Passeggiando di sera per Palo Alto si vede solo il bagliore azzurro delle tv. A Cambridge, invece, si vedono scaffali pieni di libri dall'aspetto invitante.
Una città parla di sé in modo casuale, attraverso le cose che vedi dalla finestra, le conversazioni che ascolti per caso. Non sono cose che devi andare a cercare, perché tanto non le puoi evitare.
Interessarsi agli altri
Una mia amica, che si è trasferita nella Silicon Valley alla fine degli anni novanta, mi ha detto che la cosa più brutta di vivere lì era la scarsa qualità delle conversazioni ascoltate per caso.
All'epoca ho pensato che fosse un po' eccentrica: origliare i discorsi degli altri sarà pure interessante, ma davvero può influenzare la scelta del posto in cui vivere? Oggi capisco cosa voleva dire: le cose che ascolti per caso ti dicono in mezzo a che tipo di persone ti trovi.
Per quanto si possa essere determinati, è difficile non subire l'influenza di chi ci circonda. Il problema non è fare quello che la città si aspetta da noi, ma non scoraggiarsi quando le cose che per noi hanno una grande importanza non interessano a nessuno.
Tra incoraggiamento e scoraggiamento c'è lo stesso squilibrio che c'è tra guadagnare e perdere denaro. La maggior parte delle persone sopravvaluta il valore negativo del denaro: lavora molto di più per evitare di perdere un dollaro che per cercare di guadagnarne uno.
Allo stesso modo c'è un sacco di gente abbastanza forte da decidere di non fare una cosa solo perché la stanno facendo anche tutti gli altri, ma solo pochi sono così determinati da impegnarsi a fondo per qualcosa che lascia tutti indifferenti.
Non tutte le città mandano un messaggio: lo fanno solo quelle che sono l'epicentro di un qualche tipo di ambizione.
Per capire esattamente una città bisogna viverci. Conosco il messaggio di New York, Cambridge e della Silicon Valley perché ci ho vissuto a lungo, mentre non sono sicuro di interpretare bene i segnali di altri posti.
A Los Angeles la cosa più importante sembra essere il successo: è fondamentale far parte di una lista esclusiva di persone famose, o perlomeno essere amici di chi ne fa parte. A Washington conta soprattutto chi conosci: bisogna far parte del giro. Quindi, in pratica, funziona come a Los Angeles.
In questo momento il messaggio di San Francisco sembra lo stesso di quello di Berkeley: devi vivere meglio. Le cose però cambieranno se le start up si trasferiranno in massa a San Francisco, perché vorrà dire che il centro di gravità della Silicon Valley si è spostato.
Parigi una volta era un grande centro intellettuale. L'anno scorso ho provato a viverci e ho capito che le sue ambizioni non sono di tipo intellettuale. Il messaggio di Parigi oggi è: devi avere stile. È l'unica città in cui ho vissuto dove la gente si appassiona sinceramente all'arte. In America solo pochi ricchi comprano opere d'arte, e anche i più sofisticati raramente sanno qualcosa oltre il nome dell'artista.
A Parigi, invece, guardando dentro le case al tramonto scopri che le persone capiscono veramente l'importanza di un quadro. Sul piano visivo, i discorsi che si ascoltano per caso a Parigi sono i migliori in assoluto.
Finora i messaggi che ho colto nelle diverse città riguardano la ricchezza, lo stile, la bellezza, il potere, l'intelligenza, lo status sociale e la qualità della vita. Provo un vago senso di nausea di fronte a questo elenco.
Ho sempre pensato che l'ambizione fosse una cosa positiva, perché la consideravo solo rispetto alle cose che mi interessano. Quando fai un elenco di tutte le ambizioni delle persone ambiziose, invece, ti rendi conto che non è poi una caratteristica così bella.
Nell'elenco ci sono un paio di voci sorprendenti alla luce della storia. Cento anni fa, per esempio, la bellezza fisica non ci sarebbe stata (anche se forse ci sarebbe stata 2400 anni fa). È sempre stata importante per le donne, ma solo alla fine del ventesimo secolo ha cominciato a esserlo anche per gli uomini. Il potere economico forse sarebbe rientrato nell'elenco anche cento anni fa, ma il suo significato oggi sta cambiando.
Un tempo voleva dire controllare vaste risorse umane e materiali, oggi consiste sempre di più nella capacità di dirigere il corso della tecnologia. Alcune persone che si trovano in questa posizione non sono neanche ricche (per esempio i leader dei più importanti progetti open source).
Sentirsi a casa
Chiunque voglia fare qualcosa di importante non deve per forza vivere in una grande città: per alcuni lavori basta una manciata di colleghi di talento. Le città sono importanti perché permettono di raggiungere un pubblico e aprono un canale verso i propri simili.
Nessuno di questi due elementi è essenziale in campi come la matematica o la fisica, dove tutto quello che serve è un dipartimento con i colleghi giusti. È in campi come l'arte, la scrittura o la tecnologia che è importante far parte di un ambiente più ampio.
In questi casi l'eccellenza non si concentra in pochi dipartimenti universitari e laboratori di ricerca: in parte perché il talento è più difficile da individuare, in parte perché la gente paga per queste cose, quindi non c'è bisogno di insegnare o di raccogliere fondi per mantenersi.
È in questi settori più caotici che vivere in una grande città fa la differenza: hai bisogno di sentire che le persone intorno a te s'interessano a quello che fai e, dato che devi trovare da solo il modo di raggiungere i tuoi simili, ti serve un bacino di partenza molto più grande.
Per sfruttare i vantaggi di una grande città non è necessario viverci per tutta la vita. Gli anni critici sono quelli dell'inizio e della metà della carriera. Non bisogna per forza crescere in una grande città e non è neanche molto importante frequentare l'università in una grande città.
Per la maggior parte degli studenti universitari, un mondo di poche migliaia di persone è più che sufficiente. È quando si fa il passo successivo che la grande città diventa importante per scoprire i propri simili e trovare l'incoraggiamento necessario. Una volta fatte queste cose, si può anche andare via. È il percorso tipico degli impressionisti: venivano quasi tutti da posti diversi della Francia, ma quello che li segnò fu il periodo trascorso insieme a Parigi.
A meno che uno non sia sicuro di quello che vuole fare e del posto in cui tutti gli altri lo stanno facendo, la scelta migliore è provare a vivere in posti diversi finché si è giovani. È impossibile capire il messaggio di una città, sempre che ne mandi uno, senza andarci a vivere.
Spesso le nostre opinioni sono sbagliate. Quando avevo 25 anni ho provato a vivere a Firenze, pensando che fosse la culla dell'arte: poi mi sono accorto di essere arrivato in ritardo di 450 anni.
Alcune persone sanno già a sedici anni che lavoro faranno da grandi. Altre sanno che vogliono fare qualcosa di speciale ma non hanno ancora deciso se diventare una rockstar o un neurochirurgo.
Se vi riconoscete in questa categoria, dovrete procedere per tentativi. E probabilmente solo dopo aver trovato la città in cui vi sentite a casa capirete qual è la vostra ambizione.
paul graham è un imprenditore e saggista britannico. Nel 2002 ha creato un algoritmo che ha ispirato i filtri antispam. Vive negli Stati Uniti. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Cities and ambition.
Altri articoli di Paul Graham pubblicati da Internazionale:
• Investire nonostante la crisi
• Nella lista delle cattive abitudini
• Le parole giuste per essere in disaccordo
• Il peso totale delle cose
12 Jun 2008 - posted by
Internazionale

Commento di fabio
Vorrei sapere a chi si rivolge.. chi è che da giovane si può permettere di vivere un anno qui uno lì?con che soldi?facendo che lavori?e come formandosi per un lavoro futuro che, come dice l'autore, spesso non sa neppure cosa sarà?Mi pare faccia un discorso elitario.
Commento di Guido
articolo molto interessante, fa riflettere sul significato della propria città.
Commento di lucia
Il messaggio di berlino...
puoi prenderti tutto il tempo che vuoi.
sospensione.
Commento di paco
illuminante... ora ho uno strumento in più per analizzare l'anima di una città
Commento di Alba
Caro Fabio, io vivo a Berlino da un anno e mezzo. È una cittá economicamente affrontabile, speriamo ancora per un po' :-) Io ho un percorso umanistico alle spalle, un po' precario, per quanto in ogni luogo c'é chi vuole imparare l'italiano, quindi al massimo si danno un paio di ripetizioni. Amici miei che hanno studiato ingegneria sfruttano le possibilitá che offrono grandi aziende: un periodo in cina piuttosto che a dubai, si lavora e si vede il mondo. Bisogna ingegnarsi un pochino, informarsi. Da casa non si riesce a prevedere tutto, basta essere convinti al 70% direi.
Commento di silvia
brava alba.
Commento di Enrico
mi ha fatto pensare che la percezione dell'ambiente in cui viviamo dipende solo in parte dalla sua situazione oggettiva: a Milano c'è chi crede che la città chieda stile, chi crede che chieda popolarità, chi crede che chieda persino maggiore coscienza ecologica!
Commento di silvia
roma è uguale: c'è chi crede che sia pericolosa! e invece è la città più tranquilla del mondo. la cosa più brutta che ti può capitare è incastrare il tacco in un sampietrino (neanche romperlo, solo incastrarlo).
Commento di Cia
Venite a Venezia: è talmente straordinaria che non vi sentirete mai alla sua altezza. E forse, tutto ciò che chiede, è solo di essere rispettata. Ma nessuno la ascolta.
Commento di pankh
stile, potere, denaro, intelligenza....
qualcuno sa dove sta di casa l'amore e la felicità?
forse non abitano più nelle città...
Commento di Marco
Caro Fabio, io te, noi che viviamo in questa piccola porzione di mondo che ci sembra tanto complicata ma che é mille volte meglio di tutto il resto, siamo - lo si voglia ammettere o no - la elite di questo pianeta, nel senso che abbiamo in dote una fortuna che a 3/4 di questo pianeta é impensabile...ci é concesso sognare, osare, muoverci e ,soprattutto, tornare indietro senza che questo sia un dramma...insomma provarci. Vivo a Berlino da due anni, ho fatto il cameriere, il volontario europeo in un asilo nido, il barista e lo stagista a gratis...ora ho un quasi lavoro e studio ad un master che mi piace...tu ci hai provato?
Commento di gianluca
... a voi Roma che dice?
A me dice: scappa!
Commento di Caterina
Grazie! Sì, grazie per aver dato un senso al mio girovagare di città in città. Bari, Firenze, Milano e ora Venezia. Il pretesto è sempre stato il lavoro, in realtà dopo al massimo cinque anni di permanenza in una città, sentivo che dovevo andare e così le circostanze mi spingevano altrove. Quando mi ritrovavo poi ad affrontare il difficile periodo dell'adattamento al nuovo ambiente, mi abbattevo e pensavo che non avrei mai concluso niente così. Ma oggi è bello ripensare a luoghi e odori, colori e sapori che conosco benissimo e in cui posso tornare ad immergermi con familiarità.
Commento di luisa
curioso...roma a me dice "ti amo"
Commento di sognosondesto
Penso che la mia città mi dica qualcosa quando la osservo da lontano, come un quadro di cui non riesci che a coglierne macchie di colore se sei troppo accostato.
E' Modena la mia città a volte troppo stretta, a volte cosmopolita nei mille volti e costumi che vengono dall'altrove. Certi giorni l'attraverso da turista, mi siedo sui gradini di qualche chiesa chiusa e guardo la gente passare.
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